Risalgono a pochi giorni fa le immagini riprese da alcune telecamere poste sul confine tra Italia e Francia e postate sul profilo Facebook del nostro Ministro degli Interni. La scena vede come protagonisti tre migranti portati entro le linee del confine italiano dalla Gendarmerie francese e lì lasciati dai militari, che indicano loro di proseguire il loro viaggio verso il nostro Paese, episodio non dissimile da quello avvenuto pochi giorni prima nelle medesime zone.

Di fronte alla reazione indignata della nostra classe politica il Ministro degli Interni francese, Christophe Castaner, ha affermato di voler “discutere prossimamente con gli omologhi europei, compreso Salvini” di tale questione, sottolineando come questa tecnica di respingimenti si configuri in realtà come una prassi consolidata al tempo dei Governi precedenti. Il nostro cugino d’Oltralpe ha, inoltre, continuato dicendo: “non ci può essere soluzione senza cooperazione. Le decisioni unilaterali non possono farci fare passi avanti”.

La risposta di Matteo Salvini a queste dichiarazioni non si è fatta attendere: “continueremo a pattugliare i confini, l’Italia ha rialzato la testa. Invito Castaner a Roma”. Parole che ci si poteva attendere da chi ha basato la propria propaganda politica sul rimpatrio degli immigrati “irregolari”, dei clandestini, vedendo dunque nel fenomeno migratorio il principale problema da risolvere nel nostro Paese.

“Castaner evidentemente fa autocritica dopo gli episodi di immigrati scaricati come pacchi dalla polizia francese nei boschi italiani. Castaner è ministro da pochi giorni, sono sicuro che lavoreremo bene e nel rispetto reciproco. Ma servono i fatti: noi siamo pronti a tirare dritto”, ha inoltre affermato il nostro Ministro degli Interni, che non ammette “lezioni” da Macron e dai francesi riguardo ai migranti.

La domanda che sorge spontanea a questo punto, però, è una e una sola: dov’è andata a finire la famosa solidarietà europea, di cui tanto si parla, inserendola, a buon diritto, come fondamento della nostra cultura e della nostra storia?

In molti dipinti e rappresentazioni di tutte le epoche una delle immagini più ricorrenti è l’arrivo di Enea, il mitico eroe virgiliano, sulle coste italiche, fuggito da Troia e dalla sua distruzione per trovare una nuova vita, per dare una speranza al suo popolo e a coloro che ama. Ed è su queste coste che deve vincere il rispetto e la diffidenza dei precedenti abitanti della penisola per trovare un suo posto nel mondo. E oggi come allora lo straniero è visto come portatore di mali, un pericolo per la sicurezza pubblica, una persona da evitare e a cui sfuggire.

E questo sentimento, di insicurezza e impotenza, di fronte a quella che viene presentata dai media e percepita dalla popolazione europea come una vera e propria invasione, anima le coscienze di molti europei dei nostri giorni. Ne siamo testimoni tutti i giorni nel nostro Paese, in Austria, in Ungheria e anche in Francia. È come un virus, si sviluppa e si annida con sempre maggiore forza nella mente e nel cuore dei cittadini europei.

Mi sento di dire che da una parte e dall’altra delle Alpi la solidarietà, valore proclamato con tanta forza e dedizione dai politici, è assolutamente assente. I migranti oggi sono al centro del dibattito politico nazionale e sovranazionale, ma nessuna istituzione al momento pare volersi assumere l’onere di intervenire con segnali forti e decisi.

Una Federazione europea sarebbe utile anche e soprattutto per cercare di risolvere a livello universale il problema dell’immigrazione, dal momento che a quel punto ogni Paese sarebbe chiamato a dare il proprio contributo perché facenti parte di uno Stato unico. In uno scenario di questo genere ogni nazione avrebbe uguale peso e spessore politico, in modo tale da affrontare un problema così complesso con un vero spirito di collaborazione, che ad oggi invece mi pare essere inesistente.

E se da una parte l’Italia deve cominciare ad essere più aperta nei confronti dei migranti, anche la Francia deve iniziare ad assumersi le sue responsabilità nella gestione della questione dell’immigrazione. E non solo con le parole, ma anche con i fatti, innanzitutto cessando la pratica dei respingimenti.