Il nostro non è un Paese semplice, questo lo sappiamo da molto tempo oramai. Per queste ragioni gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno profondamente scosso l’opinione pubblica, destando preoccupazioni e interrogativi di vario genere, soprattutto riguardo l’attitudine delle nostre autorità politiche a far fronte alle emergenze.

Il caso Diciotti ha aperto di nuovo l’interrogativo fondamentale che agita le sale del potere: cosa fare riguardo al problema dell’immigrazione? La nave che è arrivata a Trapani portando poco più di sessanta migranti era stata fermata all’imboccatura del porto e ciò ha determinato l’apertura di un fascicolo a carico del Ministro dell’Interno Matteo Salvini con l’accusa di sequestro di persona aggravato, avendo il Segretario della Lega deciso di “tenere in ostaggio” i soggetti a bordo della nave durante il mese di agosto. Questa azione è stata ampiamente contrastata dagli oppositori politici del Ministro e non solo, dal momento che è stata la Procura di Agrigento ad aver aperto l’indagine in questione inviandola poi per competenza a quella di Palermo.

La replica del leader del Carroccio non si è fatta attendere: una volta ricevuto l’avviso di garanzia con l’indicazione da parte della Procura del reato da lui commesso, Salvini ha letto la comunicazione in diretta su Facebook, lanciando così una risposta al popolo del web. Il Ministro, sprezzante e sicuro di sé, afferma esplicitamente di non aver nulla da nascondere, di attendere con fervore -per non dire con impazienza- l’inizio delle indagini e il momento in cui si troverà costretto a deporre di fronte alla magistratura, l’organo dello Stato che lo accusa. Durante la diretta Facebook Salvini, inoltre, rincara la dose e afferma di non essere assolutamente preoccupato per i prossimi eventi che lo vedranno protagonista, o quantomeno attore principale, all’interno dei nostri tribunali e dei nostri telegiornali. Il leader della Lega quasi ironicamente al termine del video appende al muro l’avviso di garanzia pervenutogli, in polemica diretta a questo punto con la magistratura, che egli definisce senza mezzi termini a lui avversa, per poi mitigare la propria posizione affermando di avere però “totale fiducia nell’operato dei giudici”.

Quella di Salvini è una guerra di immagine, è uno scontro tra titani in cui lui è determinato a non soccombere. E per fare questo è consapevole di avere bisogno del supporto e del sostegno di coloro che gli hanno permesso di far diventare la Lega il secondo partito d’Italia: i suoi fedelissimi elettori. E come si può mantenere un contatto diretto oggi con tutte queste persone, diverse per età, ceto e luogo di residenza?

Oggi il modo migliore per farlo è sicuramente tramite i social network, tramite piattaforme online come Facebook, Twitter o Instagram. Sono i social ad essere la cassa di risonanza dei nostri politici, che agiscono di più tramite uno schermo piatto che non con comunicati o atti ufficiali, consapevoli che per mantenere un legame stretto con i loro elettori devono imparare ad utilizzare il loro linguaggio, fatto di poche frasi, semplici e dirette, e di atti eclatanti.

È un modo diverso di approcciarsi alle cose, un modo innovativo, proprio in tutto e per tutto della nostra epoca, il mondo della post- verità, in cui ognuno può, tramite una tastiera e pochi caratteri, dire ciò che pensa e lanciare messaggi comunicativi di vario genere.

È una rivoluzione ancora in atto, nata con il computer e con internet, ma soprattutto grazie ai nuovi strumenti di comunicazione, che permettono in tempo reale di essere veramente “contemporanei” al nostro stesso tempo, che ci aiutano a condividere esperienze diverse e intense, anche e soprattutto politiche.

A questo tipo di comunicazione non si sottraggono i 5 stelle, che anzi potrebbero essere considerati come i veri e propri promotori di questo cambiamento. Basti pensare alla nascita del blog di Grillo e all’ironia, non troppo velata e nemmeno così distante dal vero, con cui il comico Maurizio Crozza descrive le dinamiche della “rete”, riadattandola alle dinamiche proprie del Trono di spade.

E nemmeno il PD sembra immune al fascino esercitato dai tweet, così rapide ed essenziali nelle loro linee. La stessa Maria Elena Boschi, nel suo account di Twitter, non rimane in silenzio ed entra in viva polemica con il Ministro dell’Interno Salvini, ricordando di come la Lega si fosse scagliata contro di lei per i suoi legami con il mondo delle banche e come adesso tentassero di difendersi dall’accusa di aver sottratto 49 milioni di euro alle casse del partito.

Ed è grazie alla “memoria” dei nostri social che è tornato alla luce un vecchio tweet di Luigi Di Maio, in cui l’attuale leader del Movimento 5 Stelle invitava l’allora Ministro Alfano alle dimissioni, dal momento che si ritrovava ad essere indagato per abuso di ufficio.

Insomma, sempre parafrasando il Trono di spade, “la rete non dimentica”.

Utilizzare, dunque, con così tanta disinvoltura strumenti come quelli informatici, di cui ancora non conosciamo tutte le potenzialità e le funzionalità, può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Da una parte tiene vivo il contatto con i cittadini, dall’altra si ritrova ad impoverire e a semplificare il dibattito politico, per sua natura complesso.

Non ci ritroviamo più nell’agorà di millenni fa, dominata da politici come Pericle, Alcibiade o Solone o da legislatori del calibro di Licurgo. È una realtà, la nostra, potremmo dire più semplice nella sintassi e più complessa nella semantica: il modo di dire le cose e di approcciarsi ai problemi viene banalizzato in nome di una vicinanza oramai fittizia al mondo degli elettori, ma i problemi da affrontare sono forse ancora più complessi di quelli che voleva fronteggiare un uomo dell’ VIII secolo a. C. .

Ed è questo inaridimento del dibattito politico a costituire il vero pericolo per la democrazia: è il voler vedere il bianco e il nero ovunque, il male che si oppone al bene, in una perenne ed inutile contrapposizione dicotomica.

Al centro di queste complesse vicende si pone la figura del politico dei nostri giorni, che forse può essere descritto con le parole che il poeta Friedrich Hölderin riferiva all’essere umano in generale: “egli è un Dio quando sogna, un mendicante quando riflette e ragiona”. Nella sua voglia di essere un Dio e di agire come tale, descrivendo le sue opinioni come Verità assoluta, si dimentica a volte di essere solo un essere umano.