Da tanto tempo attesa e agognata, finalmente il 25 marzo si è tenuta la marcia per l’Europa a Roma, in occasione dell’anniversario dei 60 anni dai Trattati di Roma, la base di partenza per arrivare all’Unione Europea come la conosciamo oggi.

È stato un lungo cammino quello che ha portato tutti noi, Giovani Federalisti e simpatizzanti del Movimento, nella Città Eterna, dove ancora una volta si è stati testimoni di un sogno, di un vero e proprio atto di fede in un progetto immortale e sempre nuovo, che mai ha cessato di esistere.

È stato, quindi, suggestivo ed emozionante vedere come tante persone delle più diverse età e nazionalità abbiano deciso di sfilare per le vie dell’Urbe, accomunati da un’idea, non lontana o irrealizzabile, ma presente, che deve essere considerata come una vera e propria necessità. Questa è, infatti, la posizione espressa da Giorgio Anselmi, Presidente del Movimento Federalista europeo, che ha ribadito come per combattere gli egoismi locali e i nazionalismi sia necessario dare risposte univoche, in cui l’unica soluzione possibile sia il Federalismo.

Accanto a lui molti leader europei e nazionali, ma soprattutto molti europeisti che con convinzione si sono ritrovati fianco a fianco, senza neanche conoscersi, ma inspiegabilmente vicini, quasi fratelli. Ognuno di essi ha portato il proprio contributo, a partire da una semplice bandiera o da un cartello per arrivare a veri e propri manifesti, uniti al grido “we are Europe”.

E pensare che sessanta anni fa in tanti non avrebbero scommesso su tale progetto. Troppi sono stati i secoli di lotta che hanno diviso la nostra piccola parte di mondo, così litigiosa, fiera e creativa, che solo compatta e coesa potrà oggi fronteggiare sfide quali l’immigrazione, la disoccupazione, il terrorismo e la globalizzazione.

Siamo scesi in piazza sabato -ebbene sì, io c’ero- per chiedere di essere ascoltati e di far valere la nostra voce, scoprendo dunque di non essere così soli come pensavamo, di non essere come l’albatros di Baudelaire, solo, offeso, deriso e dileggiato, incompreso da un mondo troppo crudele.

Abbiamo visto come la speranza si sia ridestata, tingendo di blu il magnifico Colosseo, simbolo più di ogni altra cosa di un mondo antico, di una cultura e di un’identità comune, quella romana, che vive fresca nella memoria di ciascuno di noi.

Ma Roma non è stato solo questo, solo una manifestazione. È stata anche occasione e luogo di incontro dei maggiori leader europei, che hanno definito la nuova tabella di marcia, che non prevede l’ingerenza del Regno Unito, a partire dai temi della difesa e della sicurezza. E tutti insieme i 27 hanno stabilito una linea d’azione comune, cercando di rilanciare l’immagine dell’Europa, a volte sentita così distante dai comuni cittadini.

È stato certamente un segnale positivo, invece, vedere come contemporaneamente a Londra i giovani si siano ritrovati a sfilare in difesa dell’Europa, dimostrando come il Paese di Sua Maestà sia assolutamente diviso riguardo alla questione Brexit. È decisamente significativo notare come nel corteo a favore dell’UE svettassero anche bandiere scozzesi, che facilmente si mescolavano agli altri simboli e cartelli portati durante la manifestazione.

Questi indizi, deboli eppure non per questo meno importanti, fanno ben sperare: si immagina che dopo le vicende inglesi tutti abbiano imparato la lezione e ci si augura che le spinte anti europeiste siano come un vento di primavera, leggero e passeggero.

Ora il nuovo obiettivo è chiaro all’orizzonte: non perdere la strada che è stata tracciata davanti a noi, non perderci lungo la via e non cantare vittoria troppo presto. Bisogna continuare a lottare e ad impegnarsi, cercando di sensibilizzare la popolazione e di propagare il messaggio di Spinelli, ricordandoci che “la via da percorrere non è facile né sicura ma deve essere percorsa, e lo sarà”.

E facendo nostro l’augurio e l’insegnamento di Indro Montanelli: “l’unico consiglio che mi sento di dare…ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio”.