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Politica interna

Coronavirus: l’urgenza di un Piano europeo per lo sviluppo e il lavoro

L’epidemia di COVID-19 iniziata nel febbraio 2020 sta mettendo chiaramente in luce l’urgenza di scelte precise sul ruolo dell’Unione Europea nella gestione delle crisi e nel sostegno a sostegno a imprese e lavoratori.

Oggi l’Unione europea è totalmente impreparata ad affrontare la crisi di proporzioni gigantesche che stiamo vivendo, e rischia fortemente di esserne travolta. A fronte dei primi interventi emergenziali, assistiamo ad una reazione nazionalista diffusa, nei comportamenti dei governi e delle opinioni pubbliche: una mancanza di empatia, prima ancora che di solidarietà. A completare il quadro la presidente della BCE ha avuto la gravissima responsabilità di produrre il panico finanziario con un’uscita improvvida, non all’altezza del ruolo che ricopre e del momento storico che stiamo affrontando.

“La divisione europea – dichiara il Segretario dell’MFE Vicenza Enrico Peroni – ha trasformato la crisi finanziaria innescata dagli Stati Uniti nel 2008 in una crisi del debito sovrano in Europa. La divisione europea oggi potrebbe trasformare la crisi sanitaria nata dalla mutazione di un virus in Cina in una nuova crisi economica che travolgerà il nostro continente.”

“Per evitarlo – precisa Peroni – l’Unione Europea e tutti gli Stati europei dovranno realizzare un fortissimo intervento coordinato e centralizzato a sostegno dello sviluppo e del lavoro aiutando tutti i cittadini e le imprese colpiti dal Coronavirus. La divisione potrebbe essere la fine del progetto europeo. E, con esso, dei principi con cui è nato: pace, benessere e libertà.”

Ma cosa si può fare? In ambito sanitario l’Unione Europea non ha sostanzialmente competenze rilevanti. Oggi deve sostenere l’azione compiuta dagli Stati, aumentando la solidarietà e limitando gli atti e i comportamenti egoistici dei singoli Paesi.

In ambito economico-sociale, invece, l’Unione Europea è l’unico soggetto che potrà garantire una risposta vera alla crisi. “Il fatto che mancassero un protocollo unico e delle istituzioni forti in grado di far fronte a questa epidemia – afferma Giovanni Coggi, segretario GFE della sezione vicentina – deve farci riflettere sulla situazione dell’integrazione europea oggi. Ora la priorità è avviare un piano straordinario, che sappia andare oltre alle pratiche intergovernative degli ultimi anni.”

Abbiamo iniziato a intravedere le prime nelle scelte dell’Eurogruppo (ossia i Ministri delle Finanze dei 19 Paesi che adottano l’Euro) e della Commissione Europea di questa settimana, tra cui l’allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità che consente agli Stati di aumentare la spesa per far fronte all’emergenza. Ma serve battere chiaramente il tracciato, capendo fin da subito che non sarà sufficiente la politica monetaria per rispondere alla crisi in atto. Saranno, invece, essenziali 2 azioni, strettamente collegate:

  • approvare immediatamente il piano finanziario pluriennale aumentando il bilancio europeo in modo che possa far fronte alle esigenze di sviluppo e sostegno ai cittadini necessarie al momento;
  • dare vita a un vero bilancio europeo federale, con il quale poter finanziare con strumenti adeguati un piano pubblico europeo per promuovere la ripresa economica e la coesione sociale durante e dopo l’emergenza, possibile attraverso strumenti come imposte europee (come la tassa sulle transazioni finanziarie o quella contro l’anidride carbonica) e, in generale, risorse autonome.

Il senso del progetto europeo rimane intatto e fondamentale ma per difendere le libertà e i diritti sociali che godiamo come europei questo progetto deve dare risposte chiare ai problemi di oggi. E, con questa crisi, le risposte sono più urgenti che mai.

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