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Politica interna

Lo spettro del fascismo

La settimana scorsa la senatrice PD Cirinnà, famosa al pubblico per il suo DDL sulle unioni civili, è tornata all’attenzione dei media per essere stata fotografata ad una manifestazione con un cartello recitante “Dio, Patria, famiglia: che vita di m****”. Le polemiche sono arrivate sia da destra che da sinistra, dove i primi l’hanno portata ad esempio della presunta decadenza morale dell’opposizione, mentre i secondi hanno voluto rimarcare come questi valori facciano parte della vita civile del Paese.

Ebbene, queste critiche sono purtroppo frutto della rampante fascistizzazione della società italiana, spinta dal salvinismo in questa direzione. Innanzitutto, è bene ricordare che i tre valori riportati nel cartello costituiscono il motto del Partito Nazionale Fascista. È vero che venne coniato da Mazzini, ma Mussolini lo fece proprio e lo adattò al nuovo contesto totalitario. Il sunto è la volontà di ottenere una società pervasiva, patriarcale, in cui lo straniero, il diverso, “l’anormale” non ha spazio. Non è il primo slogan del Ventennio che il Ministro degli Interni cerca di sdoganare (sua infatti la critica maggiore alla senatrice, tramite la propria pagina Facebook) e fa parte di una strategia portata avanti da quando è Segretario della Lega di normalizzazione del sistema valoriale dell’estrema destra. Sfruttando, alimentando e cavalcando l’onda del razzismo, creatasi questa in conseguenza agli sbarchi post guerra di Libia, Salvini è riuscito anche a imporre una visione della società reazionaria, utile a giustificare una politica che, tramite la moralizzazione di qualsiasi azione individuale, mira a limitare le libertà dell’individuo. Questo trova accondiscendenza sia negli ambienti propriamente estremisti, che in quelli moderati i quali, cercando ampio consenso e nei fatti proni al compromesso, tendono a destra, di fatto legittimando il messaggio. Questo sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Nel primo, il partito di Berlusconi ha difatti fatto suo il programma salviniano, cercando di “moderarlo” per sembrare più appetibile, ma ottenendo di fatto il crollo del partito. A sinistra, l’ala centrista del PD rincorre fin troppo spesso Salvini, come successo ad esempio nella folle politica di Minniti degli accordi inumani con la Libia. Per esempio, l’ex ministro Calenda, promotore dell’iniziativa “Siamo Europei”, volta ad unificare le forze “anti-sovraniste”, si è ritrovato coinvolto in un imbarazzante discorso cerchiobottista, in cui di fatti “accetta” il motto del PNF come legittimo e “fondante della società”.

Tutto questo è preoccupante, perché l’opposizione da due anni a questa parte non è di fatto in grado di proporre un modello valoriale e culturale differente. Anzi, per cercare di attirare elettori, finisce per contraddirsi più e più volte, per dire tutto ed il contrario di tutto, finendo per premiare la “pericolosa coerenza” della Lega e sfiduciando perfino l’elettorato più fedele. Nel rifondare la sinistra occorre darsi una svegliata e presentare un sistema valoriale che sia coerente e contrapposto a quello salviniano, per poter allora sì, davvero, opporsi a questa deriva che non si può chiamare in alcun altro modo se non fascista. Perché se è vero che il PNF è morto e sepolto, le sue idee, purtroppo, sono ben vive, a cominciare da quella di farsi chiamare condottiero, duce, o, se preferite, capitano.

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