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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Politica estera

Uno sguardo sul Venezuela

Nella scorsa settimana, la politica internazionale si è concentrata sul Venezuela, dove il Presidente dell’Assemblea Nazionale è stato proclamato Presidente ad interim del Paese. Questo, nonostante la carica sia già tenuta da Maduro, “erede” di Hugo Chavez, colui che è stato eroe dell’estrema sinistra di tutto il mondo con la sua Rivoluzione Bolivariana. Per comprendere meglio cosa stia accadendo, bisogna tornare proprio all’epoca in cui Chavez divenne Presidente. La carica venne ottenuta in un momento difficile per il Venezuela: se è vero che il Paese era uno dei più ricchi del Sud America grazie alle innumerevoli risorse, dall’altra la maggioranza della popolazione versava in condizioni di miseria assoluta. Chavez avviò un piano
di riforme sociali che ebbero un grande successo nel diminuire le disuguaglianze. Questo fu possibile soprattutto grazie alla nazionalizzazione del settore petrolifero ed alla distribuzione dei ricavi nella popolazione. Purtroppo però, lui non era un economista, né se ne intendeva granché di pianificazione economica. L’investimento nell’innovazione e nel rinnovamento del settore petrolifero fu praticamente nullo, così come i tentativi di diversificazione economica. Il Venezuela ha così iniziato progressivamente a perdere produttività. Inoltre, i proventi dell’estrazione non erano sufficienti a coprire tutte le nuove spese e divenne necessario indebitare il Paese. In questo modo l’economia venezuelana divenne dipendente dall’andamento del petrolio sul mercato e molto esposta al generale andamento dell’economia globale.
Difatti, quando nel 2011 il prezzo del petrolio iniziò a scendere, il Paese entrò progressivamente in una grave crisi economica, con inflazione e disoccupazione alle stelle. Nel 2015, per la prima voluta dalla rivoluzione, il parlamento passò in mano all’opposizione. Maduro, che era diventato Presidente della Repubblica nel 2013 a seguito della morte di Chavez, iniziò una serie di riforme per cercare di mantenere il potere, usando il fatto che il governo aveva l’appoggio della Corte Costituzionale e dell’Esercito. Usò poi il fatto che l’Assemblea Nazionale gli bloccasse le proposte di legge per esautorare il parlamento dalle sue funzioni e proclamare elezioni per un’assemblea costituente per cambiare la costituzione, con la complicità della corte suprema. Si venne quindi a creare nel 2017 uno scontro istituzionale nel quale le opposizioni parlarono di colpo di stato, mentre Maduro insistette su fantomatici complotti esteri per deporlo (in particolare da parte degli USA) e sulla legalità delle elezioni per la costituente e per le presidenziali avvenute senza opposizione e non riconosciute da nessuna organizzazione internazionale. L’Assemblea, dopo più di un anno di stallo, ha deciso quindi per lo strappo istituzionale completo, proclamando Guaidò presidente, con l’appoggio di quasi tutto l’Occidente, mentre Maduro ha la solidarietà di vari capi di stato, tra cui quelli di Cina, Russia, Cuba e Turchia, divenendo di fatto terreno di scontro tra l’Ovest e l’Est, in uno scenario che sempre più spesso stiamo vedendo nelle crisi internazionali e che lascia delineare l’inizio di qualcosa che sembra delineare una sorta di nuova guerra fredda tra democrazie e autoritarismi.

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