Ed eccoci qui, dunque. Un altro anno è giunto al termine, lasciando dietro di sé tanti ricordi e tante sorprese, soprattutto per la nostra Europa.

A giugno la Brexit e l’uscita di scena di Cameron, mentre dall’altra parte dell’Atlantico si preparava alla vittoria il ciclone Donald Trump, il tutto accompagnato da numerosi attacchi terroristici, da Parigi a Berlino, per arrivare fino ai recenti fatti in Turchia e alla situazione disastrosa della Siria.

Non c’è, quindi, da stupirsi che l’anno appena cominciato sia già pieno di incognite e di domande, cui bisogna dare una risposta.

È notizia degli ultimi giorni quella riguardante le dimissioni dell’ambasciatore inglese Sir Ivan Rogers, scelta che ha provocato un forte “rammarico” tra i membri della Commissione. A dieci mesi dalla scadenza del suo mandato e a soli tre mesi dall’inizio delle negoziazioni tra il Regno Unito e l’Europa l’atto del rappresentante permanente inglese presso l’UE è decisamente significativo: traspare con chiarezza dalla lettera resa pubblica dalla BBC la mancanza di condivisione delle politiche e della linea di negoziato intrapresa dal proprio Paese di Rogers, che non esita ad affermare che “a Whitehall c’è carenza di una seria esperienza negoziale multilaterale”.

A prendere il suo posto ci sarà Sir Tim Barrow: a lui l’arduo compito di attivare la procedura contenuta nell’art. 50 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea.

Cosa accadrà con gli inglesi è difficile da pronosticare: tra la sentenza dello scorso anno della High Court of Justice, in cui si affermava la competenza per il solo Parlamento del Regno Unito a decidere riguardo all’effettiva uscita dall’Unione, e le pressioni e le decisioni prese dal Governo May chissà quante altre avventure ci attendono.

Non meno importante o inaspettata è stata la vittoria del repubblicano Trump alle elezioni per la carica di Presidente degli Stati Uniti, un uomo che, nel bene o nel male, sembra non voler smentire alcuna delle sue promesse. Continua a sostenere, infatti, di voler modificare profondamente la tanto criticata Obama care e di essere intenzionato a chiedere al Congresso di sovvenzionare la costruzione del muro con il Messico.

Per il momento, però, si attende ancora la cerimonia d’insediamento, che si terrà il 20 di questo mese davanti al Campidoglio e che segnerà il vero e proprio inizio della presidenza Trump, non senza qualche polemica. Aleggia ancora il mistero, infatti, su chi canterà in quest’occasione a fianco del miliardario newyorkese: molte sono le celebrità del mondo della musica, americane e non, che sembrano aver “gentilmente” declinato l’invito del neo- Presidente ad esibirsi, dimostrando di non essere sue sostenitrici.

Bisognerà comunque aspettare per dare un giudizio sull’azione di Trump, soprattutto osservando come egli si rapporterà con gli Stati esteri, in particolare con la Russia, l’antica rivale.

E anche la nostra Europa quest’anno farà parlare di sé, con tutte le elezioni che ci attendono: Olanda, Armenia, Francia, Norvegia e Germania sono solo alcuni dei Paesi chiamati ad esprimersi con un voto, che sarà decisivo per le scelte future di queste nazioni. Si andrà incontro ai populismi e ai movimenti anti-europeisti oppure si cercherà di costruire una nuova Unione?

Fondamentale per capire i cambiamenti che agitano il nostro panorama politico è certamente l’esito delle elezioni presidenziali in Austria, in cui ha trionfato l’europeista Van der Bellen, esponente dei Verdi, nonostante i sondaggi vedessero in vantaggio il suo avversario, decisamente nazionalista e critico nei confronti dell’UE. Una notizia del genere non ha potuto che rasserenare in questo periodo di incertezze.

Basti pensare ai numerosi attacchi terroristici che hanno attraversato l’Europa: a luglio Rouen e Nizza, a dicembre Berlino e da ultimo l’attentato a Istanbul la notte di Capodanno. I giorni di queste stragi sono ancora scolpiti nella nostra memoria, vividi e soprattutto vivi nella loro durezza. E ancora oggi sono tante, forse troppe le ipotesi che gli studiosi elaborano per spiegare questo fenomeno. E per quanto certe spiegazioni siano complete ed esaustive non riusciranno mai ad addolcire la tragedia delle vite umane stroncate o ricompensare la perdita di ragazze come Fabrizia Di Lorenzo, che hanno scelto di non arrendersi alla paura e di spostarsi, di viaggiare e lavorare per migliorare la nostra bella Europa.

Per non parlare della guerra che continua a vedere come scenario delle sue battaglie più cruente e terribili la Siria. Esemplificativo a tal riguardo è il filmato realizzato da due cittadine di Raqqa, che mostrano come si sia trasformata in tre anni la città sotto il controllo dell’ISIS, arrivando a sottolineare come persino dalle confezioni dei cosmetici i miliziani dello Stato islamico avessero cancellato con un pennarello nero i volti femminili rappresentati.

E mentre il Medio Oriente continua ad essere scosso nelle sue radici l’Unione Europea vede degli appuntamenti importanti nel 2017. Oggi è il giorno delle elezioni del Presidente del Parlamento europeo e sappiamo bene quali siano i nomi dei candidati. Primo fra tutti c’è Guy Verhofstadt, ex premier belga, che sottolinea come questo sia “il momento di un’ampia coalizione di tutte le forze pro-Europa che metteranno gli interessi dei cittadini europei al primo posto”. I suoi avversari sono tanti e non possiamo dimenticare che tra loro vi sono anche due candidati italiani, Antonio Tajani e Gianni Pittella.

Oggi, però, le sorti del Parlamento europeo sono incerte: fino a poco tempo fa sembrava essere favorito il candidato belga, ma con la sua disponibilità a far entrare nell’Alde, il partito cui appartiene, il Movimento Cinque Stelle, da sempre anti-europeista, le sue possibilità di vittoria si sono fatte sempre più sfocate.

Cosa succederà ancora non lo possiamo sapere, ma una cosa è certa: 60 anni fa il Trattato di Roma ha cambiato il nostro mondo e oggi siamo chiamati ad un nuovo cambiamento, un cambiamento epocale. Dobbiamo dare fiducia alla nostra Europa, consapevoli che ogni nuovo mondo comporta delle nuove sfide.

Ma non dev’essere la paura a muoverci, bensì la determinazione e la forza di chi ha un sogno e di chi andrà a Roma per rinnovare l’impegno che quel sogno diventi realtà.