Beckett mi dovrà scusare, lo so. Ma l’Europa aspetta. E chi di grazia? Angela ovviamente: il suo Godot. L’Unione con il vento a favore di Jean Claude Juncker reformanda est. A Parigi si è di questo avviso, a quanto pare. Lo rende noto il nuovo inquilino dell’Eliseo che in un mix audace di riformismo e prudenza tratteggia il suo manifesto per una “rifondazione” europea.

Sei punti all’agenda di Emmanuel Macron: sicurezza, migranti, difesa, ambiente, digitale e da ultimo, governance economica. Dossier che per il presidente francese occorre un cambio di marcia, in vista di un impegno comune europeo. Temi condivisibili i primi, meno l’ultimo. Per Macron è indispensabile, ma ci va con i piedi di piombo, sa che oltre Reno la situazione è complessa. Pertanto la prudenza è d’obbligo. Infatti, finché l’Europa aspetta il suo Godot, questo è impegnato in una nervosa attesa a sua volta. Angela Merkel, cancelliera per il quarto mandato, ha bisogno di tempo. Tempo per salpare da Jamaica, poetico nome della probabile ed eterogenea coalizione di governo, composto dalla Cdu e fratellini bavaresi in coppia con Verdi e liberali. E finché aspetta, la cancelleria non può rispondere alle sirene di Parigi, rischiando così di mostrare il fianco alle critiche dei liberali di FDP. Critiche che sul fronte economico rivelano una rigidità tutta teutonica, su molte proposte di riforma economica dell’Unione.

Troppi fronti e poche pedine da muovere costringono Angela Merkel ad un limitato margine di manovra, posa innaturale per le sue attitudini da player di serie A.

Sebbene infatti sembri già delineato il quadro del prossimo governo a guida Merkel, dal vertice di Tallin trapela che le trattative per la coalizione entreranno nel vivo solo dopo le elezioni in bassa Sassonia. Nel mentre, i pretendenti jamaicani, per i colori dei rispettivi partiti, avanzeranno le conditio sine qua non per poter far parte dell’esecutivo. Ad impensierire la rieletta cancelliera, questa volta è il turno dei liberali di Christian Lindner. Ritornati dopo una lunga assenza nel Bundestag con ottanta parlamentari, ora l’FDP chiede a Merkel di pesare sui nuovi equilibri. Per farlo pretendono i cordoni della borsa, il dicastero delle finanze, asset cruciale nella politica tedesca. Da due mandati nelle mani del ministro e secondo in capo alla guida della locomotiva tedesca Wolfgang Schäuble, egli diverrà la contropartita di Angela nelle trattative. Obiettivo dei liberali, quello di tenere sotto controllo la leader della Cdu, impedendone in caso eventuali fughe in avanti, in audaci avventure europee. Come contrappeso ai novelli Chicago boys Merkel ha solo un pugno di verdi, con sessantanove seggi che pur condividendo il progetto comunitario, non possono che far storcere il naso all’industria pesante tedesca. Questo in sintesi in precario equilibrio a cui si aggrappano le sorti del futuro governo di Germania. Lo stile Merkel è oramai collaudato, passi felpati, accondiscendenza verso le richieste degli alleati ed una buona dose di pragmatismo condito col fiuto per gli affari. Questo fa di lei un leader noto per saper governare grandi coalizioni. Abile e paziente nelle trattative questa volta ad Angela occorrerà tutto il suo aplomb per strappare una valida alternativa alla grosse Koalition, orfana dei socialisti dell’Spd. Vittime a loro volta di un abbraccio troppo stretto con i cristiano democratici che li ha così dannati al peggior risultato dai tempi del dopoguerra ad oggi.

Ma finché a Berlino si cerca una via per la stabilità, all’Unione dei 27 serve una road map che assicuri il compimento dei molti progetti rimasti aperti. Candidata numero uno a tale impresa non può che essere la nostra lady di Ferro, in grado di portare avanti riforme necessarie, rassicurando al contempo gli alleati più restii. Nulla potrà quindi, partire da Parigi senza che Berlino sia del medesimo parere.

Due leader dunque, Merkel e Macron, necessari l’uno all’altra per governare la sfida della governance europea. Riusciranno nell’impresa? Il ticchettio delle lancette sul quadrante della storia accelera. Arriverà il tanto atteso Godot?