Hanno cominciato a circolare di nuovo voci di una doppia circolazione valutaria nell’Unione Europea, a causa dei tassi bassissimi (addirittura negativi, nel caso della Germania e della Finlandia). Significherebbe riportare in vita le vecchie monete nazionali, che si affiancherebbero all’euro.

Prima di entrare nei dettagli tecnici, è bene soffermarsi sul significato del denaro. In parole povere, il denaro è un accordo della società: tutti noi sappiamo quanto paghiamo ciò che compriamo, e più o meno la quantità di acquisti alla fine del mese sarà comparabile al nostro stipendio. Nessuno può chiederci di pagare 10€ qualcosa che ha l’etichetta con un prezzo molto più basso (o molto più alto). Dunque, il denaro è una sorta di contratto che nessuno ha firmato, ma che tutti rispettano.

Detto questo, a cosa può servire la doppia circolazione valutaria? Purtroppo, rispondere a questa domanda non è facile, perché ci sono molti tipi di doppia circolazione. Ad esempio, in alcuni stati con diseguaglianze economiche molto marcate è capitato che ci fosse una valuta “per il popolo”, ossia per gli acquisti di tutti i giorni, e una valuta per i ricchi. Funzionava così nell’ex URSS, dove le mogli della nomenklatura facevano uno shopping molto occidentale con le nostre valute, oppure a Cuba, che fino a pochi anni fa usava sia il peso che il dollaro americano. Insomma, la doppia valuta spesso vale solo per una ristretta parte della società o per uno specifico settore, come vedremo più avanti.

Nonostante fossi piccolo, anche io mi ricordo dei tre mesi in cui valeva la doppia circolazione Lira-Euro in Italia. È normale, infatti, che quando viene introdotta una nuova valuta in un paese venga lasciato del tempo per abituarsi ai nuovi prezzi e ai nuovi stipendi, oltre che per fare tutte le operazioni economiche che si ritengano necessarie con la vecchia moneta. Tuttavia, anche questo è un caso particolare.

Un altro tipo di doppia circolazione valutaria, sicuramente più interessante, è quella che interessa un particolare settore del mercato. Ad esempio, spesso le banche usano valute intangibili (ma non per questo senza valore) per scambiarsi valori. Anche i panieri vanno a formare una valuta parallela. È il caso dei “Diritti Speciali di Prelievo”, più famosi come SDR (“Special Drawing Rights”). Sostanzialmente, è un paniere che raccoglie molte delle valute attualmente circolanti sulla Terra, ma non include alcune monete molto importanti, come il renmibi cinese. Per questo motivo il suo potere è limitato, al momento, ma noi federalisti siamo convinti che sia necessario spingere verso l’inclusione delle valute non ancora presenti nel paniere. Sarebbe, infatti, un potente mezzo di integrazione mondiale. Keynes, con il suo Bancor, ci aveva visto lungo!

È importante avere una seconda riserva mondiale perché ormai il dollaro è arrivato al limite della solvibilità: l’economia americana è sempre andata a debito, contando sul finanziamento cinese; ma adesso che il dragone è in difficoltà, le prospettive statunitensi non sono fra le più rosee.

Arriviamo al nostro caso, ossia la reintroduzione della Lira accanto all’Euro. Personalmente, categorizzo questa proposta fra le “bojate” (scemenze) che qualche professore universitario si inventa per essere invitato a parlare in qualche trasmissione televisiva di dubbia qualità. Spiego subito i motivi:

  1. Per come è strutturato, l’Euro rimarrebbe in vigore per gli scambi internazionali. Ciò comporta che anche il debito pubblico rimarrebbe in Euro, e quindi non potremmo abbatterlo con una svalutazione. È bene ricordare anche che le transazioni internazionali (export ed import) non si avvantaggerebbero del naturale aggiustamento del rapporto di cambio necessario per compensare le asimmetrie fra diverse economie, perché il cambio è fisso e irrevocabile a 1936,27 Lire per un Euro.

  2. Ci sarebbe tasse di cambio e commissioni da pagare ogni volta che si vuole cambiare valuta, con un grave danno per il turismo e l’import/export.

  3. Dovremmo restituire gli interessi sul debito in Euro, mentre le risorse a tale scopo andrebbero trovate in Lire, ricorrendo alla leva fiscale, per poi convertirle in Euro visto che quest’ultimo non lo stampia la nostra Zecca. Un po’ irrazionale, direi.

  4. Verrebbero cancellati con un colpo di spugna tutti i vantaggi dell’Euro, come l’inflazione stabile e l’immediata comparazione del costo della vita nei vari paesi dell’Unione.

  5. I progressi fatti verso l’integrazione europea andrebbero persi in breve tempo.

Sinceramente non capisco quali benefici dovrebbero controbilanciare questi svantaggi. Personalmente, mi sembra una proposta da professore universitario frustrato, in cerca di qualcuno che gli dia corda. Fortunatamente, per ora non sembra che abbia avuto molta fortuna.