Nelle recenti elezioni amministrative è risultato chiaramente vincitore il centro-destra unito in una coalizione comprendente Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Date le forti differenze tra FI e gli altri due partiti, è difficile pensare che tale alleanza avverrà anche alle prossime politiche, tuttavia bisogna tenerne in conto la possibilità, soprattutto alla luce del fatto che questi uniti potrebbero vincere in primavera.

Per i federalisti lo scenario di un governo del genere è un vero incubo. Infatti, se Berlusconi, per riottenere la carica di Primo Ministro (CEDU permettendo) potrebbe fare a Salvini molte concessioni per quanto riguarda le politiche europee, vero e proprio cavallo di battaglia del programma leghista. Negli ultimi mesi, in tal senso, la proposta forzista è creare una “nuova lira” senza abolire l’euro, come già proposto in Francia da Marine Le Pen durante le presidenziali. L’idea è avere due monete circolanti in contemporanea, permettendo così alle aziende di continuare ad usare quella comunitaria mentre lo Stato può indebitarsi con la nazionale, permettendosi poi di stamparne quanta ne serve. Questa trovata potrebbe attrarre una persona poco istruita, dato che sembra non avere le controindicazioni del lasciare l’eurozona, aggirando al contempo il controllo della troika. Basta una veloce analisi però per dare il giudizio reale sulla proposta: inutile se non dannosa.

Innanzitutto, una tale iniziativa sarebbe sicuramente osteggiata dagli altri paesi europei dato che non è assolutamente vero che una moneta sovrana permetta di spendere a piacimento, anzi. Infatti, uno stato può aumentare il proprio debito solo proporzionalmente al tasso di crescita del PIL (motivo per cui il rapporto debito/PIL è ben più importante dell’entità del debito stesso). Se ciò non avviene, il governo, per sostenere la spesa, è costretto ad autofinanziarsi stampando moneta. Ciò, nei casi più gravi, conduce al fenomeno dell’iperinflazione (Germania di Weimar e Zimbabwe per esempio).

L’unica alternativa è il default (Argentina per ben due volte), ma ciò è un disastro pari al precedente. Mettiamo comunque che le proteste degli altri paesi vadano a vuoto e che successivamente all’introduzione della lira si riesca a contenere in maniera ragionevole l’inflazione ed il rischio bancarotta. Ne conseguirebbe comunque l’inutilità della nuova moneta, dato che nessuno la utilizzerebbe. Le aziende infatti, per importare materiali e non solo dall’estero, dovrebbero comunque continuare ad utilizzare l’euro, ragion per cui il vantaggio di esportare con una moneta svalutata non si avrebbe. Gli investitori si rifiuterebbero di fare accordi in lire: dare infatti allo stato italiano o ad un’azienda prestiti o servizi, significherebbe avere nel tempo, per via dell’inflazione, una perdita e non un guadagno che una moneta come stabile come l’euro può dare. Le banche, per non essere soggette alle speculazioni finanziarie, che nascono appunto sulla scommessa che una determinata moneta venga svalutata, concederebbero prestiti esclusivamente in euro. Lo stesso cittadino comune preferirebbe usare la moneta unica: l’aumentare costante dei prezzi farebbe valere infatti sempre meno il suo stipendio (se questo non è sottoposto ad un altrettanto costante aumento) rendendo conveniente l’euro. A quel punto l’unico modo per rendere utilizzata la lira sarebbe l’abolizione dell’euro, con tutte le conseguenze del caso, in un processo inverso a quello adoperato per l’adozione della moneta unica europea. È chiara quindi l’assurdità della proposta berlusconiana, che dà esclusivamente costi e non benefici. Si spera quindi che tale idea nefasta rimanga tale, senza cioè veder mai la sua applicazione.