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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Politica interna

Opposizioni: la fotografia italiana

 Si è aperto in questi giorni il congresso del Partito Democratico, che dovrebbe portarlo verso le primarie. Varie personalità di spicco e non hanno dichiarato la loro volontà di candidarsi alla carica di segretario del partito, con il presidente della regione Lazio Zingaretti che appare partire un gradino avanti agli altri. C’è il sentore però di una macchina che si è inceppata già da tempo. La richiesta dalla base di rinnovamento è forte e nessuno dei candidati sembra avere davvero il carisma e la forza per un effettivo cambiamento. In particolare, non c’è un’idea né su una nuova strategia comunicativa che possa sfidare quella grillo-leghista, né su come rimettere in moto il Paese, fermo ormai da decenni. Il congresso stesso dà l’impressione di essere ancora bloccato nella lotta interna tra renziani e anti-renziani, con i primi pronti ad abbandonare la nave nel caso in cui perdessero la maggioranza. Voci di un possibile partito della nazione con Renzi, Calenda, Minniti e Boschi, affiliato a livello europeo all’ALDE di Macron e Verhofstadt, sono nell’aria da tempo. Ciò però rischierebbe di spaccare ancora di più il fronte delle opposizioni, già debole e frammentato, senza risolvere per niente il problema del rinnovamento. Infatti, sembra che la questione sia solo Renzi, nel bene o nel male: chi vuole solo qualcuno che traghetti la nave fino al ritorno del vero capitano e chi invece vuole vederlo affogare definitivamente. Nessuno però ha davvero idea su cosa fare, mentre queste lotte intestine avvantaggiano solo il governo, che ha gioco facile a mantenere alti consensi, dato che l’unico altro partito di opposizione rilevante, Forza Italia, è sia ormai sull’orlo del collasso dopo aver perso il ruolo di egemone della destra italiana, sia in imbarazzo nell’essere conscio che la propria sopravvivenza passa proprio da una delle due componenti dell’esecutivo. A sinistra del PD la situazione non è migliore. LEU ha dichiarato il suo scioglimento, nell’indifferenza più totale del pubblico. Una creatura nata male e vissuta peggio, si ritrova ora divisa tra chi vuole aspettare il momento più opportuno per rientrare nei democratici e chi spera che l’ennesima lista elettorale della “sinistra vera sinistra” vada, per una volta, a buon fine. Partiti come Sinistra Italiana, Possibile, Rifondazione Comunista e movimenti come DIEM e l’Altra Europa con Tsipras hanno già iniziato a parlare da tempo e probabilmente li vedremo correre assieme alle prossime europee. Meritano una menzione infine Potere al Popolo e Più Europa, due dei partiti più interessanti che però non sono riusciti a raggiungere la fatidica soglia del 3% il 4 marzo (anche se +E, grazie ai seggi uninominali, è riuscita ad eleggere qualche parlamentare). Il primo ha perso recentemente il PRC, che, come già detto, probabilmente si presenterà nella lista multipartitica in fase di costruzione. Il suo consenso elettorale però sembra non essersi smosso ed anzi, è molto vicino al 3%. Per le elezioni europee, la soglia è però fissata al 4%, molto difficile da raggiungere. C’è da dire però che con l’uscita della “moderata” Rifondazione, le posizioni all’interno della dirigenza del partito si sono fatte più estremiste che mai, contemplando ormai dichiaratamente uscita dall’euro e dall’UE. Infine, Più Europa è probabilmente il più europeista partito italiano ed una delle opposizioni che opera meglio sulla rete. Non riesce però a sfondare per una serie di ragioni abbastanza ovvie. La prima è che la propaganda è esageratamente “con la puzza sotto il naso”, dando l’impressione di essere in maniera esagerata espressione di quella classe “bocconiana liberista” disprezzata dalla maggior parte del Paese. La seconda è che punta troppo sull’Europa, dando l’impressione di non essere capace di fornire una reale risposta ai problemi dell’Italia ed anzi di non avere risposte specie per gli strati più fragili e poveri, cioè coloro che in massa hanno votato M5S e Salvini alle scorse politiche. Si prospetta una lunga e difficile strada per le opposizioni verso le europee di maggio.

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