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Politica interna

Coronavirus: le libertà fondamentali sono a rischio?

Sono passate ormai tre settimane dall’emanazione del DPCM dell’11 marzo per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Da allora, la nostra libertà personale ha subito molte pressioni, e man mano che la curva dei contagi saliva, i suoi confini si restringevano sempre di più. Il colpo però non è stato attutito da tutti allo stesso modo, e abituarsi a questa nuova realtà è stata una sfida: tra chi organizzava picnic nei parchi e chi faceva brindisi a casa di amici, il nostro esecutivo si è visto obbligato a rafforzare i controlli sul rispetto delle misure di sicurezza. A onor del vero però, la maggior parte del popolo italiano ha risposto positivamente ai provvedimenti, e si è dimostrata responsabile e pronta a cambiare radicalmente il proprio stile di vita per contenere il più possibile la diffusione del virus. 

È stato però inevitabile per molti porsi questa domanda: è davvero necessario un sacrificio di questa portata? Oppure le decisioni del governo sono in qualche modo estreme e rischiano di mettere in pericolo quelle che sono le libertà fondamentali di noi cittadini?  Stiamo parlando in sostanza di quelle libertà di cui noi godiamo quotidianamente, forse senza nemmeno rendercene conto: andare a fare una passeggiata con un amico, portare i figli a giocare al parco, spostarci sul territorio nazionale ed internazionale.

Ed è proprio in questo momento che si manifesta l’importanza della Costituzione, che consacra questi diritti e li rende supremi, intoccabili. La nostra carta fondamentale, la colonna portante del nostro ordinamento giuridico, ci viene in aiuto proprio quando cadiamo nella tentazione di dare per scontati tutti gli agi con cui viviamo oggi, ricordandoci che milioni di persone hanno perso la loro vita per assicurarci tutto questo.

In queste ultime settimane però, il nostro Paese, come tanti altri, si trova a dover fronteggiare una pandemia, e le misure adottate dal governo sono fortemente limitative della libertà personale: parliamo di limitazioni che la nostra Repubblica non ha mai conosciuto nella sua storia. Tutto ciò, chiaramente, non sarebbe minimamente ipotizzabile nel nostro Paese in un contesto ordinario, ma la situazione di eccezionalità e gravità che stiamo vivendo rende inevitabile l’adozione di misure e provvedimenti che vanno a comprimere la libertà costituzionali. Prima fra tutte, la libertà di circolazione sancita dall’art.16, secondo il quale ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, ed è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi. È sospeso poi il diritto di riunione, per il quale l’art. 17 non richiede l’avviso nemmeno se si tiene in luogo aperto al pubblico, così come la libertà d’impresa che trova la sua tutela nell’art. 41 quando afferma che l’iniziativa economica privata è libera.

Ecco che quindi ci troviamo paradossalmente a vedere sospesi dei diritti che la nostra Costituzione ci dà, ci garantisce e ci spinge ad esercitare. Ma di fronte ad una guerra, specie contro un nemico invisibile e intangibile come è un virus, la nostra libertà in qualche modo soccombe, è chiamata a farsi da parte: c’è un bene più grande, più alto da proteggere, quello della salute, dell’incolumità pubblica. È d’altronde la stessa carta costituzionale che prevede la possibilità di limitare i diritti fondamentali in situazioni di eccezionale gravità, come è inequivocabilmente quella che stiamo vivendo oggi. Certo, la linea che divide libertà personale e diritto alla salute è una linea molto sottile, ed è difficile, quasi impossibile, dire in modo assoluto quale dei due diritti prevale sull’altro in un’ipotetica gerarchia. Ma in situazioni di emergenze sanitarie di questo peso, uno Stato di diritto degno di essere chiamato tale mette al centro la tutela della salute dei suoi cittadini, anche con misure restrittive temporanee.

 A mio avviso però, non è del tutto corretto limitare la questione all’ambito giuridico e quindi legislativo, perché i confini sono molto più ampi, e toccano tutti noi. Sicuramente è compito delle istituzioni riconoscere un’emergenza, mettere in campo tutte le misure necessarie ed assicurarsi che tali misure non siano adottate invano ma che raggiungano il loro scopo, ma anche noi cittadini abbiamo il dovere di essere responsabili, e di comprendere quando siamo chiamati fare dei sacrifici temporanei per un bene sacro come quello del diritto alla salute. È proprio per questo che mi auguro infatti che il dramma del coronavirus ci aiuti perlomeno a riscoprire quel sentimento di comunità, quel senso di appartenenza che negli ultimi anni abbiamo trascurato.    

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