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Trump contro tutti (o quasi)

La presidenza più controversa della storia degli Stati Uniti d’America si appresta ad affrontare l’ennesimo periodo di contestazione. Oggi, però, le condizioni di Trump sono ben diverse dal quadro nel quale anni fa riuscì ad affermare la propria figura: dopo le elezioni di mid-term, infatti, il Congresso è passato nelle mani dei Democratici; inoltre, i numerosi scandali nei quali tuttora risulta coinvolto il presidente sembrano averlo progressivamente isolato e indebolito.

Venerdì scorso, ormai rassegnato all’idea di non poter ottenere un accordo vantaggioso con i Democratici e di non poter ricadere nuovamente in uno shutdown – sotto la sua presidenza si è verificato il periodo più lungo di parziale stallo degli stipendi ai dipendenti dell’apparato pubblico, il quale ha originato consistenti e rabbiose ondate di protesta -, The Donald ha deciso di ricorrere a una manovra estremamente azzardata e pericolosa: durante una roboante conferenza, il presidente ha dichiarato un’emergenza nazionale nell’area del confine meridionale con lo scopo – peraltro malcelato – di ottenere del denaro pubblico destinato ad altri settori e utilizzarlo per far costruire il muro tanto acclamato dai suoi sostenitori, ossia la barriera finalizzata a scindere Messico e Stati Uniti.

La dichiarazione ha rapidamente scatenato un’ardente sequenza di sollevazioni. Non soltanto da parte dei cittadini, ma anche da parte degli esponenti dei due maggiori partiti statunitensi: da un lato, il Partito democratico; dall’altro, il Partito repubblicano, ossia lo stesso partito cui appartiene Trump. Negli ultimi giorni, persino una coalizione di 16 stati degli Stati Uniti ha deciso di agire contro il presidente facendo ricorso in un tribunale di San Francisco. Tra i 16 stati anche il Maryland, che attualmente è guidato da un governatore repubblicano.

Sorge spontanea una domanda: perché una simile rete di opposizioni? La risposta dev’essere ricercata nella portata della decisione stabilita da Trump: non solo, come lo stesso ha lasciato intuire, si tratta di una dichiarazione priva di motivazioni realmente tali da giustificare uno stato di emergenza, ma si tratta anche di un controverso atto che, se portato a termine, consentirebbe a The Donald di oltrepassare l’autorità del Congresso e di accentrare un’abnorme massa di potere nelle proprie mani, infrangendo i limiti legati alla carica presidenziale.

L’esito del processo innescatosi appare incerto: il “New York Times” ha posto in evidenza l’orientamento poco incline a porre in discussione l’autorità del presidente tipico dei tribunali statunitensi. Nel caso in cui la vicenda giungesse alla Corte Suprema, come alcuni commentatori sostengono, Trump incontrerebbe ancora una volta un vantaggio: attualmente, infatti, la Corte Suprema è composta in maggioranza da giudici conservatori. Nel frattempo, però, la speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, ha comprensibilmente bollato come un abuso di potere la scelta compiuta da Trump e ha lanciato una raccolta fondi tramite la quale allestire una compagna contro la decisione del presidente. È tornato in scena, poi, il senatore del Vermont Bernie Sanders, colui che venne sconfitto dalla Clinton alle primarie dei democratici nel 2016. Oggi, in un’intervista radiofonica, il senatore ha annunciato che correrà ancora una volta per le primarie, deciso a portare a termine la propria “rivoluzione” e favorito anche da una svolta verso sinistra dello stesso Partito democratico, sempre più deciso a discostarsi dal terreno dei Repubblicani. Pesanti gli attacchi sferrati da Sanders a Trump, nemico che il senatore ha apostrofato con appellativi quali “imbarazzo per il Paese”, “bugiardo patologico”, “razzista”.

Sicuramente il futuro degli Stati Uniti d’America, superpotenza sempre più incerta del proprio dominio sul mondo, oggi appare più difficile che mai. Disagi, lotte e altre controversie probabilmente scandiranno i prossimi mesi. Il duello tra la prepotenza di The Donald e le obiezioni dei suoi detrattori, sia Repubblicani sia Democratici, infiammerà il panorama politico a stelle e strisce. E le conseguenze non potranno essere ignorate da nessuno.

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