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Cultura

Facebook sta distruggendo la democrazia?

È passato ormai un anno da quando è scoppiato il caso di Cambridge Analytica, la società britannica specializzata in analisi dei dati e consulenza politica accusata di aver utilizzato i profili Facebook di milioni di persone indirizzando loro pubblicità altamente personalizzate per favorire l’elezione di Trump. Oggi, il social di Zuckerberg viene nuovamente accusato di manipolare le sorti politiche del mondo. L’artefice di queste inchieste è sempre la stessa, Carole Cadwalladr, una giornalista dell’Observer, che recentemente ha tenuto un impressionante discorso al TED di Vancouver, una serie di conferenze in tema di tecnologia, intrattenimento e design.

La reporter inglese racconta che il giorno dopo il referendum sulla Brexit, venne inviata dal direttore dell’Observer nel Galles meridionale per un reportage. La donna arriva in una cittadina chiamata Ebbw Vale, dove vi è stata una delle percentuali di voti per il “leave” più alta: ben il 62% dei cittadini qui ha votato a favore della Brexit. La giornalista voleva capirne il motivo. Girando per la città, incontra alcune persone che esprimono tutte lo stesso sentimento: l’Unione Europea non ha fatto nulla per loro, li ha solo riempiti di immigrati e rifugiati politici, ed è ora che la Gran Bretagna riprenda in mano il controllo. Ed è proprio qui che cominciano a sorgere dei dubbi. Perché negli ultimi 30 anni, Ebbw Vale ha visto sorgere un nuovo centro sportivo, una nuova linea ferroviaria, una stazione, un tratto stradale, un college da 33 milioni di sterline: opere queste che sono state finanziate per la maggior parte proprio dall’Ue. E, come se non fosse abbastanza, Ebbw Vale ha una delle percentuali più basse di immigrati e rifugiati politici di tutto il Galles. Allora qui sorge spontanea una domanda: dove hanno reperito tutte queste informazioni sbagliate i cittadini?

Semplicemente, su Facebook. È una stessa cittadina di Ebbw Vale a contattare la giornalista dicendole che prima del referendum sulla Brexit circolavano sul social network notizie spaventose, notizie sull’immigrazione, in particolare sulla Turchia, che dicevano che 76 milioni di turchi erano pronti per entrare nell’unione. Il ché è totalmente falso, perché non si sta nemmeno discutendo dell’entrata del paese turco nell’Ue. Le persone sono state letteralmente manipolate, raggirate tramite la diffusione anonima su Facebook di bugie, pagata con fondi illegali. Il voto sulla Brexit, dice la giornalista, “è stato la più grande frode elettorale del Regno Unito degli ultimi cento anni”.

Purtroppo non ci sono prove della circolazione di queste notizie, perché Facebook non ha un archivio degli annunci pubblicitari, o meglio, lo nasconde; ma tutti noi sappiamo bene che le fake news esistono, e circolano sempre di più. Forse non abbiamo ancora chiara la portata di questo fenomeno, fin dove si possa estendere, quanto possa influire sulle scelte di vita che facciamo ogni giorno. Ma se questa manipolazione tecnologica del voto ha davvero avuto dei risultati, ha davvero rappresentato un’interferenza elettorale, significa che, come ha affermato la giornalista, “La nostra democrazia è in crisi, e le nostre leggi non funzionano più.” Ed è proprio così. L’oscurità del web sta davvero rendendo il terreno della democrazia sempre più fragile. Attenzione però, queste vicende non sono una novità, ma esistono da più tempo di quello che si voglia far credere. E non dobbiamo incolpare Facebook di tutti i mali del mondo. La stessa editoria ha le sue colpe di disinformazione, e ha fatto talvolta uso di false notizie alla disperata ricerca di rimanere a galla; e anche noi stessi lettori dovremmo sviluppare più senso critico nell’informarci.

In ogni caso, inchieste come quelle di Carole Cadwalladr ci dovrebbero allarmare soprattutto all’indomani delle elezioni europee, dove i target diretti di queste aziende tecnologiche potremmo essere tutti noi cittadini europei.

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