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Cultura, Storia

Nel 2 giugno risiede lo spirito di unione

L’istituzione di feste nazionali è molto di più che il semplice tentativo di non dimenticare il passato. È piuttosto una celebrazione che genera unione, il rendere onore a ciò che è stato avendo sempre lo sguardo diretto verso il futuro. E la festa della Repubblica italiana è esattamente questo.

Il 2 giugno 1946 segna la prima votazione libera d’Italia. Dopo 85 anni di regno dei Savoia, di cui 20 di dittatura fascista, Il popolo italiano fu chiamato alle urne per scegliere la forma di governo che avrebbe amministrato il paese da quel momento in poi: Monarchia o Repubblica. Dopo l’epilogo della Seconda Guerra Mondiale che aveva lasciato aperte ferite profondissime, tra le macerie dei bombardamenti, e centinaia di migliaia di italiani ancora dispersi nei vari campi di concentramento, sull’orlo di una guerra civile, il popolo parlò. L’affluenza fu straordinaria: ben l’89% degli italiani decise di esprimere la propria volontà. Il 2 giugno è una data storicamente incredibile: con il 54% dei consensi l’Italia divenne una Repubblica costituzionale, un passaggio che segnò l’inizio di un processo innanzitutto di ricostruzione, e poi gradualmente di progresso, sviluppo e di realizzazione della libertà che prosegue ancora oggi.

 È una data incredibile perché in essa la democrazia trovò la sua massima espressione. Per la prima volta venne infatti realizzato il suffragio universale: tutti potevano esercitare il diritto di voto. Le donne, dopo secoli di impedimenti, restrizioni, discriminazioni, potevano finalmente esprimere il loro pensiero. È una data incredibile anche perché nello stesso giorno gli elettori vennero chiamati a fare i nomi di 556 parlamentari che sarebbero divenuti i membri dell’Assemblea Costituente, l’organo a cui spettò il compito di redigere la nuova carta costituzionale che avrebbe sostituito lo Statuto Albertino. Un compito onorevolissimo: scrivere le regole per la vita in società, le regole per un’unione ordinata e serena. Nel testo costituzionale trovano espressione i capisaldi di ogni stato di diritto: l’uguaglianza, la solidarietà, la democrazia, la giustizia. Un testo creato dal nulla, dalla distruzione bellica, che aveva come scopo quello di riportare alla luce la dignità umana. Questi erano uomini (tra gli altri Einaudi e Calamandrei) che provenivano da tutti gli schieramenti politici: democristiani, socialisti, liberali, comunisti, tutti portatori di ideali e progetti diversi, ma che si univano in una sola forza nel nome della libertà.

Come ha affermato il Capo dello Stato Sergio Mattarella la scorsa domenica 2 giugno alla parata militare tenutasi ai fori imperiali di Roma “Questi sono stati 73 anni di pace per il nostro paese, garantiti dai valori di libertà, giustizia e democrazia sui quali si fonda la nostra Carta Costituzionale, riferimento per ogni cittadino e guida per chiunque sia chiamato a responsabilità a favore della collettività”. La festa della Repubblica, che oggi compie appunto 73 anni, deve quindi essere una giornata in cui ognuno di noi riscopre l’amore per la propria patria, una giornata in cui nell’aria si respira spirito nazionale e di unione. Dobbiamo crescere nella consapevolezza che la storia, anche la più remota che sembra non toccarci, fa parte di noi; è ciò da cui proveniamo, il passato che con i suoi eventi ha condotto il mondo a come lo viviamo oggi. Ed è proprio per questo che eventuali polemiche o discussioni su chi debba sentirsi incluso in questa celebrazione non hanno motivo di esistere. La festa della Repubblica è stata, è e sarà sempre di tutti coloro che se ne sentono parte.

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