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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Ritratti

Salviamo il federalismo

Un recente libro di Bernard Guetta sostiene che l’Europa non esiste come stato di natura e può essere soltanto il frutto di una forte volontà politica. Questa manca purtroppo da almeno un decennio e stiamo andando verso la disgregazione.
Il federalismo è diventato un miraggio lontano
e deve essere salvato con obiettivi intermedi.

Come si diventa federalisti? Quali sono i percorsi per superare l’indifferenza e arrivare a convincersi che solo l’integrazione politica può salvare l’Europa dal declino?

Bernard Guetta ci racconta il suo in “Intima convinzione” (add editore, 2017), ripercorrendo le fasi della sua maturazione culturale, nella quale molti possono riconoscersi. Da ragazzo era attratto dalle gesta dei guerriglieri sudamericani, dalla rivoluzione sessuale, dai movimenti pacifisti e, in patria, dalla forte personalità di De Gaulle. Bruxelles non gli era estranea, ma quando si sintonizzava su quella lunghezza d’onda, sentiva parlare di regolamenti, quote latte, banane e cetrioli. Percepiva la necessità di superare la dimensione nazionale, ma la sua sensibilità di adolescente non riusciva a sopportare i tecnicismi con i quali il progetto europeo veniva presentato e ancor meno le banalità ricorrenti nella pubblicistica meno responsabile.

Nel suo mestiere di giornalista, ha poi seguito da vicino la rivoluzione polacca, il crollo dell’Urss, la svolta liberista dell’America di Reagan assieme al suo disegno egemonico e si è reso conto dei pericoli che incombevano sugli Stati europei. Il progetto avviato negli anni ’50 aveva fatto  passi avanti, era arrivato al mercato comune e alla moneta unica, si era ampliato geograficamente, ma continuava a procedere per intese laboriose ed opache. Chi poteva appassionarsi?

L’Unione è arrivata ad un punto morto, perchè ha tagliato fuori i cittadini e ignorato i loro sentimenti. E’ questa la ragione di fondo ancora non compresa da chi continua a dare importanza al le diplomazie e ai Trattati. Accanto a questa, ne vanno ricordate altre più specifiche. Ha tre presidenti a capo rispettivamente del Parlamento, del Consiglio e della Commissione ed è irriconoscibile dal punto di vista istituzionale. E’ incorporea, una specie di ufo. I suoi processi decisionali sono così tortuosi e prolissi che nemmeno i giornalisti più competenti ci capiscono molto. Non c’è da meravigliarsi pertanto se il suo isolamento dura da anni e continua ad aggravarsi. Oggi è diventata l’Europa dell’austerità, della riduzione della spesa pubblica e dell’assistenza sociale. L’Europa dei no, inquietante e tragica.

Guetta confessa che guardando a questo disastro è approdato al federalismo. Si è convinto che è l’unica via percorribile per evitare la disintegrazione, per risparmiarsi i faticosi compromessi del metodo intergovernativo, per colmare il fossato con le popolazioni. La sua passione civile lo spinge perfino ad augurarsi che possa nascere una nazione europea, anche se ogni buon federalista diffida di questa idea e preferisce credere ad una cittadinanza di secondo livello compatibile con le singole identità nazionali, secondo l’insegnamento di Habermas.

Le pagine più interessanti sono quelle della seconda parte, dove Guetta sostiene che il discredito dell’Unione è talmente elevato da aver confinato in orizzonti lontani il federalismo. E’ una formula istituzionale troppo raffinata per proporla a popolazioni in preda ai populismi e deve lasciare spazio ad obiettivi intermedi. Ma quali? Anzitutto bisogna politicizzare l’Europa, rendere cioè evidente che è dominata da una maggioranza conservatrice. Non dobbiamo far passare le attuali politiche come politiche europee, ma dobbiamo dire chiaramente che sono politiche di una destra al potere. Lo stesso dovremmo dire se si affermasse una sinistra e seguisse indirizzi diversi. Tutte le politiche da qualsiasi parte provengano devono essere qualificate per quelle che sono: buone o cattive, con i loro responsabili, evitando di chiamarle genericamente europee. In secondo luogo, occorre effettuare almeno un intervento in uno dei settori strategici per il futuro del nostro continente come la finanza, l’energia, l’ambiente, la difesa e la sicurezza, creare insomma una “Europa dei progetti” e porre fine all’immobilismo.

Questi due obiettivi devono essere accompagnati da qualche misura di riordino istituzionale ed elettorale. Per avvicinare i cittadini, non sono sufficienti i maggiori poteri riconosciuti al Parlamento dal Trattato di Lisbona ed occorre conferire una maggiore legittimità popolare anche alla Commissione. Una quindicina di anni fa Jacques Delors aveva lanciato l’idea che il capo della lista o della coalizione che ottiene il maggior numero di voti popolari fosse automaticamente anche il suo presidente (spitzenkandidaten), che cesserebbe così di essere soltanto una specie di alto funzionario alla mercè del  Consiglio. L’idea è stata effettivamente ripresa alle elezioni del 2014, quando i Gruppi parlamentari hanno indicato un loro candidato e il democristiano lussemburghese Claude Juncker è arrivato alla presidenza, anche se personalmente non si era presentato. La sua azione di governo viene molto esaltata nelle ultime pagine, che enfatizzano la sua capacità di imporre alla Germania un piano di investimenti comunitario, di sferrare un attacco all’evasione fiscale delle multinazionali, di armonizzare i sistemi sociali europei.

Il libro in questa parte appare datato e rivela la sua originaria edizione francese, di tre anni antecedente quella italiana. Lo spitzenkandidaten in realtà ha deluso molte aspettative e ribadito ancora una volta  quanto sia importante superare l’attuale sistema elettorale disarticolato su basi nazionali, per approdare ad uno autenticamente europeo. Le elezioni del 2019 sono l’occasione per procedere in tale direzione e ci faranno capire chi sono gli amici e i nemici dell’Europa. Questi ultimi diranno che sono troppo vicine e che mancano i tempi tecnici per fare alcunchè, in buona compagnia con quanti se ne staranno zitti. Il nostro Movimento ha già fatto la sua proposta e la si può leggere nei documenti del Congresso di Latina, che auspicano un forte ruolo dei Gruppi parlamentari ed un collegamento del candidato presidente della Commissione a liste transnazionali di candidati al Parlamento. Deve solo trovare i modi per far sentire la sua voce oltre la cerchia dei propri militanti.

1 Comment

  1. Articolo estremamente condivisibile. Interessanti i riferimenti bibliografici a suffragare l’attualità e auspicabilità del modello federale in ambito europeo.

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