Finalmente, dopo mesi di oblio, l’Italia ha una legge elettorale. Giovedì 26 ottobre il Senato ha approvato con 214 voti favorevoli, 61 contrari e due astenuti, il Rosatellum bis (o più semplicemente Rosatellum) che prende il nome dal suo ideatore Ettore Rosato, Capogruppo del Pd alla Camera. Sebbene vi siano opinioni contrastanti, questa legge è riuscita ad ottenere il consenso di Forza Italia, Pd, Lega Nord e Alternativa Popolare. Fortemente contrario si è dichiarato il Movimento 5 Stelle. Lo scorso 3 novembre, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la nuova legge elettorale, che entrerà in vigore con la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il funzionamento del Rosatellum non è di facile comprensione; è necessario però che i cittadini possano recarsi alle urne in modo chiaro e consapevole, e per questo motivo cercheremo di semplificarne la spiegazione.

Il Rosatellum presenta un sistema misto, sia maggioritario che proporzionale, anche se quest’ultimo prevale: un terzo dei parlamentari viene eletto in collegi uninominali, quindi passa il candidato che prende più voti, mentre i restanti due terzi vengono eletti con un sistema proporzionale di lista ( ogni partito o coalizione prende un numero di seggi in base ai voti ricevuti ) . I seggi sono quindi ripartiti così: 232 deputati sono eletti col sistema maggioritario, 386 con quello proporzionale, mentre al Senato 102 membri vengono eletti con il sistema maggioritario e i restanti 207 con quello proporzionale ( gli ultimi 6 sono i seggi degli eletti all’estero).

Le differenze rispetto al Mattarellum sono molteplici. Questa volta infatti l’elettore si troverà davanti una scheda unica per ogni ramo del Parlamento, in cui il nome del candidato sarà affiancato dai simboli dei partiti sostenitori. Inoltre, viene eliminata la possibilità del voto disgiunto : si è costretti a fare l’abbinamento candidato-partito. Votando un candidato nel sistema maggioritario, è automatico il voto per le liste collegate nel sistema proporzionale. Votando un partito nel sistema proporzionale, si vota per il candidato del maggioritario collegato a quel partito. Questo procedimento va in un certo senso a limitare la libertà di scelta dell’elettore.

Il testo della legge inoltre prevede una soglia di sbarramento del 3% per le liste, e una del 10% per le coalizioni. Ciò significa che quei partiti o coalizioni che non raggiungono questo valore non eleggono alcun parlamentare. Sono poi ammesse le pluricandidature, ciò significa che un candidato può candidarsi in un unico collegio uninominale e contemporaneamente in un massimo di 5 collegi plurinominali.

Ogni sesso non può rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato, e, ad esempio, in un collegio plurinominale con due seggi, questi dovranno essere assegnati obbligatoriamente a una donna e a un uomo; con tre seggi, a due uomini e una donna o a due donne e un uomo.

Dopo aver inutilmente invitato il Presidente Mattarella a non promulgare la legge, il Movimento 5 Stelle nella persona di Luigi di Maio ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro il Rosatellum, in quanto lo ritiene “ l’ennesima legge incostituzionale ” . Il procedimento presso la Consulta però si prospetta ovviamente di lunga durata, e dunque è lecito affermare con ogni probabilità che durante la prossima primavera il Rosatellum sarà la legge elettorale con cui si terranno le elezioni politiche, e che un verdetto da parte della Corte potrebbe arrivare solo in un momento successivo.