Michele Ballerin è uno dei dirigenti di spicco di Mfe ed un giornalista molto conosciuto per le idee, che sa esprimere con una scrittura semplice ed efficace. Lo scorso gennaio ha pubblicato per l’Espresso un articolo titolato “Cara generazione Erasmus, se ci sei batti un colpo”, nel quale invitava i giovani a far qualcosa contro il declino del progetto europeo, messo in serio rischio dalle continue violazioni degli accordi di Schengen. Non ci vuole un’aquila – scriveva – per vedere come il ripristino delle frontiere intraeuropee sia la risposta più genuinamente stupida che si possa dare all’emergenza immigrazione e per capire come chi pagherà il prezzo più caro di questa miopia saranno proprio i ragazzi che fino ad oggi hanno potuto muoversi liberamente nello spazio europeo con i progetti Erasmus. Concludeva, invitandoli a farsi sentire con iniziative clamorose, come scendere in piazza sventolando la bandiera dell’Unione, mettersi in fila alle frontiere con Francia, Austria, Germania senza documenti, perfino farsi arrestare e schedare.

L’articolo ha suscitato molte simpatie, è stato tradotto in altre lingue ed è comparso in organi d’informazione internazionali. Lo hanno letto anche gli allievi del Liceo Quadri di Vicenza, che hanno invitato l’autore ad intervenire alla loro Assemblea del 12 aprile dando vita ad una delle tante iniziative intraprese in tale occasione. Hanno aperto l’incontro ponendo numerose domande sul contesto geo – politico, i populismi, gli egoismi nazionali, le istituzioni di Bruxelles, il rapporto con i cittadini, l’informazione. Ballerin le ha tenute presenti per dare un filo logico appropriato alla sua relazione, che ha voluto iniziare con un richiamo alla dichiarazione Schuman del maggio 1950. Sono appena due pagine – ha esordito – nelle quali c’è già tutto quello che serve sapere sul progetto europeo, se si sa leggerle con attenzione. E’ stato un evento di portata storica, perché Francia e  Germania dopo due guerre mondiali si sono accordate per porre fine alle rivalità e mettere in comune risorse fondamentali come il carbone e l’acciaio. Nemmeno gli Stati che a Filadelfia nel 1787 avevano varato la Costituzione federale Usa erano arrivati a tanto, perché erano 13 piccole colonie di recente formazione con pochi milioni di abitanti, mentre in questo caso si sono confrontati due Stati popolosi con una grande storia alle spalle. A ben guardare quell’accordo non è stato importante perché disciplinava la cogestione di una materia prima, ma perché esprimeva la volontà di conferire pezzi importanti di sovranità ad uno stabile organismo sovranazionale, segnando la nascita del federalismo europeo.

Nei decenni successivi, l’Europa ha conosciuto una prodigiosa trasformazione. Ha sviluppato la propria economia, si è data il welfare più generoso del pianeta, ha progressivamente associato nuovi Paesi dall’Atlantico ai Carpazi, soprattutto ha conosciuto un lungo periodo di pace. Oggi purtroppo quel progetto è in crisi, a causa delle divisioni su molti temi importanti come la fiscalità, l’immigrazione, la difesa, la politica estera. Sono divisioni che le cronache ci segnalano quotidianamente, assieme all’incapacità dei nostri leader di superarle per affrontare uniti le grandi sfide della modernità. Di fronte ai gravi rischi all’orizzonte, un ruolo importante può essere esercitato dai giovani, se diventano parte attiva della costruzione europea. Non chiedetevi cosa l’Europa può fare per voi, ma cosa voi potete fare per l’Europa, ha concluso Ballerin evocando Kennedy. Negli anni ‘6o i giovani hanno dato vita al grande raduno di Woodstock, lasciando un segno profondo del loro desiderio di rinnovamento dei costumi, della società, della politica. Fate una cosa del genere, mobilitatevi tramite la Gfe, magari provate a organizzare il vostro raduno proprio a Schengen, un piccolo villaggio con grandi spazi verdi al confine tra Lussemburgo, Francia e Germania. Un luogo simbolico, dove si deve difendere l’ultima trincea.