Mi accingo a parlarvi di una figura chiave nel panorama del federalismo europeo. Altiero Spinelli può essere considerato un secondo padre per tutti noi militanti MFE, e per questo motivo dovrò essere cauto nel descriverne la storia ed i tratti della personalità. Il mio ritratto non sarà in stile fiammingo, ma piuttosto un quadretto impressionista, che rappresenta in modo sfocato un protagonista immerso nel paesaggio circostante.

Altiero Spinelli sperimentò subito quanto grande sia il mondo: il padre, viceconsole italiano a Campinas, in Brasile, fece trasferire l’intera famiglia in Sudamerica. Qui crebbe il piccolo Altiero, che però tornò in Italia abbastanza presto: intraprese la strada degli studi classici, al Liceo Mamiani di Roma. Essendo nato nel 1907, visse in un’epoca alquanto politicizzata, e anch’egli sentì presto il bisogno di far sentire la propria voce. Fu così che, dopo molte letture di Marx, si avvicinò al Partito Comunista d’Italia, a cui si iscrisse a soli diciassette anni. Era il 1924, anno in cui il fascismo ormai dominava incontrastato. E infatti Altiero non rimane libero ancora per molto: nel 1927, alla stessa età di chi sta scrivendo comodamente da un computer, fu arrestato come oppositore politico. Rimase in carcere fino al 1937, quando fu traferito al confino fra Ponza e Ventotene. Il ’37 fu anche l’anno dell’espulsione dal Partito Comunista, dovuta alle sue critiche verso il regime personale di Stalin.

I sei anni trascorsi nelle isole Pontine furono un periodo di grande riflessione politica per Spinelli: conobbe il liberale Ernesto Rossi, che di mestiere faceva il giornalista economico, e il socialista Eugenio Colorni. Assieme a loro scrisse un documento che viene tuttora considerato un must della letteratura federalista: il famoso Manifesto di Ventotene.

Nel 1943, in seguito alla caduta di Mussolini, Spinelli viene liberato. Risale pian piano l’Italia fino a Milano, dove fonda il MFE. Sceglie non un partito, ma un movimento trasversale a tutte le forze politiche, che così abbandona la vecchia distinzione fra Sinistra e Destra. Nel frattempo, Spinelli milita nelle fila del Partito d’Azione, lottando per un’Italia libera e democratica (e repubblicana), in un’Europa federale. Questa era la conclusione a cui era giunto Spinelli nei sei anni di confino: per porre fino alle lacerazioni in Europa, l’unica soluzione poteva essere una solida unione in Europa. Fu una vera e propria visione: in un periodo in cui francesi, tedeschi e italiani si sparavano contro in nome della propria patria, Spinelli credeva che si dovesse lavorare insieme per la pace.

Sebbene si sia allontanato dal MFE nel biennio ’46-’47, il romano non smise mai di credere nell’ideale dell’Europa unita. Quando arrivarono gli aiuti per la ricostruzione dagli Stati Uniti (con il Piano Marshall), Spinelli vide uno spiraglio per riordinare politicamente il nostro devastato continente. Fu così che fece pressioni per la CED e per creare un partito europeista assieme a Jean Monnet, ma entrambi i progetti non andarono a buon fine. Pur scontrandosi con dei muri insormontabili, Spinelli rimase fedele alle proprie idee e continuò a lottare per rinforzare l’embrione di Europa che si andava formando dalla CEE e dalla CECA.

Gli sforzi vennero riconosciuti e premiati nel 1970, quando divenne membro della neonata Commissione Europea. Rimase Commissario per la Politica Industriale e Tecnologica fino al 1976, quando venne eletto nella nostra Camera dei Deputati. Tuttavia, sapeva che il suo posto era a Strasburgo, non a Roma. Nel 1979, alle prime elezioni per il Parlamento Europeo, venne infatti scelto dagli italiani come loro rappresentante. Si impegnò duramente per dare un cuore pulsante alla nostra Europa, tanto che propose un progetto costituzionale per gli Stati Uniti d’Europa. Il suo sogno andò in frantumi a causa del voto contrario espresso dal Consiglio Europeo, ma Spinelli non si arrese e continuò ad animare la vita politica del continente. Riconfermato nel 1984, morì prima di finire il secondo mandato, nel 1986.

Quanto ci ha lasciato? Tanto, davvero tanto: il suo nome all’entrata del Parlamento Europeo – ad onorare una vita spesa per l’Europa; il Manifesto di Ventotene, fonte d’ispirazione per chiunque voglia riflettere sul periodo post-bellico e sul vecchio continente; il Club del Coccodrillo, che raccoglie ancora oggi i sostenitori di lui e delle sue idee; un primo esempio di un politico più europeo che nazionale. Ma soprattutto Altiero Spinelli ci ha lasciato un sogno e un insegnamento. Il sogno lo conosciamo tutti – dare un assetto federale all’Europa – ma ciò che davvero conta è ciò che la sua vita ci ha insegnato: non bisogna arrendersi mai di fronte alle sconfitte e ai muri, nemmeno se si muore prima di riuscire a vedere come va a finire. Coraggio, passione e determinazione: Altiero, questo è ciò che mi è rimasto di te.