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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Politica interna

Nella capitale di Carlo Magno ancora una volta si decide il destino di un continente

Ad Aquisgrana Carlo Magno pose la capitale del suo impero, all’epoca l’Europa era ancora orfana di Roma e delle sue leggi, e la nuova capitale sarebbe dovuta esserne il nuovo cuore pulsante.

Carlo Magno venne poi considerato, non a torto, uno dei padri dell’Europa, il suo impero e le sue conquiste tracciarono il Limes di ciò che con forza nei secoli successivi avrebbe acquisito il significato più attuale di Europa. Il suo centro, politico ed economico.

Il 22 gennaio scorso infatti, Aquisgrana è tornata a rivivere, per un giorno Angela Merkel ed Emmanuel Macron si sono ritrovati nella vecchia capitale imperiale, per stringere nuovamente il vincolo di amicizia e alleanza tra Parigi e Berlino. Il tutto suggellato con firma nel nuovo trattato di Aquisgrana, Aachen o Aix-la-Chapelle a seconda della lingua, tra le tante in Europa, che si voglia usare.

Tale trattato, tuttavia non è nulla di nuovo per la politica europea, l’eco rimanda infatti al trattato dell’Eliseo del 1963 in cui De Gaulle e Adenauer stabilirono una prima collaborazione franco-tedesca, nei settori essenziali dello sviluppo economico e culturale.

La capitale carolingia torna però ad essere di nuovo, perno dell’asse tra Parigi e Berlino, motore primo dell’Unione, che oggi tuttavia guarda con disappunto alla risemantizzazione delle parole sottoscritte ad Aquisgrana.

Il trattato in questione infatti non aggiunge nulla di particolare rilevanza, alla già ampia collaborazione tra le due sponde del Reno, e tuttavia se non alla sostanza, questa volta è alla forma che si guarda.

Quella che fu terra di scontro, l’Alsazia e Lorena, per cui combattere e fronteggiarsi oggi diventa cerniera di un rapporto privilegiato che Francia e Germania hanno voluto ribadire, nel mezzo delle crisi che investono il continente.

Il trattato prevede essenzialmente una collaborazione militare e un mutuo soccorso in caso di aggressione, assieme ad una generale armonizzazione delle misure tecniche per il sistema transfrontaliero e una generale condivisione di informazioni sensibili, riguardo a sicurezza ed intelligence.

Inoltre, i due leader hanno stabilito di comune accordo una cooperazione nelle scelte politiche più rilevanti, ufficializzando la prassi di un bilaterale prima di ogni vertice europeo e la presenza alle riunioni di governo di un membro dell’esecutivo altrui.

In tal modo Parigi e Berlino cercano la forza tramite l’unione, imponendosi una direzione comune nei dossier più rilevanti della loro politica.

Di contro Parigi si adopererà per far ottenere all’alleato tedesco un seggio permanente nel consiglio di Sicurezza, sancendone quindi la caratura geopolitica ed internazionale.

Tale ipotesi sconcerta, chi sperava che tale beneficio potesse e dovesse essere assunto dall’attuale Unione Europea, cosa che non pare abbia invece suscitato alcuna perplessità ad Aquisgrana.

È quindi chiaro che i due partner del già citato asse franco-tedesco non ripongano più molta fiducia nell’attuale assetto politico europeo, scosso com’è dalla Brexit e dal risorto nazionalismo nell’Est-Europa. A tutto ciò va aggiunto l’isolazionismo che il nostro paese, membro fondatore dell’attuale Unione europea, sembra essersi imposto senza riuscire a diventare né parte di alcun blocco né capace di diventare forza propositiva ed alternativa nei nuovi equilibri creatisi.

A tale sindrome da accerchiamento Merkel e Macron, entrambi in difficoltà sul fronte interno hanno risposto rafforzando i loro legami, facendo quadrato attorno alla loro rilevanza politica ed economica. Sommato a ciò non vanno sottovalutati i rischi per i due paesi di vedere un Parlamento europeo balcanizzato dalle troppe fratture, che pare possano crearsi alle prossime europee di maggio.

Quale possa essere l’esito di questa nuova mossa quindi, è ancora presto per dirlo, anche se è oramai posto, nero su bianco come le due capitali europee pensano sé stesse in relazione agli altri, bisognerà quindi capire chi tenterà di risolvere l’impasse entro cui l’Europa sembra essersi calata.

L’augurio è che tale accordo possa essere il nucleo forte di una proposta di riforma dell’Unione europea e non il tentativo di procedere in solitaria per i due paesi, di modo da realizzare veramente il sogno che fu dei Padri fondatori dell’Europa che conosciamo oggi.

Francia e Germania sono l’Europa, ma la rappresentano parzialmente in uno dei suoi molteplici volti, i quali solo assieme possono rendere la ricchezza reale della cultura europea.

1 Comment

  1. Carla Nicolussi

    Anche Shengen è nato per iniziativa di pochi, poi seguiti da tutti i più lenti e sospettosi. Angela non ha nulla da perdere, Emmanuel ha solo da guadagnare, da una iniziativa di ampio respiro quale ritengo sia questa, il debutto di una politica europea. Chi c’è c’è, al momento: chi guarda avanti e chi si guarda le scarpe. Coraggio Emmanuel, fidati di zia Angela!

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