La contemporaneità, volendo credere a quanto i giornalisti ci vendono, è afflitta da una crisi economica straziante, tant’è che qualsiasi professionista, dall’operaio all’avvocato, ha tremato ed è stato costretto a razionalizzare spesso notevolmente il proprio stile di vita: un solo impiego, tuttavia, non dovrebbe aver subito alcun danno: i tempi cambiano, infatti, ma la strampalata, ridicola realtà nella quale viviamo non può aver cessato di fornire spunti brillanti ai comici! È affiorato in questi giorni un caso dalla rilevanza internazionale e dalle conseguenze potenzialmente fatali: coinvolge la celeberrima ditta Volkswagen, rischia di determinare un tracollo finanziario terrificante, ma può essere contemplato anche attraverso uno sguardo pirandellianamente umoristico, ovvero sorridendo dolcemente e comprendendo al medesimo tempo la gravità indubbia ed innegabile correlata ad una situazione simile. Ordine, però! Ordine: è bene, infatti, riassumere sinteticamente i tratti salienti della vicenda, prima di trarre le conclusioni cui già si stava pervenendo! Dunque i fatti: è il 18 settembre 2015, ed EPA (United States Environmental Protection Agency) annuncia attraverso un comunicato che la casa automobilistica Volkswagen ha sfruttato un software illegale per aggirare dei controlli finalizzati ad analizzare la quantità di sostanze inquinanti rilasciate dalle vetture fabbricate dalla casa stessa. Volkswagen ha ammesso la truffa, ha venduto veicoli non conformi alle norme, e ora rischia sanzioni spaventosamente elevate: secondo alcune fonti, forse dovrà pagare una multa pari a diciotto miliardi di dollari! Le domande, allora, nascono immediatamente e pervase da un’inquietudine più che giustificabile: il colosso automobilistico fallirà? Che accadrà in Italia? Quanto è stato danneggiato l’ambiente? Molte sono le discussioni avviabili, molti gli spunti di riflessione sollevati dalla vicenda: trascurando, però, analisi puramente socio-economiche dei fatti, è possibile proporre, come si suggeriva in precedenza, anche un paio di riflessioni umoristiche, da cogliere con un amaro sorriso: il caso Volkswagen, infatti, segna un crollo degli stereotipi solitamente correlati al popolo tedesco, tradizionale emblema del rigore, dell’ordine, della correttezza: credere che Martin Winterkorn, amministratore delegato della casa, abbia lasciato accadere qualcosa di simile è difficile, ma la realtà non sembra negarlo. E allora è vero: la perfezione, a quanto pare, humanam non est! Al di là di stereotipi e relativi crolli, però, è un altro il lato più umoristico del caso: qualche anno fa Jean Todt e i vertici degli enti che organizzano l’annuale campionato mondiale di Formula Uno hanno deciso che, a partire dal 2015, le vetture sarebbero state dotate di motori parzialmente elettrici e caratterizzati da una cilindrata ridotta: tutto ciò in nome dell’Ambiente e della sua protezione. Il finale, tuttavia, è assurdo: venti vetture che percorrono i circuiti una volta ogni due settimane ora sfrecciano silenziosamente e attraggono assai poco i tifosi; decine di migliaia di auto usate quotidianamente, invece, hanno illegalmente inquinato il pianeta fino a poche settimane fa! Meglio che un comico sdrammatizzi: il lusus satirico è l’unica arma apparentemente efficace, ormai.