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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Politica estera, Storia

Americani a Vicenza. Ma anche europei

Vicenza ospita da tempo cospicui contingenti dell’esercito americano. In anni recenti è diventata anche la base di Eurogendfor, una struttura di coordinamento delle forze di sicurezza di diversi Paesi europei. Un modello paritario, che potrebbe ispirare la riforma della Nato e portare a riconsiderare le relazioni con Washington.

Gli eserciti hanno storicamente consultato con cura le carte geografiche. Per difendere un confine, presidiare una via di comunicazione, sferrare un attacco, dovevano acquartierarsi nel posto giusto. Oggi lo fanno molto meno. Con lo sviluppo delle tecnologie, la geografia ha perso parte della sua importanza e può passare in secondo piano per motivi d’urgenza, fattori soggettivi e perfino circostanze fortuite. A tal proposito, Vicenza è un caso esemplare.

Dal punto di vista militare la nostra città è da tempo territorio americano, ma non è stata tra le prime. Nell’immediato dopoguerra, gli Usa avevano allestito le proprie basi a Livorno, Sigonella, La Maddalena, Aviano e non avevano pensato a Vicenza. Non ci avevano pensato nemmeno nel 1954, quando avevano stipulato con l’Italia il Bia (Bilateral infrastructure agreement), un accordo quadro allargato alla Nato con generiche formule di collegamento. L’accordo richiamava le prime installazioni e ne aggiungeva altre, come Udine, Verona, Venezia. Ma non Vicenza. La nostra città entra nello scacchiere americano a seguito del Trattato internazionale che nel maggio 1955 riconosce la neutralità dell’Austria. Le truppe americane devono andarsene e la sera del 25 settembre dello stesso anno arrivano a Vicenza, trovando alloggio nei locali dell’ex Gil messi a disposizione dal Comune. E’ una sistemazione di fortuna, sufficiente per quei primi 200 soldati ma non per le migliaia che arriveranno il mese dopo e richiederanno una nuova grande caserma a sud est della città, intitolata a Carlo Ederle fino a quel momento sconosciuto eroe della prima guerra mondiale. Al loro arrivo ha dedicato uno dei suoi primi racconti Parise, che li ha descritti come degli alieni rissosi e dediti a bagordi notturni sotto le eleganti logge palladiane, non proprio dei cadetti educati a West Point.

I vicentini non protestano più di tanto per queste intemperanze e si lasciano accostare dai curiosi mediatori in divisa, che girano per il centro dicendo di chiamarsi De Ciccio, Tramontino, Paragone, Panorama, Carlotto. Nemmeno presentano il conto dei bombardamenti subiti fra il ’43 ed il ’45 e delle molte vittime civili, perlomeno non dimostrano animosità. Gli americani si sentono  rassicurati, chiamano i familiari e per loro creano un grande villaggio a un tiro dai casermaggi. Poi cominciano ad ampliarsi. Si dotano di due installazioni di servizio, la prima a Longare dove si appropriano di una serie di caverne naturali già utilizzate da vari eserciti e idonee per il deposito degli armamenti più pericolosi, compresi ordigni top secret; la seconda un po’ più piccola al Tormeno, una località nei pressi, che attrezzano come deposito di munizioni ordinarie.

Il terzo cospicuo ampliamento si annuncia all’inizio di questo secolo. La decisione matura nel corso della seconda guerra del Golfo (2003), per la quale viene impiegata la 173° brigata aviotrasportata, resa celebre da “Apocalypse now”, divisa tra due basi tedesche nei pressi dell’aeroporto di Ramstein e la Ederle. Per migliorarne l’operatività, serve concentrarla in un’unica base fuori della Germania, che ha il maggior numero di militari americani in Europa ed è contraria all’invasione dell’Iraq. La scelta cade quindi su Vicenza. I progettisti puntano sul Dal Molin, il vecchio scalo civile, dove è presente da tempo un distaccamento americano assieme ad altri reparti nazionali, sotto l’egida della Nato. E’ un’area del demanio militare di oltre 1 milione di mq, facilmente acquisibile e attrezzabile. La pista di per sé non interessa e infatti viene in gran parte raschiata, costringendo gli Enti locali a porre fine al fallimentare progetto di linee civili a corto raggio. L’intervento è accompagnato da notevoli polemiche e manifestazioni di protesta, che tuttavia non impediscono la realizzazione delle opere. La base viene inaugurata nell’estate del 2013 alla presenza di autorità militari e civili di entrambe le parti e porta adesso il nome di un partigiano cadorino (Del Din) a simboleggiare l’inizio di un nuovo corso. Questo trova conferma nei più recenti piani del Pentagono, che prevedono una generale riorganizzazione delle basi in Europa. Vicenza verrà potenziata e diverrà una delle più importanti basi italiane, anche se i nuovi contingenti arriveranno con qualche ritardo a causa dell’epidemia in corso.

Ma non ci sono solo gli americani. Contestualmente al raddoppio della Ederle, ha preso corpo un progetto tutto europeo per integrare le gendarmerie nazionali. Dopo alcuni anni di consultazioni, nell’ottobre 2007 Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e Italia hanno firmato a Velsen nei pressi di Amsterdam un Trattato per coordinare le rispettive capacità di polizia e sicurezza, esteso successivamente a Polonia ed Estonia. Con i reparti messi a disposizione da ciascun partner è stato costituito Eurogendfor sottoposto al coordinamento di un Comitato di Ministri degli Esteri e della Difesa dei rispettivi Governi, che ha preso stanza nella nostra città nella dismessa caserma Chinotto. E’ operativo da tempo ed ha partecipato a diverse missioni all’estero per conto di Ue, Onu e Nato. Al momento ha capacità d’intervento limitate, ma è interessante come modello di cooperazione paritaria in linea con le richieste di riforma della Nato avanzate da parecchi Paesi europei, Francia in testa.

Per avere una politica estera credibile, l’Ue sa di dover progressivamente affrancarsi da quella americana. E’ già stata trascinata in troppe avventure in cui non credeva e non intende seguire ulteriormente le decisioni di Washington, senza aver voce in capitolo. E’ il principale tema politico di questa legislatura, che si protrarrà a lungo e produrrà inevitabili tensioni. Se l’Europa troverà la necessaria coesione, gli Usa vedranno messa in discussione la loro presenza militare nel nostro continente e saranno costretti a valutare soluzioni di compromesso. Se si avvierà un processo in tal senso, Vicenza sarà tra le prime città ad avvertirne i segni.

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