Il termine “cultura” deriva dal vocabolo latino “cultus”, participio passato correlato al verbo “colĕre”, che significa “coltivare”: la Cultura non corrisponde soltanto ad un insieme d’oggetti risalenti ad epoche oscure o ad un intreccio composto da pensieri, teorie e concetti apparentemente privi di concretezza, perché rappresenta un processo ben più maestoso: raffigura, infatti, lo sviluppo dell’Uomo, le tappe che ne hanno contraddistinto la crescita, i tratti che ne compongono la complessa identità e  che permettono allo stesso di osservarsi e comprendersi in maniera sempre più compiuta, “coltivando” se stesso con pazienza ed intelligenza. Ogni disciplina contraddistinta da peculiarità culturalmente rilevanti contribuisce in maniera sostanziale al progredire della Civiltà, è l’Umanità stessa che s’oggettiva (il termine “oggetto”, derivante dal vocabolo latino “obiectus”, significa letteralmente “posto dinanzi”): ecco perché non debbono mai essere trascurate le manifestazioni della Cultura, uniche visioni capaci di interrogare e formulare risposte circa l’umano Mistero.
Durante il corso della Storia le notevoli potenzialità correlate alla Cultura si sono rivelate così prodigiose, da indurre alcuni soggetti all’uso di strumenti attraverso i quali deformare od oscurare la stessa Cultura, ossia mezzi mediante i quali impedire il manifestarsi dell’Uomo dinanzi all’Uomo: qualsiasi tiranno – si pensi, volendo introdurre riferimenti storicamente molto prossimi alla nostra epoca, a Mussolini, ad Hitler e a Stalin – non può evitare il confronto con la Cultura, che permette la crescita di una coscienza ipoteticamente lesiva rispetto alla solidità di qualsiasi regime dittatoriale: ecco perché il Fascismo, ad esempio, impose gravi e soffocanti restrizioni al fenomeno culturale.
Sfortunatamente, in determinate aree del globo il libero progredire della Cultura è tuttora ostacolato: durante gli ultimi mesi, come hanno documentato le cronache giornalistiche, i terroristi affiliati all’IS non hanno perpetrato solamente orride stragi, ma hanno anche distrutto luoghi dal valore culturale inestimabile: hanno tentato – e tuttora tentano – di eliminare qualsiasi traccia dell’Uomo, perché intenzionati a manipolare in maniera fortemente pervasiva le popolazioni assoggettate, le quali, dovendo essere controllate totalmente, vengono brutalmente private della possibilità di maturare una coscienza libera e critica – la consapevolezza che, secondo Kant, permette di abbandonare lo “stato di minorità”.
Recentemente, pare che persino in Italia il valore della Cultura sia stato dimenticato: in gennaio, il presidente iraniano Hassan Rouhani, giunto a Roma per una serie d’incontri, ha visitato i Musei Capitolini, dove sono custodite opere d’arte che costituiscono una magnifica espressione della cultura italiana; tuttavia, il premier non ha ammirato né la famosa Venere esquilina né il celebre Dioniso degli Horti Lamiani: perché? Tali sculture sono state oscurate: disgustosamente celate da freddi pannelli bianchi affinché, come richiesto dalla delegazione iraniana, la sensibilità del premier non fosse urtata: molte le polemiche – alcune ironiche, altre accese – sorte intorno alla vicenda. Un gesto simile non può essere giustificato: la Cultura non è Volgarità ripugnante! Tale accaduto indica chiaramente l’atteggiamento trasandato e assolutamente indecoroso con il quale l’Italia s’accosta al proprio patrimonio artistico, un prezioso tesoro – e non un ornamento dalla valenza puramente infinitesimale ‒ che non dovrebbe mai essere sottoposto ad alcuna censura, bensì esaltato fieramente, perché prova delle vette cui l’Uomo può pervenire: memento semper!