È passato poco più di un mese dall’insediamento del governo giallo-verde, ma dell’ “avvocato del popolo” sembrano esservi poche tracce. Certo, che Giuseppe Conte non sarebbe stato un premier come gli altri lo avevamo capito fin da subito: avvocato e docente universitario, nessuna esperienza in politica, un carattere molto pacato, quasi timido. Per non parlare del fatto che i suoi vice, che ci piaccia o no, sono due personaggi mediaticamente molto forti. Il Presidente del Consiglio vero per molti italiani è stato e continua ad essere Matteo Salvini: le sue innumerevoli dichiarazioni sulla gestione dell’immigrazione riempiono le pagine dei quotidiani. Luigi Di Maio è stato sicuramente oscurato dal leader della Lega in queste settimane ( i sondaggi più recenti dicono che il partito verde è il primo in Italia), ma negli ultimi giorni il suo nome è tornato al centro dell’attenzione a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto Dignità avvenuta la scorsa settimana.

Dobbiamo ricordare però che Di Maio ci aveva avvertiti: già durante le consultazioni aveva dichiarato che Conte sarebbe stato un “esecutore del contratto”, e che sarebbe stato proprio il contratto di governo il vero perno dell’accordo, il vero capo dell’esecutivo. In questo specifico caso il Presidente del Consiglio può quindi spingersi al massimo ad attività di mediazione e di conciliazione fra i leader dei due partiti, onde evitare fratture pericolose all’interno dell’ “accordo” tra le due forze. Certo è che non dobbiamo sminuire questo ruolo di diplomazia: è risaputo che il Movimento 5 Stelle e la Lega abbiano opinioni contrastanti riguardo ad alcuni temi, e riuscire a trovare punti di contatto su tutto non è sempre impresa facile.

Non si può negare che non vi siano alcuni elementi di distacco tra i due partiti: quando ad esempio parliamo di immigrazione gli animi si scaldano, e il primo a mostrarsi contrario alle linee dure di Salvini è Roberto Fico. Recentemente infatti in merito alla questione delle Ong nel Mediterraneo il Presidente della Camera ha affermato che lui i porti non li chiuderebbe, e che di immigrazione bisogna parlare con “intelligenza e cuore”. La risposta di Salvini non si fa attendere: il vice-premier fa notare che Fico parla a titolo personale, che esprime sì legittimamente una sua opinione ma poi precisa che a prendere le decisioni è solo il Ministero dell’Interno.

Particolarmente discusso poi negli ultimi giorni è il Decreto Dignità voluto dal leader dei 5 Stelle, che rientrava nel programma del “governo del cambiamento”; su questo tema Di Maio assicura che il Movimento e la Lega si trovano completamente d’accordo, ma negli scorsi giorni, durante l’assemblea delle imprese assicurative dell’Ania il Ministro dell’Interno ha dichiarato che il decreto è sicuramente un buon inizio, ma che in futuro il Parlamento dovrà renderlo più efficiente e più produttivo.

Le crepe all’interno di questo esecutivo ci sono e ci saranno, e d’altronde non potevamo aspettarci niente di diverso: le distanze tra la Lega e il M5S, seppure non pesantissime, sono fisiologiche, fanno parte della natura dei due partiti. Ecco allora che torna utile un uomo come Giuseppe Conte, una figura che faccia da tramite tra i due leader, che svolga i suoi compiti senza fare troppo rumore e che soprattutto rimanga nell’ombra. D’altra parte è proprio questo che serve a Salvini e a Di Maio: non potendo essere a capo del governo né l’uno né l’altro è necessario un premier presente che svolga le sue funzioni ma che si veda poco, un premier che offuschi un po’ se stesso per far brillare i veri capi di questo esecutivo.