Quando una donna decide di scrivere di altre donne si possono avere due intenti diversi: si può scrivere per esaltare l’esistenza di una di noi o per criticarla ferocemente, con ancora più forza rispetto agli uomini.

Eppure non ho il desiderio di fare né l’una né l’altra cosa. Non ne sento il bisogno e non ne vedo il senso. Di grandi donne ce ne sono state tante, troppe perché si riesca a scrivere di tutte. Alcune dimenticate, altre celebrate, alcune venerate, altre odiate. Oggi ha poca importanza. Perché io ho scelto di guardare ad alcune di loro come rappresentative di un’epoca, come emblemi, per raccontare la storia di tutte, la storia delle molteplici voci che si sovrappongono lungo i corridoi della memoria, la storia di chi non ha mai smesso di lottare.

Tutte loro hanno portato a ciò che sono io oggi. E a ciò che tutte le donne del mondo sono oggi.

Dopo tanti anni di silenzio, infatti, le donne stanno acquisendo sempre più potere e gli uomini sono rimasti decisamente sorpresi.

Quasi non ci si capacita di come in pochi anni i principali ruoli affidati al genere femminile si siano completamente trasformati: da sole madri e mogli, donne di casa, a donne intraprendenti e indipendenti, mamme e lavoratrici, impegnate politicamente e socialmente.

E soprattutto negli ultimi anni il panorama internazionale ha iniziato a tingersi di rosa.

Prima fra tutte la temutissima cancelliera tedesca Angela Merkel: cresciuta nella Germania est, fin da giovane si dedicò alla politica entrando a far parte della “Libera Gioventù Tedesca” e arrivando, infine, ad essere membro del Bundestag e poi il ministro più giovane del Governo, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “das Mädschen”, “la ragazza”. Nel 2005 ha assunto per la prima volta il ruolo di Cancelliere, giungendo dunque a ricoprire la carica più importante del Paese.

E solo negli ultimi mesi abbiamo assistito all’ascesa di Theresa May, oggi Primo Ministro britannico, che ha preso il posto di Cameron alla guida del Regno Unito avviando le procedure della Brexit.

Altrettanto nota, anche se lontana geograficamente e culturalmente, è il Capo del Governo – anche se non formalmente – della Birmania, il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Dopo venti anni passati agli arresti domiciliari nel suo Paese d’origine, la leader birmana è stata liberata e premiata per il suo impegno, continuo e profondo, per il riconoscimento dei diritti fondamentali e l’affermazione della democrazia.

E ancora più strana deve apparire l’elezione a Governatore di Tokyo di Yuriko Koike, giapponese anticonformista e scaltra, descritta come un’amante del potere, ma soprattutto come una donna forte, colta – basti pensare che oltre alla sua lingua madre parla l’inglese e l’arabo – e dalla personalità trainante. L’importante incarico che Yukiko andrà a ricoprire è significativo dal momento che il Paese del Sol Levante è considerato come uno dei più conservatori per quanto riguarda la parità di genere e non stupiscono affatto le aspre critiche che circondano la sua figura.

E del resto questo è il generale atteggiamento di quegli uomini che ancora non si capacitano di come le donne riescano a raggiungere le loro stesse posizioni: “chissà chi le avrà fatto avere quella posizione”, “mette troppo rossetto”, “bella ma senza cervello” e tanti altri commenti di questo genere si leggono e sentono sui giornali e sui social media.

Insomma, a volte si fa davvero fatica ad accettare che chi è bravo può riuscire, che chi ha le capacità può sfondare nel proprio campo lavorativo e che chi ha voglia di mettersi in gioco riesce a raggiungere risultati che non si sarebbe mai aspettato. In particolare, nonostante tutte le conquiste raggiunte, c’è ancora diffidenza nei confronti delle donne che riescono ad affermarsi in ambiti un tempo prettamente maschili. Oggi si cono donne ai vertici della finanza mondiale e altre che sono direttrici di quotidiani nazionali o blog famosi e scrittrici ricche e di talento. Nomi come J.K. Rowling e Arianna Huffington ci fanno capire che il genere femminile può essere creativo, attento e di successo alla pari di quello maschile.

In un mondo, dunque, caratterizzato anche da personalità così ricche ed influenti ci si dimentica quasi che in certe parti del mondo le donne sono spesso sottostimate o addirittura costrette in schiavitù, che non hanno una voce e che mute nel loro dolore e nella loro voglia di riscatto e libertà dovranno ancora lottare duramente per veder loro riconosciuta pari dignità rispetto all’uomo.

È altrettanto triste, però, vedere il duro lavoro di una persona svilito da commenti ignoranti e ciechi, quelli di chi prova invidia nel vedere il successo altrui.

“Io non conosco nessuno che sia arrivato al vertice senza lavorare sodo. Questa è la ricetta” disse Margaret Thatcher, Primo Ministro britannico negli anni ’80 e ’90, volendo così sottolineare come la forza di volontà riesca a temprare uomini e donne, alla pari. Tutti e due i generi si dovrebbero impegnare al massimo per dimostrare il loro valore. Non c’è bisogno delle “quote rosa” o di dover continuamente ricordare le “pari opportunità”: in un contesto democratico non c’è bisogno di nessuna di queste cose perché ciascuno può essere padrone del proprio destino.

Con la possibile vittoria di Hillary Clinton alle porte il mondo tutto inizia a realizzare un cambiamento radicale: l’avvento del potere delle donne, che non può più essere ignorato o nascosto.

La nostra è una realtà complessa, fatta di scelte e conquiste. Conquiste del genere femminile, che ha imparato che “nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”: sono le donne che devono innanzitutto stimare se stesse se vogliono a loro volta veder riconosciuti loro gli stessi diritti degli uomini.

Non è un percorso semplice, ma la forza e la volontà di affermarsi devono partire da noi, giovani future lavoratrici, che dobbiamo credere in noi stesse e nelle nostre potenzialità.

Perché del resto non bisogna dimenticare che “se volete che sia detto qualcosa, chiedetelo ad un uomo. Se volete che sia fatto qualcosa, chiedetelo ad una donna”.