Viviamo in un contesto internazionale instabile e pericoloso, nel quale stanno emergendo nuovi poteri. I Paesi europei sono indeboliti dalla crisi delle democrazie e dall’affermazione dei populismi. Per salvarsi, devono riscoprire i valori della solidarietà e riprendere la strada dell’integrazione politica.

Quest’anno il Festival Biblico ha dedicato una sessione all’Europa, organizzando martedì scorso una conversazione con Romano Prodi e Ilvo Diamanti, moderata da Alessandro Russello direttore del Corriere Veneto. Il tema proposto era “Presente e futuro dell’Europa” e l’ha affrontato per primo l’ex Presidente della Commissione europea, richiamando in premessa i cambiamenti in atto in molti sistemi politici ed anche nel nostro. Siamo nel mezzo di un passaggio epocale, in cui i sistemi democratici tradizionali sono entrati in crisi e si sta diffondendo una forte domanda di autorità. Succede negli Usa, in Cina, nelle Filippine, nel Bangladesh e vicino a noi in Turchia, Polonia, Ungheria. L’Italia è alla prova e per non perdersi deve cambiare il suo sistema elettorale, adottandone uno di tipo maggioritario per avere Governi stabili in grado di impegnarsi in politiche di lungo periodo. Lo stesso deve fare la Germania, che non può impiegare sei mesi per formare un Governo.

Di diverso avviso Diamanti. E’ vero che le democrazie sono in crisi, ma non si faranno soppiantare da regimi autoritari. Le tensioni in atto non porteranno al loro superamento, quanto piuttosto ad una loro mutazione. Il modello rappresentativo non funziona più perché sono in crisi i partiti e le popolazioni cercano di saltarli organizzandosi in movimenti, che chiamiamo populisti. Li vediamo all’opera fuori dai centri delle città, nelle periferie e nelle campagne. Negli Usa la Signora Clinton aveva i suoi presidi elettorali nelle metropoli e ha perso, mentre Trump si è affermato cercando consensi nell’America rurale e dei distretti industriali abbandonati. A Roma il Pd ha trovato voti solo al Parioli e a Prati, le zone centrali della migliore borghesia, mentre il resto della città ha preferito il M5S.

I due si sono poi trovati d’accordo su molti altri temi. Sui poteri emergenti, soprattutto. Fino ad un paio di decenni fa questi si chiamavano General Electric, Ford, Volkswagen, che hanno perso posizioni a favore di nuovi gruppi come Google, Amazon ed altri potenti intermediatori. Sono loro che si arricchiscono e acquistano potere, non chi fabbrica prodotti o eroga servizi. Nell’industria turistica, Booking guadagna molto di più dell’albergatore e così il mondo del lavoro tradizionale viene impoverito e spinto fuori gioco. Tutti questi potenti intermediatori sono americani o cinesi, nessuno è europeo. I partiti non presidiano più i territori e sono destinati a sparire, se non riescono a recuperare una presenza. Stiamo diventando una colonia e siamo avviati ad un declino, che ricorda quello della prima globalizzazione innescata dalla scoperta dell’America. Servivano nuove navi per solcare l’oceano, ma nessuno in Italia nemmeno Venezia ha provato a costruirle, mentre l’hanno fatto Spagna e Portogallo sfruttando i vantaggi della posizione geografica. L’Italia ha pagato un caro prezzo ed è scomparsa per quattro secoli dalle mappe del potere.

Attesa la domanda sull’euro. Prodi, uno dei padri, ha risposto che era un passo necessario per costruire l’Europa. Come ogni Stato, anche l’Unione Europea doveva avere la sua moneta ed il suo esercito. La moneta ce l’abbiamo dal 2002, ma non può continuare ad esistere senza un assetto istituzionale che la sostenga. A Francoforte c’è la Bce, che è un organo tecnico e coordina le Banche centrali, ma a Bruxelles non c’è nessuno. All’inizio del secolo, si è tentato di dare una Costituzione all’Europa che è stata tuttavia bocciata dai referendum del 2005 in Francia e Olanda. Siamo così tornati agli Stati nazionali, che si fronteggiano nel Consiglio europeo dove vale la legge del più forte, finora la Germania. L’anno scorso è emerso Macron che ha acceso molte speranze, ma adesso ci ha tradito andando a bombardare la Siria da solo, senza fare nemmeno una telefonata ai partner. Stiamo andando indietro e se continuerà così sarà una tragedia, perché singolarmente nel mondo non contiamo niente.

Inevitabile qualche accenno alla situazione politica italiana. Per Diamanti rispecchia ciò che gli italiani hanno voluto, dividendosi fra un 51%, che ha votato partiti a loro modo antisistema come la Lega ed il M5S, ed un 49% che ha votato ciò che resta dei vecchi partiti. Questi sono frammentati ed in crisi non solo in Italia, ma anche in altri Paesi come la Francia dove i socialisti sono crollati al 5% e i gollisti non sono nemmeno arrivati al ballottaggio. Macron si è affermato usando argomenti populisti e da ex banchiere si è paradossalmente dichiarato contro l’establishment.

Sull’immigrazione, Prodi ha distinto una componente indispensabile per bilanciare il calo demografico e fare lavori poco appetiti dagli italiani, da un’altra fuori controllo proveniente dall’Africa e dai territori in guerra. Per poter in qualche misura gestire questi flussi, sarebbe necessario che la Libia riacquistasse un minimo di stabilità politica, che al momento non si vede. Il risultato è che siamo soli di fronte ad un compito immane. La Francia e la Germania ci sono ostili, per non parlare dei Paesi dell’est, che rifiutano qualsiasi ipotesi di ripartizione di questi disperati. Sarà il dramma dei prossimi anni. Sarebbero necessarie grandi intese internazionali,  magari con la Cina che ha interesse a controllare il continente africano e a sostenere l’euro come moneta alternativa al dollaro. Ma al momento nessuno ne parla.

In chiusura, brevi flash sulla Russia, i Balcani, il Veneto e le sue banche. Perfino sul ciclismo, che tra mille cambiamenti non perde il suo fascino e rimane uno sport popolare. Anche se la domanda era fuori tema, Prodi ha risposto di amarlo ancora per la sua meravigliosa ed inutile fatica e di considerarlo per questo una metafora della vita.