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Macron comincia a rivedere la luce?

Che gli ultimi mesi abbiano rappresentato un’aspra fase di crisi per il governo di Macron, lo sa pure Pulcinella. Lo scandalo Benalla, le violente insurrezioni facenti capo ai gilet gialli e le scaramucce diplomatiche con l’Italia hanno progressivamente indebolito la già traballante popolarità del leader di En Marche, trasformandolo in un astro discendente che i giornali non hanno tardato ad accostare al tracollo più catastrofico. Riviste come “L’Espresso”, suggerendo un parallelismo tra figure come Tony Blair, Bill Clinton, lo stesso Macron e Matteo Renzi, hanno ipotizzato il generale fallimento della politica basata sulla conciliazione moderata tra più orientamenti politici eterogenei – il modello della c.d. “Third Way” – e la conseguente perdita di efficacia del processo finalizzato a rendere il profilo politico del leader carismatico e pressoché messianico qualche cosa di simile a un marchio, un brand, una griffe. (Processo, quest’ultimo, che sembra essersi adattato in maniera diversa e con esiti differenti ad altre figure: si pensi, ad esempio, a Matteo Salvini e alla sua “nuova” Lega.)

Proprio negli ultimi giorni, però, un singolare sondaggio rimbalzato da un quotidiano all’altro con notevole rapidità ha condotto i commentatori a rivalutare le proprie analisi relative a Macron. Secondo tale sondaggio – sviluppato da Harris Interactive per TF1 e “Le Figaro” – alle elezioni europee del 26 maggio il partito di Macron, ossia La Republique En Marche (Lrem), potrebbe conquistare il 22% e ottenere dunque il primo posto tra i partiti francesi. Al secondo posto, proseguendo nella disamina del sondaggio menzionato, dovrebbe collocarsi l’estrema destra francese guidata da Marine Le Pen e dal Rassemblement National (Rn) con il 19-20%; dunque, al terzo posto con il 12% dei voti, i deboli esponenti della destra legata ai Republicains.

Le buone notizie, ammesso che così possano essere definite, non terminano qui. Pare, infatti, che alle liete previsioni inerenti alle elezioni europee debba essere rapportato e saldato un punto decisamente confortante per Macron e il suo governo: secondo un sondaggio dell’istituto Odoxa Dentsu-Consulting per France Inter realizzato a cento giorni dall’inizio delle proteste dei gilet gialli, oggi il 55% dei francesi intervistati vuole il termine delle manifestazioni. Per meglio comprendere la portata del dato, è bene ricordare che a fine novembre il 66% si dichiarava favorevole alla prosecuzione delle sollevazioni.

Proprio i gilet gialli in queste settimane si ritrovano a fronteggiare una fase alquanto complessa della loro giovanissima esistenza: dopo le controversie legate alle dichiarazioni di alcune delle figure-chiave del movimento, le proteste sono continuate approdando all’“Atto XV”; tuttavia, se da un lato c’è chi allestisce delle iniziative finalizzate a canzonare Macron (si pensi al “pic-nic” presso lo sfarzoso castello di Chambrod, ossia il luogo dove il presidente aveva trascorso il proprio compleanno), dall’altro c’è chi propone l’allestimento di un “atto decisivo”: tre giorni consecutivi di manifestazioni dall’8 al 10 marzo, come riporta il sito di “Ansa”. Infine, non si deve trascurare la cruciale importanza della proposta di chi, all’interno del movimento, vorrebbe procedere alla strutturazione politica dello stesso: è il caso, come evidenzia l’“Huffington Post”, dell’ormai nota Jacline Mouraud, fondatrice del partito Les Emergents.

Nonostante il quadro assai teso e magmatico tracciato nelle ultime righe, pare che Macron – come anticipato dai sondaggi di cui prima – possa abbozzare almeno un lieve sorriso o concedersi un rapido sospiro di sollievo: stando a un sondaggio citato da “Il Post”, persino la popolarità del leader di En Marche risulterebbe nuovamente in ascesa, con il 32% dei francesi disposto a definirlo un buon presidente. Certo, la vittoria è ancora troppo lontana e incerta per potersi abbandonare alla vivacità del trionfo. Inoltre, sembra che Macron non sia ancora riuscito a individuare una strategia idonea a gestire la propria immagine con efficacia. È il caso, ad esempio, di quanto riferito da “La Repubblica”: domenica scorsa sono apparsi sul profilo Instagram della fotografa personale di Macron degli scatti nei quali il presidente, in jeans e giubbotto di pelle, risulta intento a conversare con alcuni senzatetto. Il fatto si era verificato una settimana prima, quando Macron aveva deciso di trascorrere una notte in incognito con i volontari che si occupano dei nullatenenti; tuttavia, pubblicare gli scatti relativi a tale momento non ha destato altro che la consueta ondata di sdegno popolare: molti hanno ricordato al presidente che, nonostante avesse promesso che nessuno avrebbe più dovuto dormire su una strada, la situazione attuale racconta una verità ben diversa – a Parigi, secondo un recente conteggio del comune, i senza fissa dimora sarebbero quasi tremila.

Ebbene, per il leader che nel 2017 festeggiò il conseguimento della carica presidenziale sulle note dell’“Inno alla gioia” di Beethoven il futuro si annuncia denso di ostacoli e gravido di difficoltà; forse, però, un profondo atto di auto-critica e un’intelligente correzione dell’approccio agli ambiti che più ne hanno minato la solidità gli consentiranno di rivedere davvero la luce.

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