Bisogna essere ottusi per non capire che una irresponsabile ed irrazionale degenerazione della lotta di potere nazionale in uno Stato membro ha condotto l’Unione europea sull’orlo dell’abisso: un accordo con uno Stato membro ad di fuori dei Trattati, una perniciosa vittoria dei movimenti populisti ed anti europei, un precedente pericoloso che altri Paesi potrebbero seguire, la stessa possibile disintegrazione di un Regno dopo più di 300 anni di storia comune. Siamo alla resa dei conti: occorre un’accelerazione, e non certo un rallentamento, come taluni sembrerebbero intenzionati a proporre, del processo di consolidamento dell’unione monetaria in una unione politica.
Bisogna essere ottusi per non capire che le proposte della Commissione per una gestione europea dell’immigrazione sono rimaste finora lettera morta.

Bisogna essere ottusi per non capire che l’assenza di una politica estera e di sicurezza rende l’Europa da un lato succube degli Stati Uniti, dall’altro incapace di stabilire un rapporto paritario con la Russia e di contribuire attivamente con le altre principali potenze alla creazione del nuovo ordine mondiale che si sta lentamente profilando.
Bisogna essere ottusi per non capire che la mancanza di un bilancio autonomo dell’Eurozona, fondato su risorse ottenute con imposte europee e con l’emissione di Union bonds, impedisce di stabilizzare l’area euro lasciando alla sola BCE la responsabilità di agire sul piano europeo. In questo quadro l’Eurozona non ha gli strumenti per lanciare un grande piano di investimenti per rendere competitiva l’economia europea, combattere la disoccupazione, promuovere la riconversione ecologica, offrire una prospettiva ai giovani, risolvere definitivamente la crisi della Grecia e salvare la stessa Unione monetaria.
Bisogna essere ottusi per non capire che il “sogno europeo”, che ha dato al nostro continente 70 anni di pace e di prosperità, sta per essere sepolto sotto le macerie provocate da muri, barriere, fili spinati che mettono in discussione perfino la grande conquista della libera circolazione dei cittadini sancita dagli accordi di Schengen.
Bisogna essere infine ottusi ed insensibili per non accorgersi che l’assassinio di Jo Cox, prima martire dell’Europa caduta sul campo per difendere le ragioni dell’integrazione contro il nazionalismo, l’euroscetticismo, l’intolleranza ed il fanatismo, è un preoccupante segnale del ritorno di quella barbarie che ha per due volte insanguinato l’Europa ed il mondo nella prima metà del XX secolo.
Occorre un soprassalto morale, culturale e politico per compiere quel salto istituzionale  indispensabile per invertire la rotta verso il baratro. Il Parlamento europeo e, in particolare, la Commissione Affari costituzionali devono assumersi la responsabilità di superare le ambiguità e le incertezze della prima parte della legislatura, procedendo finalmente alla discussione ed all’approvazione dei Rapporti Bresso-Brok e Verhofstadt, per avviare la riforma in senso federale delle istituzioni europee. La Commissione europea deve rivendicare con forza i poteri, le competenze e le risorse per rafforzare il sistema di Schengen, realizzare il controllo delle frontiere esterne, creare un unico sistema d’asilo, gestire i flussi migratori a livello europeo, sanzionare i Paesi che non rispettano i valori europei e lo Stato di diritto.
Ma soprattutto e ancor di più i governi ed i parlamenti di Francia, Germania ed Italia, ossia dei Paesi che hanno avuto un ruolo determinante nell’avviare e poi far avanzare il processo di unificazione europea, devono assumersi la responsabilità di rilanciare con atti e fatti concreti il progetto europeo.
Per i federalisti in Italia e in Europa, come ribadito nel Congresso europeo di Strasburgo, questo è il momento di intensificare la lotta per la federazione europea, e di non lasciare il campo alle forze del nazionalismo.
Roma 25 giugno 2016