Domenica scorsa si è tenuto il primo turno delle elezioni legislative in Francia. I nostri cugini transalpini si sono recati alle urne per eleggere la loro camera bassa, l’Assemblée National. Nonostante la partita non sia ancora chiusa – perché dovremo aspettare il secondo turno della settimana prossima – possiamo già dire che ci sono state delle conferme ma anche delle sorprese; probabilmente le ultime superano in numero ed in importanza le prime, per cui iniziamo ad addentrarci nella materia.

Due mesi fa, quando Emmanuel Macron aveva appena vinto le presidenziali, molti giornalisti e commentatori sottolineavano preoccupati che non si sapeva come En Marche potesse assicurarsi una maggioranza in Parlamento. In fondo non esisteva un vero e proprio partito e il neoeletto Presidente aveva preso solamente un quarto dei voti al primo turno, per cui non si sapeva come si sarebbe comportato l’elettorato. A distanza di poche settimane, i dubbi si sono sciolti: la decisione e l’incisività di Macron ai meeting internazionali e le sue prime mosse da Presidente hanno portato La République en Marche (LREM) avanti subito dai primi sondaggi. C’è chi parla addirittura di “movimento-startup” per l’incredibile capacità di leggere i bisogni delle persone e per la flessibilità che contraddistingue tutta En Marche. Sicuramente Macron ha dimostrato di saper usare le parole e a navigare la politica, nonostante la sua recente entrata in scena. Ma a queste sensazioni ora possiamo aggiungere dei numeri: LREM ha dominato il primo turno delle legislative, ottenendo un 32.6% che gli dà più di dieci punti di vantaggio sul secondo partito, i Républicaines di Fillon (20.9%). Più in sotto troviamo un Front National in clamoroso calo, al 13.1%, e la “Francia ribelle” di Mèlenchon all’11%. Si conferma – e questa non è affatto una sorpresa – il tracollo del Parti Socialiste, che si ferma al 9% e potrebbe ottenere fra i 20 ed i 35 seggi. Un bottino assai magro, se si considera che attualmente ha più di 250 parlamentari all’Assemblée National.

Le percentuali non devono trarvi in inganno: il partito di Macron viene proiettato fra i 415 e i 445 seggi, che rappresentano più del 75% del Parlamento. Una maggioranza bulgara che non si era mai vista a memoria d’uomo. La vittoria è così schiacciante che alcuni collaboratori del Presidente hanno detto che sarebbe stato meglio vincere con minor margine per evitare il rischio di lotte interne al partito. Qualcuno si potrebbe legittimamente chiedere come si possa passare da un 32.6% del voto popolare al 75% dei seggi. Beh, è presto detto: la Francia ha un sistema elettorale maggioritario con collegi uninominali. Ciò significa che da ogni collegio viene scelto solo un parlamentare, quello che ottiene il maggior numero di voti (se questo numero è maggiore del 50%, allora il candidato ottiene direttamente il seggio; se invece nessuno raggiunge la soglia del 50%, si terrà il secondo turno fra i candidati che hanno ottenuto più del 12.5% al primo round). LREM e Macron hanno un consenso così geograficamente esteso che hanno vinto – o che si prospetta la vittoria al secondo turno – nel 75% dei collegi francesi. Al contrario, il Front National ha un consenso distribuito in modo piuttosto uniforme, per cui non riesce a spuntarla in alcun seggio. La disfatta per M.me Le Pen è così grande che ci si aspetta un numero di parlamentari che varia da uno a quattro, contro i 445 di Macron. A quanto pare il Front National non riuscirà nemmeno a formare un gruppo parlamentare, perché servirebbero almeno 15 deputati. I loro avversari mortali, la France Insoumise, dovrebbero ottenere fra i 10 ed i 20 seggi; il Parti Socialiste si attesterà sui 20-35 e i Républicaines attorno agli 80-100.

Sostanzialmente avremo un Parlamento senza opposizione: questo è quello che ha mestamente ammesso Jean-Christophe Cambadelis, segretario del PS. Questa è la vera sorpresa, che nessuno si sarebbe mai aspettato. Macron è stato in grado di scardinare totalmente la politica francese, mandando a casa degli squali allenati a mordere, abbassando sensibilmente l’età media dell’Assemblée National ed aumentando la partecipazione femminile. Non so se posso spingermi a dire che il futuro Parlamento sarà legittimato dal 75% della popolazione francese, ma poco importa: la democrazia è la democrazia.

C’è anche da dire che domenica è stata una giornata all’insegna dell’astensionismo: meno del 50% degli elettori sono andati a votare, per cui de facto Macron vince il 75% dei seggi con appena il 17% dei voti a favore. Ora il neoeletto Presidente dovrà cercare di non far emergere le tensioni sociali che potrebbero essere causate dallo scarso consenso di cui gode fra la popolazione.

Ma cerchiamo ora di ampliare un po’ il nostro sguardo: con queste legislative, l’Europa ha guadagnato una Francia forte e decisa, guidata da un Presidente che spinge verso l’integrazione del nostro continente e nomina alcuni federalisti ed europeisti convinti nel proprio governo. Tra pochi mesi toccherà alla Germania; l’unico rischio che corriamo è che la CDU di Frau Merkel ottenga un simile risultato. Temo che ciò porterebbe alla creazione di un transatlantico franco-tedesco che penserebbe innanzitutto ai propri interessi e solo in seconda battuta alla salute dell’Unione. Se invece la Francia si rivelasse più stabile della Germania ci potrebbero essere dei gustosi rimescolamenti di carte, specialmente considerando che l’Esagono è guidato da un ex-Ministro dell’Economia che si era fatto promotore degli Eurobond. La politica europea si preannuncia particolarmente interessante, per cui rimanete sintonizzati su queste bande 😉