E’ una categoria di immigrati creata dalla Germania della Signora Merkel in una particolare contingenza politica. Le condizioni di favore riconosciute rispetto agli immigrati c.d. economici sono eticamente inaccettabili, oltre che praticamente ingestibili

 

A Vicenza stazionano da un paio d’anni 700 rifugiati, 2.000 in provincia. Chi sono? Come sono arrivati? I rifugiati sono sempre esistiti e hanno tutele individuali che risalgono alla Convenzione di Ginevra del 1951, ma sono diventati un fenomeno di massa meno di tre anni fa in una particolare contingenza politica. Siamo ai primi di settembre 2015, l’incendio delle primavere arabe si è propagato fino in Siria dove in pochi km quadrati di territorio si scatena una guerra mondiale. Il regime al potere viene attaccato e cospicue forze rivoltose cercano di rovesciare l’odiato Bassar al-Asad, con l’aiuto di Francia,  Regno Unito, Usa, Turchia, Quatar ed Arabia Saudita. Nel campo avverso si schierano Russia, Iran, i libanesi di Hizbullah e ne consegue un feroce conflitto, che in un paio d’anni provoca 70 mila morti e scatena il si salvi chi può.

Gli Stati si limitano ad incursioni aeree e non mettono in campo eserciti. Sul terreno si fronteggiano per conto proprio o per conto terzi curdi del Ypg, settori dell’Isis, mercenari, fondamentalisti, bande di tagliagole e teste calde. La popolazione civile ne è terrorizzata. Fugge dalle aree maggiormente colpite, in particolare da Damasco ed Aleppo, per sottrarsi non solo alle bombe ma anche a discriminazioni, maltrattamenti, sevizie, incarcerazioni. Scappano 12 milioni di siriani, il 60% della popolazione, e vanno dove possono: 7-8 milioni in aree del Paese ritenute più sicure, altri 3-4 milioni in Turchia, Libano e Giordania, alcune centinaia di migliaia in Europa.

 A questo punto, entra in scena la Germania. Priva di ruolo militare e strategico, la Signora Merkel dichiara di essere disponibile ad ospitare 800 mila rifugiati siriani, quattro volte quelli  dell’anno precedente e cerca di accreditarsi come leader morale di una Europa  fino a quel momento fredda ed egocentrica. Quella stessa che sempre sotto la sua direzione aveva maltrattato la Grecia, lesinando gli aiuti necessari per il suo risanamento finanziario e costringendo la popolazione ad un regime di austerità inutilmente vessatorio.

Ma l’apertura ai siriani ha poco di umanitario e lo si capisce bene qualche giorno dopo, quando fa dire al suo Ministro degli Interni che la Germania accoglierà 500 mila immigrati l’anno per un numero imprecisato d’anni. Come altri Paesi occidentali, Italia compresa, la Germania ha una popolazione che invecchia e non ha ricambi per le sue industrie. Diversi studi concordano nel quantificare in 400 mila immigrati l’anno il fabbisogno per mantenere  in efficienza la sua economia, in un deficit stimato in 2 milioni di lavoratori nel 2020. I siriani sono la crema dell’immigrazione e per questo vengono privilegiati. Non sono derelitti. Sono giovani, motivati, mediamente ben istruiti, una buona linfa non solo per le catene di montaggio ma anche per la nuova middle class tedesca.

Sappiamo com’è andata. Lunghe colonne di profughi prendono la rotta balcanica e cercano di attraversare i Paesi che incontrano in treno, sui bus, a piedi, suscitando preoccupazioni e resistenze. Non ci sono solo i siriani, ci sono anche afgani, iracheni, pakistani, iraniani, cui si aggiungono albanesi e serbi.  Fioccano le richieste d’asilo che superano il milione nel solo 2015 e il totale dei rifugiati in Europa arriva presto a 5 milioni. L’Ungheria chiude le frontiere, ma molti arrivano ugualmente in Baviera provocando le proteste dei potenti amministratori locali nei confronti di Berlino.

Nel febbraio 2016, la Cancelliera va allora in ginocchio da Erdogan e gli promette di coprirlo d’oro, purchè ai confini della Turchia metta una diga ad un flusso disordinato e dilatato da media e social. Ha gli 800 mila rifugiati che voleva, ma il conto è salatissimo e se lo vede presentare alle prime elezioni. Nel settembre scorso, la sua Cdu perde 7 milioni di voti, che in gran parte emigrano nell’estrema destra di Alternative fur Deutschland, e perde anche la direzione del Paese assieme alla leadership europea.

Il tam tam lanciato dalla Signora non risparmia l’Italia, che è interessata da flussi  provenienti da Nigeria, Sudan, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea e diretti verso le coste nord africane. Gli sbarchi variano di poco in numero assoluto, ma aumentano le richieste di asilo. Nel 2016 sono 181 mila e 123 mila si qualificano come rifugiati, quasi il 70% contro il 40% dei due anni precedenti. Viene quindi allestita una gigantesca macchina burocratica incardinata sulle Prefetture, dove una Commissione esamina le domande e può concedere diverse forme di protezione, dall’asilo vero e proprio, alla protezione sussidiaria, al soggiorno umanitario. L’accoglienza passa attraverso una selva di sigle territoriali. La più conosciuta è quella degli Sprar, il sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati gestito dai Comuni in collaborazione con Cooperative sociali per permanenze teoricamente limitate ai tempi necessari per le decisioni sulle domande d’asilo, compresi quelli supplementari dei ricorsi contro i dinieghi. Vi sono poi i Cas, i centri d’accoglienza straordinari in caserme e basi militari abbandonate, tristemente famosi per la concentrazione di immigrati non altrimenti collocabili; ed altri ancora come i Cpsa, Cda, Cara, Cpr, Cie, centri disseminati nel territorio nazionale per fronteggiare una situazione mal sopportata dagli italiani, che vedono girovagare nei loro quartieri sconosciuti nullafacenti ed altri armati di ramazza per togliere dai marciapiedi le foglie d’autunno.

Le risposte sono ancora tutte nel segno dell’emergenza, mentre sappiamo che il fenomeno è strutturale e destinato ad interessare diverse generazioni. Ce lo fanno capire le abissali differenze  col continente che ci sta di fronte, analizzate da molti studi e note a tutti. L’Africa ha il maggior tasso di crescita demografica del pianeta e raddoppierà la sua popolazione entro la metà del secolo. La sola Nigeria avrà una popolazione superiore a quella dell’eurozona. Tutta l’area sub sahariana ha popolazioni che vivono con un’economia di sussistenza ed in spaventose condizioni igienico – sanitarie. Di stupri e massacri veniamo a sapere quando l’orrore raggiunge le dimensioni del genocidio. E’ perfino troppo facile prevedere che lo stretto braccio di mare a sud della nostra lunga penisola sarà continuamente attraversato non solo da chi fugge da guerre, ma da molti altri che fuggono da  miseria, malattie, violenze; i primi accolti per via umanitaria, i secondi a condizione che abbiano un contratto di lavoro.

Scorporare i flussi migratori in due categorie non solo si è dimostrato impraticabile, ma soprattutto è inaccettabile eticamente, se si privilegia la prima. Per impostare una politica europea  tragicamente assente da troppo tempo, il primo passo da fare è superare questa dicotomia, che del resto ha portato poca fortuna a chi l’ha creata.