Più passano i giorni e più si affievoliscono le speranze di sapere la verità sulla morte di Giulio Regeni. Sappiamo purtroppo solo della gratuità di quella barbarie, delle sevizie ricevute, del suo povero corpo martoriato spedito ai parenti come un pacco commerciale accompagnato da qualche frase di circostanza. Abbiamo sentito le prese di posizioni delle nostre autorità, ricordiamo le dichiarazioni del Ministro Gentiloni, prima fin troppo prudenti e poi per fortuna un po’ più vigorose per dar forma ai sentimenti di una comunità offesa. Abbiamo apprezzato i molti articoli di denuncia di questa disumana violenza, ma abbiamo anche dato ragione a Sergio Romano quando ci ha  richiamati alle dure leggi delle relazioni internazionali e all’impossibilità di alzare i toni nei confronti di un regime come quello egiziano, che si sarà pure macchiato di una simile barbarie ma è pur sempre uno Stato che combatte il terrorismo e può sostenere le nostre ambizioni nella vicina Libia.

Insomma è difficile muovere critiche alla diplomazia e ai media e bisogna ammettere che nel caso specifico hanno fatto la loro parte. Eppure qualcosa non torna. Adesso che i funerali sono stati celebrati fra lo strazio dei genitori ed il dolore di parenti ed amici, tutto sta scivolando verso l’oblio e anche su questo tragico caso si sta allungando l’ombra cupa dell’indifferenza. A noi sembra che prima che ciò accada, ci sia il tempo per indignarci un po’ di più di fronte al crescendo degli orrori alle porte di casa, per un ragazzo italiano martoriato come pure per i tanti disperati senza nome che annegano continuamente di fronte alle coste dove noi andiamo in vacanza. Diversi mesi fa nel primo numero di questo nostro blog, abbiamo pubblicato la foto di Aylan, il bambino siriano annegato nel mare di fronte a Bodrum in Turchia. Un corpicino esanime, riverso su una spiaggia, un’immagine tremenda divenuta presto virale, per la quale sono state spese parole forti e annunciati impegni importanti. Ma che ne è di quegli impegni e chi ricorda quelle parole?

Prima che sia troppo tardi, facciamo in modo che al crescendo degli orrori corrisponda qualche grado di  indifferenza in meno e che dimenticare il volto di Giulio sia un po’ più difficile.