Spesso si dice che le istituzioni europee siano organizzazioni estremamente burocratiche e troppo distanti dai cittadini. Questa considerazione, seppur parzialmente fallace, è confermata da alcune ragioni riguardanti la struttura dell’unione.

Con una popolazione di piú di 500 milioni di persone e 24 diverse lingue, l’UE presenta una evidente eterogeneitá. Una tale costituzione limita fortemente una netta coesione a livello interstatale e, quindi, la creazione di una dimensione di democrazia partecipativa che superi i limiti nazionali.

Altri limiti, peró, sono di natura politica (o, meglio, di natura “costituzionale” delle istituzioni dell’Unione Europea). Le scorse elezioni del Parlamento Europeo possono rappresentare un esempio. Nonostante decisi sforzi da parte dei maggiori partiti europei, come il Partito Popolare Europeo (PPE) e il Partito Socialista Europeo (PSE), non si è ancora riusciti ad affrancare queste elezioni dai partiti nazionali. È rimasta una forte sensazione di eleggere membri dei singoli partiti dei diversi paesi con una destinazione diversa, il Parlamento Europeo. Questo metodo, purtroppo, è una delle maggiori fonti di distacco da parte dei cittadini verso queste istituzioni. Superare questo scoglio e creare veramente dei Partiti Europei transnazionali dovrebbe essere uno dei piú importanti obiettivi a breve termine. Uno dei possibili modi per raggiungere questo obbiettivo potrebbe essere quello di limitare la partecipazione dei partiti tradizionali alle elezioni e facilitare la partecipazione di singoli individui alle stesse. Un altro modo, forse piú efficace, potrebbe essere quello di stimolare la libera adesione ai diversi gruppi parlamentari dei membri neoletti e, quindi, limitare l’influenza dei partiti tradizionali all’interno delle dinamiche parlamentari. Cosí facendo, infatti, si faciliterebbe lo sviluppo di autonomi progetti politici all’interno dei singoli Partiti Europei i cui membri diventerebbero, di fatto, liberi di rappresentare idee proprie e, a volte, diverse da quelle del rispettivo partito nazionale, cosa che oggi di fatto raramente accade.

Il problema, però, non è solo la scarsa rappresentativitá del Parlamento Europeo. Questa istituzione, infatti é l’unica che dimostri, almeno in parte, questa qualitá. La Commissione risulta un organo solo parzialmente di indirizzo politico ed ampiamente amministrativo, ben diverso dai governi nazionali. Questo elemento, che sta lentamente cambiando, non è necessariamente negativo. Nella nostra ottica, peró, è chiaro che questa caratteristica possa dar spazio a critiche e facilitare l’accusa di una eccessiva burocratizzazione dell’Unione Europea.

Il punto piú dolente, peró, è il Consiglio Europeo. Questo organo, espressione chiarissima di confederalismo nell’Unione, é quello che maggiormente limita una progressiva integrazione e, quindi, la necessaria democratizzazione dell’UE. Molte decisioni, anche di natura legislativa, giá approvate dal Parlamento Europeo, vengono bloccate in sede di Consiglio, spesso con il voto contrario di Stati rappresentativi una minima parte della popolazione. Questa situazione si dovrebbe limitare agli unici casi in cui si tratti di materie realmente rilevanti che potrebbero influenzare la natura “costituzionale” delle istituzioni europee.

Una ulteriore e diversa possibilitá, l’unica realmente innovatrice, sarebbe quella di eleggere direttamente il Presidente della Commissione Europea e dotarlo del ruolo e di poteri paragonabili al Presidente degli Stati Uniti, che è allo stesso tempo capo dello Stato e capo del governo. Una scelta simile a questa toglierebbe rilevanza al Consiglio Europeo e, allo stesso tempo, responsabilizzerebbe politicamente un ruolo che, ad oggi, appare al di fuori da qualsiasi tipo di circuito democratico. La creazione di un vero Presidente della Unione Europea sarebbe senza dubbio il miglior modo per accelerare la creazione di un sistema federativo.

“Per un’Europa libera ed unita!”