Una pagina di televisione pubblica destinata a essere ricordata nel tempo: ecco come definire ciò che ieri sera, durante la consueta puntata di “Finestra a finestra”, ha esterrefatto persino un giornalista navigato quale il popolare Biondo Mosca.

I volti che gli italiani ricorderanno per decenni sono due, quelli degli onorevoli Caio e Sempronio – il primo appartiene alla fazione dei paninari, il secondo allo schieramento dei piadinisti. Prima della loro entrata, nello studio già si discuteva della tematica che negli ultimi giorni ha tanto agitato il dibattito politico: nel pomeriggio, quando arriva il momento dello spuntino e il cervello non connette più, è meglio addentare un bel panino o gustarsi un’invitante piadina?

Ovviamente, con l’arrivo dei due parlamentari, i quali provengono dai maggiori partiti del momento, la discussione ha raggiunto il proprio culmine: Peppinello Salace, il riottoso esponente delle forze meridionaliste, ha subito attaccato i due con una violenta arringa in difesa dei frutti di mare tanto apprezzati al Sud, ma quando il suo discorso si è trasformato in una incomprensibile sequenza di motti siculi, Mosca ha prontamente zittito il senatore. Ancor prima che Caio e Sempronio potessero aprire bocca, un altro attacco ha raggiunto i due, e proprio in quel momento la serata ha cominciato a palesare qualcosa d’insolito: quando Belìn Pittaluga, tagliente esponente della minoranza focacciana, ha intrapreso il proprio appello in favore della sempiterna bontà della focaccia, Caio e Sempronio – anziché trincerarsi in sdegnosi segni di disapprovazione – hanno ascoltato in silenzio, annotando sui rispettivi taccuini alcuni dei ragionamenti di Pittaluga. In cambio hanno ricevuto qualche ironica battuta da parte di Mosca – “Lo trovate così folle, da volervi annotare ciò che dice per animare le serate con gli amici?”

Non sono certo rimaste in disparte la voce squillante e la parlata concitata del senatore Ernesto Ciapasù, che – tra un inglesismo e l’altro – ha invitato tutti ad abbandonare schifezze così antiquate e a mangiare soltanto un bizzarro snack dal nome impronunciabile che procurerebbe vantaggi altrettanto indefinibili. Inutile aggiungere che le parole di Ciapsù hanno raccolto soprattutto la forte disapprovazione di Salace, che ha voluto criticare il senatore proveniente dal Nord pur non avendo compreso neanche mezzo inglesismo – anzi: inizialmente credeva che il settentrionale stesse parlando in un oscuro dialetto paleo-calabro.

Il calvario di Caio e Sempronio, dopo l’intervento di Ciapasù, non ha avuto termine: in un crescendo sempre più focoso, un’altra voce ha brutalmente acquisito il dominio della discussione. Livido e furente, Contrario de’ Opposti – dell’Unione Aspuntiniani Italiani – ha sbraitato contro i propri nemici, asserendo dinanzi a un ammiccante Mosca che lo spuntino dovrebbe essere sostituito da un coito quadrisessuale, catartico e soddisfacente. A quel punto, sorprendendo l’intero studio, de’ Opposti si è calato i pantaloni del dimesso completo che indossava, e ha scoperto il proprio sesso dinanzi alle telecamere, urlando “Signore e signori, salsicciotti per tutti!”

Placata la follia del singolare parlamentare, che poi ha trascorso l’intera puntata sorridendo davanti allo schermo del proprio smartphone – alcuni dicono che le signore abbiano gradito ciò che ha esposto e che abbia ricevuto centinaia di piccanti richieste -, è stato il turno della giovane Anna Maria Rien – portavoce di Tutto Niente Forse -, che con tono artificiosamente calmo, ma segretamente inviperito, ha sciorinato con voce monotona un barboso predicozzo senza capo né coda. In pochi attimi è stata aggredita dai latrati dei colleghi, che hanno ripreso a ripetere le proprie posizioni, impedendo alla parlamentare di esibire davanti alle telecamere i seni accuratamente gonfiati e scoperti. Si sa, ogni epoca ha i propri simboli: secoli or sono si diceva che la testa di Medusa potesse pietrificare chiunque; oggi, invece, la tattica della Rien è molto più efficace: immobilizza e subordina. L’unico limite della Rien, purtroppo, è il tempo d’esposizione: ci vuole un po’ prima che l’uomo medio abbandoni il terreno di preoccupazioni nel quale si trova abitualmente e approdi all’onirico reame di Poppalandia. Sob!, altri diciassette secondi e trentuno millesimi, e la mente del 74,6% del pubblico maschile avrebbe cominciato ad annuire senza possibilità di recupero.

Fortunatamente, prima che la discussione si tramutasse in un eterno ritorno di grida tra sordi (che, oltre a essere un’espressione molto vanitosa, potrebbe anche essere un ottimo titolo per un documentario sulla storia dell’umanità), Mosca ha conquistato qualche attimo di silenzio e ha concesso la parola a Caio e Sempronio, pronti a esplicitare la prospettiva dei maggiori partiti del Paese. E proprio in quel momento la magia è cominciata.

Caio e Sempronio, senza accavallare le proprie voci o tentare di sovrastarsi a suon di urla e frecciate, hanno evitato qualsiasi forma di retorica volta a propagandare la bontà dei relativi partiti e si sono limitati a dialogare. Una tesi da un lato e una tesi dall’altra: due visioni legate a due diverse fasce della popolazione, entrambe esistenti ed entrambe inevitabili. L’umanità è pluralità: ci siamo entrambi, sembravano dirsi. Nessun attacco, nessuna guerra, nessun tentativo di sopraffazione. In studio, dinanzi a un dialogo simile, nessuno è riuscito a spiccicar parola: persino Mosca, davanti a due persone capaci di discorrere ragionevolmente e consapevolmente, non è riuscito ad aprire bocca.

Una visione unica: ognuno criticava l’avversario in maniera pressoché impersonale, dimenticando sé stesso e qualsiasi forma di servile ricerca del vitalizio, ed entrambi sembravano tesi a un unico obiettivo. Quale? Tenetevi forte: la definizione di soluzioni utili al Paese.

E così, taccuini alla mano, sono emersi punti critici e punti di forza, limiti e potenzialità dei vari progetti. Infine, una stretta di mano e un sorriso. Attorno ai due, occhi sbarrati e bocche spalancate. Ebbene: pare che la politica possa essere anche dialogo, ragionamenti oggettivi, tesi che si confrontano, coinvolgimento, pluralità. Chi lo spiegherà agli altri politici presenti in studio?