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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Politica interna

Affrontare l’emergenza da Europa unita

Nelle ultime settimane che stiamo vivendo si ha l’impressione che Governo e opposizioni abbiano trovato qualcosa su cui andare, infine, d’accordo.

Si tratta della necessità di fronteggiare il temuto Covid-19, conosciuto meglio come Coronavirus, una malattia che non conosce colore politico, fede religiosa, età o sesso. Una malattia che può colpire ognuno di noi, indistintamente.

Mai come in questi momenti, dunque, sembra necessario fare ricorso all’unità nazionale, a messaggi di incoraggiamento e di speranza, che aiutano le famiglie colpite dal morbo a fronteggiare il virus e i cittadini italiani ancora sani ad avere fiducia nella politica e in chi ci guida.

Eppure, avere fiducia può risultare arduo in giorni come questi. Non siamo abituati a non intrattenere relazioni sociali, a restare a casa, a vivere come se fossimo “in pausa” dalle nostre vite, bloccati in un limbo che non lascia scampo.

Le misure restrittive della nostra libertà di circolazione ci opprimono, eppure si sono rese necessarie per evitare il dilagare di quella che l’OMS ha, ormai, definito come pandemia. In questo scenario tragico, il nostro Paese ha dimostrato la tenuta del nostro sistema sanitario: il lavoro, continuo, incessante e appassionato, dei medici e di tutto il personale ospedaliero sono una grande testimonianza di preparazione, cura e solidarietà. Nonostante ciò, gli ostacoli da superare sono molti: se il numero dei contagi, infatti, continuasse ad aumentare in maniera esponenziale, verrebbero a mancare le strutture, il personale e i dispositivi adeguati per fronteggiare l’emergenza.

Ed è in questi momenti che sentiamo ancor più il bisogno dell’Europa. E soprattutto, necessitiamo di più Europa.

Messaggi di incoraggiamento e di speranza, infatti, sono giunti dalla Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, che, con un messaggio in italiano, ha indirizzato parole di speranza all’Italia. “Il vostro sforzo e il vostro esempio sono preziosi per tutti i cittadini europei. In Europa stiamo seguendo con preoccupazione ma anche con profondo rispetto e ammirazione quello che state facendo. L’Italia è parte dell’Europa e l’Europa soffre con l’Italia”, ha affermato la Presidente con convinzione.

Ormai il rischio e la paura è che il morbo si propaghi a macchia d’olio in tutto il continente europeo, dopo aver già colpito duramente l’Asia ed essere giunto in Australia e nel nord America.

“La Commissione farà di tutto per sostenervi. La crisi colpisce duramente il settore sanitario, che è sotto pressione con un numero crescente di persone da curare. E ha un impatto su molti settori economici. Dobbiamo agire rapidamente, agire insieme e portare aiuto”: queste le parole di incoraggiamento pronunciate dalla Von der Leyen, con la consapevolezza che le chiusure degli esercizi commerciali definite dal Governo italiano provocheranno non pochi impatti sull’economia.

Le misure drastiche definite dal Governo sono necessarie per tutelare la salute dei cittadini italiani ed europei, ma hanno intimorito le imprese, oltre ad aver infiammato anche i mercati.

Vista la situazione del nostro ordinamento, la borsa a Milano è crollata. Evenienza, questa, che non lascia spazio a dubbi o a ripensamenti, che sono risultati, invece, dalle parole di Christine Lagarde, Presidente della BCE. “La BCE non è qui per ridurre lo spread”, ha detto la massima autorità della Banca Centrale Europea, lanciando un segnale contrastante con quanto chiarito dalla Commissione. Anche questa dichiarazione ha messo d’accordo maggioranza ed opposizione. Da più parti, infatti, è giunta la medesima considerazione: l’Italia ha bisogno e diritto, in questa situazione difficile, di essere aiutata. “L’Europa sia solidale”, è il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che conferma, così, la necessità di ricevere messaggi univoci dall’Unione europea, mai come adesso.

Mai come in questo momento, si è sentito il bisogno di qualcosa di più grande di noi. Di un’istituzione che ci faccia sentire amati, presi in considerazione, liberi anche se chiusi tra le mura di casa, ascoltati.

Questo momento storico non è solo una grande prova per l’Italia, ma anche per l’Europa.

Come, nei momenti più bui e duri della Seconda guerra mondiale, i Paesi del mondo libero si sono uniti per trovare una soluzione alle grandi dittature del Novecento e hanno avuto il coraggio di guardare avanti, al futuro, così dovrebbe agire, ora, l’Europa, senza diffidenze, prendendo provvedimenti uniformi in questa situazione di emergenza globale.

E se in questi mesi non si è sentito che parlare della peste di manzoniana memoria, per rievocare i terribili effetti dell’epidemia, dovremmo piuttosto rammentare il contenuto de “La peste” di Albert Camus.
Quando lo scrittore francese descrive la cittadina invasa dalla peste, l’immagine che ci regala è un crescendo inarrestabile di paure e conferme: un demone temuto e respinto nell’oscurità di un periodo, quello trecentesco, replicato nel Novecento, in un mondo nuovo, ma contraddistinto dai medesimi incubi.

E il timore principale è legato alla sensazione – continua e impenetrabile – di impreparazione, come quando ci si trova a fronteggiare una guerra.

“Quando scoppia una guerra, la gente dice: ‘Non durerà, è cosa troppo stupida’. E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare”.

Eppure, mentre il numero dei morti continua a salire e la malattia a diffondersi, ci si autoconsola e non si smette di sperare: con le dovute misure, si fermerà. Insieme.

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