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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

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Sogno e necessità

Il quarto incontro del ciclo “Cresciamo con l’Europa”(28 marzo) ha avuto come tema “Sogno e Necessità”. Lo ha introdotto Marco Scorzato del Giornale di Vicenza, ricordando che il progetto europeo è un’utopia sostenuta dalla spinte della globalizzazione e dalla necessità di trovare le difese dai suoi aspetti più perversi. Ha passato quindi la parola a Edoardo Zin, vicentino vissuto lungamente all’estero e appassionato cultore delle tematiche dell’integrazione. Alla fine dello scorso anno, la Fondation du Mérite Européen gli ha consegnato la medaglia d’oro al valor europeo “a testimonianza del suo impegno civile e della sua attività nel settore dell’educazione, della pubblicistica e degli studi su Robert Schuman, per l’unione dei popoli d’Europa nella libertà e nella fratellanza”. E’ un’altissima onorificenza, che è stata assegnata in precedenza a Presidenti del Parlamento europeo come Simone Veil, a Presidenti della Commissione come Barroso e Jean Claude Juncker, a Presidenti del Consiglio come Herman Van Rompuy, oltre che all’attuale nostro Ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi.

Sogno

Zin ha esordito ricordando come un ideale possa essere inseguito con pathos e logos, cioè con passione e ragione e come lui si senta attratto più dalla prima. Non prova molto interesse per gli aspetti economici e nemmeno quelli militari dell’integrazione, almeno non quanto per quelli ideali che sono stati alla base della pacificazione e della ricostruzione dell’Europa. Valori come la giustizia, la libertà, la democrazia hanno mosso grandi uomini come Spinelli, Rossi e Colorni che dal confino di Ventotene hanno saputo darci un documento illuminante come il Manifesto per un’Europa libera ed unita. Poi si è aggiunto l’impegno di grandi statisti come Schuman, che, ispirato da Monnet, ha tenuto il 9 maggio 1950 la celebre dichiarazione nella sala dell’Orologio del Ministero degli esteri francese all’origine di tutto. E’stata una proposta di collaborazione economica nei confronti della Germania avvelenata dal nazismo e sconfitta dalla guerra, ma prima ancora è stato un disegno morale che obbediva a principi di pace e fraternità fra popoli. Ci sarebbero stati di lì a poco la Ceca, la Cee, l’Atto Unico, Maastricht ed infine l’euro in progressione secondo la dottrina funzionalista, che non credeva fosse possibile costruire l’Europa in un sol colpo ma per piccoli passi, condividendo quote incrementali di sovranità nazionale.

Oggi questo spirito si è perso. Abbiamo raggiunto risultati ragguardevoli, beneficiamo del mercato unico che non è solo un luogo di scambio di merci, ma anche un luogo di incontro e di relazioni. Però le parole dominanti sono diverse e siamo ossessionati dai vincoli di bilancio, dallo spread, da questioni bancarie e fiscali. L’Europa ha perso la sua anima. Al suo posto abbiamo gli egoismi nazionali, i populismi e movimenti che credono di poter chiudersi in sacri e immutabili confini territoriali. L’Europa che esiste è intergovernativa e sta agonizzando. Non esiste ancora quella federale, che può essere costruita solo recuperando lo spirito di apertura e solidarietà delle origini.

Necessità

La seconda relazione è stata svolta da Adriano Benedetti, già Ambasciatore italiano in vari Paesi e all’Ocse. Ha messo a frutto la sua esperienza professionale con rapidi cenni alla situazione internazionale, premettendo che la crisi dell’Unione è un aspetto della decadenza dell’Occidente.  Dopo cinque secoli di dominio, l’Europa non è più al centro del mondo e soffre di una crisi non solo economica e demografica. Non siamo certo di fronte al crollo di una civiltà, ma sicuramente nel pieno di un ciclo discendente gravato da un clima di incertezza e sfiducia. Nostro compito è quindi reagire ed organizzare le difese, guardando ai pericoli più vicini. Il Mediterraneo è diventato il nostro confine meridionale ed è l’area dove l’islamismo sta consumando i suoi conflitti. Le primavere arabe avevano aperto qualche speranza, ma si sono involute nel loro opposto. La Turchia è ormai nuovamente islamizzata e nutre ambizioni neo ottomane. In Iran è in atto una guerra contro il mondo arabo ed Israele, mentre la nuova politica Usa aggiunge instabilità in tutto il medio oriente. L’Africa è percorsa da continue tensioni in Stati falliti o che non sono mai stati tali e conosce una esplosione demografica, di cui abbiamo segno con le correnti migratorie. I Balcani sono sempre una polveriera, nonostante l’apparente pacificazione, mentre la Russia ha molti buoni motivi per soffiare sul fuoco. Le simpatie verso Mosca non devono far dimenticare che Putin è un satrapo illiberale e che senza la protezione Usa l’Europa soccomberebbe. La Cina è la potenza emergente, di cui ci accorgiamo adesso mentre installa nel cuore dei nostri Stati i terminali della sua via della seta.

L’Europa si trova in un contesto ostile ed è lacerata al suo interno dai populismi. L’integrazione è cresciuta a partire dagli anni ’50, ma il clima che c’era allora non è ripetibile. Era sostenuta dal piano Marshall come difesa contro l’orso sovietico e l’opinione pubblica era impregnata di solidarietà e spirito cristiano. Il progetto europeo rimane uno dei più validi che la storia  abbia mai  prodotto, ma per rilanciarlo non bastano i Trattati. Serve un afflatus spirituale, religioso o laico non importa, che al momento non si vede.

L’Italia è in una condizione di particolare debolezza. Adesso si scopre che è in stagnazione economica, ma i suoi problemi vengono da lontano, dal suo gigantesco debito pubblico soprattutto. Dal futuro non possiamo aspettarci molto, nemmeno dalle prossime elezioni europee, che non vedranno grandi rivolgimenti. Ci sarà qualche spostamento, ma non ci saranno né vincitori, né vinti.

Per l’Italia, lo scenario sarà sempre lo stesso anche dopo il 26 maggio. Dovrà assolutamente ridurre la sua esposizione finanziaria per cominciare a risanarsi e per riacquistare credibilità presso i partner, spingendo verso una ever closer union.

Sono seguite diverse domande, che hanno alimentato un dibattito sulle iniziative da prendere per rilanciare il progetto di integrazione.

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