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Here comes the Sun

Nella notte tra il 9 e il 10 febbraio è partita da Cape Canaveral in Florida (USA), la sonda Solar Orbiter, dall’apertura alare di 18 metri, costruita da Airbus Defense and Space, la divisione che si occupa di tecnologia spaziale e militare della società europea Airbus Group, con sede a Monaco di Baviera, grazie a un razzo Atlas e sfruttando la spinta gravitazionale di Venere e la Terra che si trovano ora allineati.

Il lancio ha dato così il via alla prima missione di classe M dell’ESA Cosmic Vision, programma di missioni scientifiche a lungo termine che si sviluppa tra il 2015 e il 2025, come successore del programma scientifico a lungo termine Horizon 2020.

Lo scopo del programma è quello di rispondere, tramite l’astronomia, l’astrofisica, esplorazione del sistema solare e fisica fondamentale a quattro interrogativi: quali sono le condizioni necessarie per la formazione planetaria e l’abiogenesi (origine della vita)?; come funziona il sistema solare?; quali sono le leggi fisiche fondamentali dell’universo?; come si è originato e di cosa è costituito l’universo? 

La missione realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea in collaborazione con NASA che fra circa un paio d’anni porterà Solar Orbiter a 42 milioni di Km dalla superficie del Sole (una distanza inferiore di quella che intercorre tra Mercurio e la stella) si dimostra estremamente ambiziosa: essa ha infatti il preciso scopo di esplorare i poli del Sole, regioni che finora sono rimaste pressocché inesplorate. Risale al 1990 il lancio della sonda Ulysses, anch’essa nata da una collaborazione fra NASA ed ESA, la quale però a differenza di Solar Orbiter era priva di fotocamere, non potendo quindi fornire immagini dei poli solari.

All’interno di Solar Orbiter oltre a EUI, la fotocamera belga che ci permetterà di ottenere le suddette immagini, saranno presenti altri 9 strumenti selezionati tra gli stati membri di ESA e NASA, ognuno con un compito specifico i quali ci permetteranno di fare rivelazioni e analisi delle particelle emesse durante l’attività solare e misurare il campo magnetico della stella.

Gli strumenti di rilevazione interni saranno protetti da uno scudo termico il quale sarà sempre esposto alla superficie solare e dovrà sopportare una temperatura di oltre 500°C, mantenendo la parte della sonda in ombra a -180°C. La strumentazione sarà in grado di raccogliere informazioni grazie a delle cavità nello scudo protette da strutture mobili (occultatori esterni), dalle quali potranno uscire per il tempo necessario a compiere le rilevazioni per poi rientrare una volta terminate o ogni volta che l’interno della sonda inizierà a scaldarsi.

Con lo studio dei poli i ricercatori confidano di poter comprendere meglio alcuni meccanismi del Sole che determinano il cosiddetto “tempo meteorologico spaziale”, ovvero come mutano le condizioni metereologiche nello spazio. I dati raccolti da Solar Orbiter inoltre potrebbero permettere di studiare meglio il comportamento ciclico del Sole.

Una missione sicuramente ambiziosa e dal potenziale elevatissimo, tanto che Yannis Zouganelis, scienziato ESA addetto al progetto Solar Orbiter, lo ha definito una missione in grado di inspirare la prossima generazione di esploratori dello spazio.   

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