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Politica interna

Il tramonto dell’era Merkel

Angela Merkel annuncia il suo ritiro, il 2021 sarà l’anno in cui si concluderà il suo mandato di Cancelliera cominciato oltre 13 anni fa. L’annuncio, arrivato dopo l’ennesimo insuccesso elettorale in Assia, scuote la politica tedesca obbligandola a ridefinirsi secondo equilibri ignoti ma prossimi.

La sua lenta parabola discendente ha avuto inizio per i più nel 2015, quando la sua politica pro immigrazione aveva suscitato forti polemiche nel suo partito e tra governi, usualmente allineati alle politiche di Berlino. Da tempo una fronda anti-Merkel, interna alla Cdu la accusa di avere trascinato il partito in una linea così centrista da sembrare quasi socialdemocratica.

Ma queste accuse non tengono in alcuna considerazione l’abilità della cancelliera Merkel di mobilitare fette di elettorato, non tradizionalmente affini al suo partito, unicamente facendo proprie battaglie e proposte dei suoi avversari. Ne sanno ben qualcosa i socialdemocratici della Spd, sfiancati in un lungo abbraccio da grossKoalition capace di infliggerli forti perdite elettorali e lasciandoli esausti in una crisi di identità.

Ma per quanto abile nel tenere gli equilibri interni e tra alleati l’ultimo anno per la leader tedesca è stato irto di sfide e problemi. In una ormai sindrome da accerchiamento, la Cancelliera ha dovuto subire un repentino ed imprevisto mutarsi nei rapporti con l’amministrazione americana.

Il tutto in un clima internazionale che va riscaldandosi di ora in ora, con un attivismo russo a cui Merkel non riesce più ad opporsi efficacemente.

Ma è il teatro interno che ha sfiancato la segretaria della Cdu, il suo tentativo di saldare in un esecutivo color Jamaica, Verdi, Liberali e cristiano-sociali non ha prodotto effetti, divorandone invece una buona fetta di capitale politico.

La linea centrista sottoposta ad un contesto sociale sotto pressione e l’emorragia di voti conseguente, hanno sfilacciato i rapporti con gli storici alleati, nonché cugini bavaresi della Csu.

Inoltre le continue schermaglie a cui Merkel è stata sottoposta dal suo ministro degli interni, il bavarese Seehofer l’hanno indebolita ulteriormente. Tuttavia l’unico risultato tangibile di tale pressione sulla cancelliera è stato quello di spingere a destra, scoprendo il centro, brillantemente occupato dai Grüne, nuova rivelazione delle ultime elezioni.

Insomma più che dai compagni-avversari di coalizione della Spd, angela Merkel ha dovuto subire una lenta guerra di logoramento, in cui le sue doti di mediatrice degli opposti non l’ha salvata, condannandola invece ad un facile tiro al bersaglio dai suoi stesi compagni di partito, sempre più timorosi di essere scalzati a destra.

Tuttavia la decisione di abbandonare la politica non è immediata e nel pur breve termine che Merkel ha guadagnato con la sua dichiarazione inaspettata, la Cancelliera si è riservata il tempo utile per chiudere importanti dossier e giocare le ultime importanti partite.

Il 2019 sarà un anno di cambiamento nella politica europea, le elezioni per il prossimo parlamento potrebbero dare vita ad un emiciclo parlamentare, nettamente spostato a destra, dove glia accordi tra le famiglie politiche europee saranno da ridisegnare.

Il partito della Cancelliera inoltre ha già indicato il suo sostegno a Martin Weber esponente della Csu bavarese come guida alla coalizione dei popolari alle europee. La figura di colui che sarà quindi lo spitzenkandidat del PPE sconta tuttavia un basso profilo istituzionale e c’è chi vedrebbe molto più adatta al ruolo la nostra Cancelliera, anche se tutto ciò appare molto improbabile.

Merkel in ogni caso si vedrà a dover trattare con un parlamento europeo parecchio dissimile dai suoi precedenti e tutto ciò senza contare il peso del presidente francese Macron in esso.

Ulteriori dossier che la tramontante leader tedesca si vede a dover ultimare sono la Brexit, l’assetto dell’eurozona, i rapporti con USA e Russia e il infine il gasdotto Nord-Stream2.

Merkel ha quindi in fronte a sé un’agenda carica di punti e scarsa di spazi bianchi.

Il poco tempo che ha guadagnato in attesa che il congresso del suo partito di dicembre, nomini il suo successore sarà decisivo per capire l’orizzonte temporale del suo esecutivo.

Le possibilità infatti che Angela Merkel arrivi fino al 2021 è di per sè alquanto flebile, il tutto dipenderà da chi sarà il suo successore alla guida del partito. Nel caso infatti che a sostituirla sia la sua delfina Annegrette Kramp-Karrenbauer le aspettative di vita dell’esecutivo Merkel potrebbero allungarsi di molto, ma il passaggio delle europee sarà comunque una sfida per la Cancelliera.

L’Europa si appresta a trovare un nuovo equilibrio, abbandonando il vecchio, di cui Angela Merkel nel bene e nel male è stata perno centrale ed essenziale.

La Cancelliera che domina la scena da quando George W. Bush era alla Casa Bianca e Silvio Berlusconi al governo in Italia si appresta ad abbandonare la scena, e con essa tutto un assetto politico e diplomatico formato e plasmatosi sulla figlia di un pastore della Germania Est.

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