Nella giornata di domenica migliaia di persone hanno manifestato nella capitale moldava di Chisinau in favore dell’unificazione politica tra la Moldavia e la Romania. L’attuale presidente moldavo Igor Dodon ha già dichiarato che, in caso di vittoria alle prossime elezioni in novembre, tali manifestazioni verranno dichiarate illegali, perché espressione di propaganda rumena e europea volta a minare lo stato e ad annientarlo. Dal giorno dell’indipendenza dall’Unione Sovietica il paese balcanico è spaccato in due tra chi sostiene l’integrazione e chi invece vede più favorevolmente un percorso autonomo del paese, magari sotto l’ala protettrice della Russia. La situazione si è molto complicata rispetto al 1991. Allora sembrava scontato che il paese, a netta maggioranza etnica rumena, rientrasse nella Romania, dopo averne fatto già parte dal 1918 al 1940. La presenza però di numerose minoranze all’interno dello stato e la fallimentare gestione della crisi in Transnistria (piccola regione della Moldavia dichiaratasi indipendente grazie all’appoggio russo) impedirono il realizzarsi del processo di riunificazione e portarono al governo il Partito Agrario incline a mantenere lo status quo. Negli anni, la frattura tra pro-UE e pro-Russia, unito alle tensioni etniche, ha mantenuto la situazione in stallo. La stessa Romania è molto dubbiosa sui benefici di un’integrazione della Moldavia, date le tensioni con la Russia e la povertà estrema del paese, che costerebbe a Bucarest parecchi miliardi di euro per rimettere in sesto la regione.  In questa situazione, come già detto, si estende l’ombra russa, che mantiene una forza “di pace” in Transnistria. La regione, etnicamente diversa, comprendente sia rumeni sia ucraini sia russi, ha più volte espresso la sua volontà (o meglio, la volontà della sua élite) di unirsi alla Russia seguendo l’esempio della Crimea. A Mosca però questo non conviene. Tiraspol è infatti usata più che altro come forma di ricatto. Il territorio, incastrato tra Ucraina e Moldavia e senza uno sbocco sul mare, sarebbe militarmente indifendibile in caso di guerra contro la NATO e quindi abbastanza inutile. La minaccia però di riconoscerne l’indipendenza formalmente (o addirittura di annetterlo) è sufficiente ad impedire che la Moldavia decida di unirsi alla Romania (paese ostile) o di entrare nel Patto Atlantico. In questo scenario, le elezioni parlamentari di novembre appaiono come un bivio nel futuro del paese. I cittadini moldavi dovranno decidere se schierarsi con un’integrazione con il suo vicino rumeno e con le istituzioni comunitarie, oppure continuare da soli, all’ombra degli artigli del grande orso russo. Il risultato mai come ora è incerto.