I recenti avvenimenti in Italia e Polonia possono essere molto utili per leggere i caratteri che sta contraddistinguendo l’evoluzione dell’Unione Europea.

Cominciamo dal secondo caso. Il parlamento polacco ha da poco adottato alcune riforme legislative che modificano la disciplina riguardante l’amministrazione della giustizia. Queste si inseriscono in un complesso quadro, giá in parte analizzato in altri articoli di questo blog, di conflittualitá tra la Polonia e l’Unione per la progressiva erosione dell’indipendenza del potere giudiziario in questo paese membro.

L’attivazione della procedura preventiva prevista al primo comma dell’articolo 7 dell’Unione Europea da parte della Commissione lo scorso 20 dicembre 2017 (quindi pesantemente in ritardo) è stato, apparentemente, un momento di svolta nel dialogo tra le istituzioni europee e la Polonia. Nonostante l’evidente sproporzione (in senso negativo) delle reazioni da parte della Commissione, qualche risultato positivo sembra essersi ottenuto dopo due lunghi anni in cui il partito Diritto e Giustizia (PiS in polacco) ha potuto fare il bello ed il cattivo tempo in questo paese, delegittimando quasi tutte le relative istituzioni giudiziarie. Le recenti “concessioni” riguardano la corte suprema ed, in particolare, la nomina dei suoi giudici (nello specifico, ecco un dettagliato articolo qui). Verso fine giugno, l’ultima deadline imposta dalla Commissione UE, dovremmo avere maggiori notizie riguardanti questa drammatica situazione.

Considerazioni simili sono ricavabili dal caso italiano. Anche nel nostro paese gli ultimi sviluppi mostrano dei risvolti estremamente positivi, soprattutto considerando la situazione di partenza. L’accordo di governo raggiunto dai partiti piú euroscettici italiani, Movimento 5 Stelle e Lega Nord, risulta essere, almeno nella sua forma finale, molto piú rassicurante e meno pericoloso rispetto alle promesse fatte e alle dichiarazioni rilasciate dai maggiori esponenti di queste formazioni prima delle elezioni. L’Euro e l’Europa non vengono messi in discussione, elemento non scontato soprattutto nel panorama successivo al referendum sulla Brexit. Le richieste inserite nel “Contratto di Governo”, seppur in alcuni casi molto anguste, non dovrebbero incrinare la posizione dell’Italia nell’Unione Europea, almeno nel breve periodo. Per quanto riguarda, invece, il medio e lungo termine, ogni previsione risulta estremamente incerta. Sono troppe le variabili che non permettono di garantire una stabilitá politica duratura, almeno mantenendo questa composizione partitica di Camera e Senato.