Poche settimane fa gli Stati Uniti sono stati scossi dai fatti di Charlottesville, in Virginia. Durante una manifestazione di suprematisti bianchi – ampia formazione che raccoglie vari partiti ed associazioni di estrema destra – un van guidato da un neonazista si è schiantato su un gruppetto di antirazzisti che contestavano il corteo, uccidendo una trentaduenne e ferendo varie persone. I motivi di preoccupazione sono molti: non solo la modalità usata nell’attacco corrisponde a quella ripetuta più volte dai cani sciolti dello Stato Islamico, ma può rappresentare un pericoloso ritorno del nazismo nel mondo liberale. In questo articolo cercherò di analizzare cosa ha portato a questa situazione e quali sono le criticità che dovremo affrontare nell’immediato futuro.

Parto da un presupposto: mi trovo in qualche modo d’accordo con il corteo dei suprematisti, che si opponeva alla rimozione della statua del Generale Robert Lee (il famoso Generale Lee che ha dato il nome all’auto dei gemelli Duke in “The Dukes of Hazzard” 😉). Credo infatti che cancellare i monumenti che ci ricordano la nostra storia sia profondamente sbagliato, perché è la prima mossa per far sì che la storia si ripeta. Ho trovato profondamente sbagliato anche il comportamento di un gruppetto antirazzista che ha buttato giù una statua di un confederato e l’ha presa a calci in diretta su Facebook. Mi domando dove sia finito il rispetto per il prossimo, l’intelligenza e il dibattito.

Ad ogni modo, è bene tornare al punto dell’articolo. Bisogna innanzitutto inquadrare il movimento dei suprematisti bianchi. Questo gruppo è composto da persone comuni, lontane dalle organizzazioni storiche come il Ku Klux Klan o gli Aryan Nations. Forse questo è l’elemento più preoccupante: mentre i membri del KKK dovevano manifestare incappucciati per non rischiare di perdere il posto di lavoro o di venire arrestati, i suprematisti hanno sfilato in polo e bermuda (a volte mostrando tatuaggi con svastiche), brandendo forconi, torce e armi da fuoco e facendo saluti romani. Non erano nemmeno pochi, perché ne sono stati contati circa 1500 in un corteo quasi improvvisato e in una cittadina di neanche 50.000 persone.

Il rischio è che questo diventi un movimento concreto e stabile, trasformandosi nella nuova norma della destra americana. Gli analisti hanno evidenziato come Trump possa aver facilitato questo fenomeno, perché molte persone che avevano perso fiducia nella politica si sono ora riavvicinate, rinfrancate dal loro Presidente – che non ha perso l’occasione per smorzare le colpe dell’assassino dichiarando che anche il corteo antirazzista ha usato violenze. L’inquilino della Casa Bianca gode ancora di un supporto superiore al 75% fra i Repubblicani e potrebbe cercare nuova linfa ancora più a destra, dopo aver ricevuto alcune pugnalate dal suo partito. È quindi possibile che questo movimento stia trovando un terreno estremamente fertile e che stia piano piano attecchendo in spazi prima impensabili.

Mi ha preoccupato anche la totale impreparazione delle forze dell’ordine, che hanno lasciato correre come se nulla fosse finché non è avvenuto l’incidente. Peraltro in Virginia è in vigore l’open carry, che consente di tenere in vista e marciare con armi da fuoco all’interno delle città. Le cronache raccontano quindi di piccole pattuglie – alcune di destra, altre di sinistra – che proteggevano i propri manifestanti. L’equipaggiamento non era di second’ordine: molti erano dotati addirittura di giubbotti antiproiettile, che non si vedono nemmeno in Venezuela. Di fronte a tale spiegamento di forze è forse comprensibile che la polizia abbia preferito intervenire solo se necessario, per evitare di tendere ancora di più i nervi dei manifestanti. Abbiamo assistito per l’ennesima volta alla prova che le armi private non aumentano la sicurezza pubblica, ma al contrario la mettono nelle mani dei privati – cosa almeno tanto scandaloso quanto l’open carry.

Potrebbero quindi esserci stati una serie di sfortunati eventi che ha portato alla paralisi di Charlottesville per un intero weekend: tensioni razziali già in atto prima della manifestazione, possibilità di girare armati indisturbati, discreta forza dei movimenti di destra in Virginia. Non possiamo però dormire sogni tranquilli, perché ci sono segnali che ci indicano che il corteo di suprematisti bianchi potrebbe essere uno sgradito ritorno che ci accompagnerà ancora per molto tempo. Non solo l’ascesa di Trump, ma anche i numerosi messaggi di solidarietà e supporto ricevuti dalle organizzazioni neonaziste di tutti gli Stati Uniti. È inaccettabile che nel 2017 si tengano ancora – e ahimé sempre più frequentemente – cortei in cui si sentano slogan contro gli ebrei (“non prenderanno il nostro posto”), né tantomeno contro gli ebrei. Noi europei non dobbiamo lavarcene le mani, perché queste manifestazioni potrebbero essere un ottimo carburante per accendere focolai simili anche nel nostro continente. E sappiamo che queste forze non sono affatto vicine alle nostre idee.