Dopo le energie spese per le elezioni alla Presidenza del Parlamento Europeo, che ha visto il nostro Antonio Tajani svettare su tutti, la politica continentale riparte. Sul banco ci sono ancora tre importantissimi rapporti che potrebbero cambiare in maniera significativa l’Unione Europea. Ciò che è più importante, è che lo farebbero spingendoci un passetto più vicini al governo federale che il nostro Movimento auspica da tempo.

Nell’articolo mi addentrerò nei tre rapporti, cercando di rendervi chiare le differenze e l’importanza di ciascuno di essi.

  • Rapporto Beres-Boge. Comincio da quello più sconosciuto, ma non per questo meno importante. Il rapporto Beres-Boge nasce dalla necessità di riformare il sistema economico europeo e l’unione monetaria, che ha dimostrato tutti i propri limiti durante la crisi iniziata nel lontano 2008. Nel trattato si prende atto del fallimento del Quantitative Easing e delle ristrette misure a disposizione della BCE; si evidenzia, inoltre, che l’Unione Europea è particolarmente suscettibile alle crisi economiche, perché mancano gli strumenti istituzionali e le misure adatte per arginare o fermare del tutto l’emergenza. Il rapporto propone quindi di adottare un bilancio comune, in modo che la BCE – o chi per essa – possa disporre di risorse per adottare una politica fiscale espansiva, che accompagni la politica monetaria espansiva adottata finora. Un altro possibile utilizzo del fondo comune potrebbe essere quello di finanziare il deficit dei paesi in difficoltà, evitando il ripetersi del caos greco. Le risorse per comporre questo bilancio andrebbero trovate in due imposte a livello europeo – le tanto famose tassa sulle transazioni finanziarie e sulle emissioni di CO2. Il rapporto ci ricorda anche che l’unione bancaria, così com’è, risulta essere un peso senza dare alcun vantaggio, perché gli istituti di credito hanno delle precise regole da rispettare ma non godono dell’assicurazione sui depositi europea, che è l’ultimo pilastro dell’unione bancaria. Il rapporto incoraggia quindi di concludere velocemente questa questione, in modo che anche il sistema bancario europeo sia perfettamente allineato. E noi federalisti sappiamo che dopo l’unione bancaria e fiscale viene quella politica, per il principio No taxation without representation.

  • Rapporto Verhofstadt (ammetto candidamente di aver fatto copia-incolla con il cognome 😉 ). La risoluzione nasce per porre fine all’incertezza politica sull’Europa, con una serie di riforme sulle istituzioni. Innanzitutto, vengono creati solo due stati di membership all’Unione Europea: membro a pieno titolo, oppure associato, con i rispettivi diritti e doveri. In questo modo sarà chiaro quali paesi punteranno sullo sviluppo del continente e quali invece staranno solo a guardare. Questo chiarimento metterebbe fine alla diatriba fra UE e UK, permettendo così di sollevare il manto d’incertezza. Il rapporto sostiene anche la creazione di un bilancio comune, così da avere uno strumento per ridurre le differenze fra gli stati membri. È proprio questo gap, infatti, ad alimentare gli scompensi e le difficoltà all’interno della nostra unione monetaria. Il bilancio servirà ad offrire investimenti solo ai paesi più in difficoltà, in modo che ricuciscano lo strappo con chi galoppa. Il rapporto propone anche di creare un’intelligence e un esercito europei, oltre ad un’unione energetica per avere maggior potere contrattuale nell’acquistare gas e petrolio e per usare l’energia in maniera più efficiente. Per gestire tutti questi cambiamenti di portata epocale, il rapporto prevede che la Commissione Europea si rafforzi e diventi a tutti gli effetti l’organo governativo dell’Unione. Ciò comporta che diventi anche maggiormente responsabile di fronte al Parlamento, unico organo nominato in maniera diretta dai cittadini. Il Consiglio Europeo si trasforma in un vero e proprio Consiglio dei Ministri con potere legislativo, al pari per Parlamento. Un ultimo, importantissimo punto del rapporto Verhofstadt è l’eliminazione dell’unanimità nelle procedure di modifica dei Trattati; il rapporto propone che si usi la maggioranza a quattro quinti, e che la minoranza possa in ogni caso uscire dall’Unione o adottare lo status di associato se ritiene che la modifica ai Trattati sia inaccettabile per i propri valori.

  • Rapporto Bresso-Brok. Questa risoluzione nasce per superare i limiti del Trattato di Lisbona ed è in buona sostanza una fusione dei due sopra citati. Si prende atto della debolezza istituzionale ed economica dell’Unione Europea e si propongono alcune soluzioni pratiche: innanzitutto, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) viene inserito a pieno titolo nel sistema istituzionale dell’Unione. Ciò darà maggiore efficacia nella gestione e prevenzione di crisi finanziarie come quella che stiamo vivendo oggi in Italia, conferendo così credibilità all’unione bancaria. Inoltre, viene auspicata la creazione di un bilancio comune alla zona Euro, in modo che si possa far fronte alle crisi economiche. Le novità di questo rapporto stanno nella concezione del cittadino europeo: si parla di un reddito minimo garantito per ogni stato europeo e di garantire il diritto alla mobilità a tutti i lavoratori. Infine, emerge la volontà di creare un esercito comune e un’unica politica estera, in modo da far fronte in maniera efficace alle paure e alle necessità dei cittadini e di gestire in maniera efficace le emergenze dei giorni nostri – su tutti il terrorismo, le migrazioni e le guerre in Medio Oriente.

Insomma, ci troviamo di fronte a tre rapporti che chiedono tutti di procedere in maniera spedita verso una maggiore integrazione fra gli Stati. Mentre i populismi avanzano e le trombe di guerra squillano a più non posso, il Parlamento Europeo si accorge della situazione e reagisce di conseguenza. Ormai siamo giunti al bivio che aspettavamo da tanto: da una parte la totale disgregazione, dall’altra l’unione federale. Ci aspettano mesi di dure battaglie e fatica, ma noi federalisti dobbiamo farci sentire. Queste tre risoluzioni sono un passo convinto nella direzione giusta, ma da sole non bastano: saranno i cittadini a decretare la fine o il successo dell’Unione. Rimbocchiamoci le maniche, perché è giunto il nostro momento.