En Marche! In marcia. Questo è l’ordine di scuderia che parte o riparte dall’Eliseo, a guida Macron.
Obiettivo, la riforma della governance europea. I fronti verso cui marciare, due. Berlino e Bruxelles, luoghi distinti ma legati, chiavi di volta dell’equilibrio europeo, scacchiere imprescindibile per qualunque statista che voglia reputarsi tale. Macron, che apprezza il gusto della sfida dunque non si potrà sottrarre a questa ennesima impresa. Tuttavia, questa volta il presidente francese non giocherà una partita nazionale, dove la dialettica democratica decide chi governa e chi no, ma la sfida avrà portata continentale ed inciderà sui delicati equilibri della politica europea. Equilibri che il presidente francese sembra aver già smosso con troppa decisione
nella scorsa settimana, con la visita del suo ministro francese, Bruno Le Maire. Le Maire, nel suo soggiorno berlinese infatti non si è limitato ad incontrare il suo omologo tedesco Peter Altmainer, braccio destro di Merkel, ma ha successivamente avuto un incontro anche con i leader politici dei  partiti che andranno a formare il prossimo esecutivo della cancelliera. Tutto ciò sembra abbia destato più di qualche perplessità nella politica tedesca, dove una tale ingerenza estera non si era mai palesata in modo più chiaro, agli occhi di Berlino. Il ministro francese nei suoi colloqui ha infatti cercato di illustrare a verdi e liberali i punti chiave delle riforme che il governo francese si augura di compiere in ambito europeo, rivelando quindi l’interesse di Macron per un’accelerazione nelle trattative oltre Reno. A questo punto è prevedibile aspettarsi che la più collaudata leadership Merkel tenti una frenata alla brusca accelerata del giovane presidente francese, al fine di non destabilizzare troppo l’equilibro franco-tedesco, asse portante dell’Unione
Europea. Altro fronte chiave per Macron sembra esser diventato il parlamento europeo, con sede a Bruxelles. Proprio qui infatti la presa del leader di “La Republique en Marche” è totalmente nulla, essendo il suo partito troppo giovane per poter partecipare alle europee del 2014.

Diametralmente opposta è invece l’importanza che all’Eliseo si attribuisce ora a tale istituzione. Sarà infatti nell’emiciclo parlamentare di Bruxelles che si giocherà la scelta del presidente della commissione nel 2019. A tal fine pertanto i consiglieri politici del presidente francese avrebbero lavorato l’estate ad un progetto di costituzione di una forza parlamentare nuova, che non si confonda con popolari o socialisti nel futuro parlamento. La nuova forza politica punterebbe inoltre a distinguersi dei liberali di Guy Verhofstadt, a cui tuttavia sarebbe concesso di aderire, ma senza che questo comporti un’adesione del nuovo soggetto nell’alleanza dei liberal-democratica europea. Il quadro è abbastanza complesso pertanto, ma non abbastanza da non poter vedere un progetto politico a guida Macron volto a promuovere le sue riforme sulla governance europea nei due principali teatri di questa evoluzione. Il primo Berlino, sede dell’azionista di maggioranza di questa Unione, il secondo Bruxelles futuro centro della politica europea.