Il blog del Movimento Federalista Europeo - sezione di Vicenza

Economia

It’s just a MES

Per essere raffinati diremmo: “pasticcio”. Ma la verità è, signori miei, che è tutto e solo un gran casino! Questo MES s’intende.

Ma si badi bene, non mi riferisco alla nota riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, ma all’accoglienza che la nostra opinione pubblica e la politica nostrana più in generale, le ha riservato.

Andiamo con ordine. Di cosa parliamo quando ci riferiamo a questo acronimo di tre lettere che per ancora troppe persone è sinonimo di catastrofi, tradimenti e bancarotte?

Il MES, altrimenti detto fondo salva-stati, altro non è che un’organizzazione intergovernativa europea, nata nel 2012 con la crisi dei debiti sovrani e volta a fornire assistenza finanziaria ai paesi dell’area euro, di modo da salvaguardarne la stabilità.

Si è a lungo dibattuto sulla sua governance, prima di tutto, dipinta come una fredda struttura tecnocratica, svincolata da un qualsiasi controllo democratico. Ma le cose stanno in modo ben diverso, rispetto alla comune narrazione fatta.

Il MES è infatti gestito da un board of Directors, scelti a loro volta dai ministri delle finanze dei paesi membri, i quali costituiscono il board of Governors, presieduto dal portoghese Mario Centeno presidente dell’eurogruppo.

Pertanto, i nostri famigerati tecnocrati, sempre accusati di non rispondere ad un sistema di controllo democratico, verranno scelti dai nostri ministri delle finanze e quindi dai nostri governi. That’s it.

Inoltre, un ulteriore elemento che viene spesso taciuto quando ci si riferisce al MES, è l’influenza che il nostro paese vi avrà.

Ma veniamo al dunque, scopo del fondo sarà quello di erogare linee di credito ai pesi in difficoltà che ne faranno richiesta.

Ora dunque il MES consterà in un fondo da 80 miliardi di euro, aumentabili fino ad un massimo di 700 miliardi tramite l’emissione di bond. L’Italia ha finora conferito in sette anni poco più di 14 miliardi, sottoscrivendone un totale di 125, questo quindi fa del nostro paese il terso azionista del fondo, con il 17,8% del totale e preceduta solo da Francia e Germania con una quota rispettiva del 20,3% e 27,1%.

Ricordo a chi non lo avesse dimenticato o mai saputo, che per ogni decisione è necessario almeno l’85% dei voti favorevoli, regola che ci assegna dunque il potere di veto su ogni singola decisione.

L’accusa che più spesso viene mossa dai critici del nuovo meccanismo di stabilità è dunque che l’Italia dovrà conferire denaro a cui non potrà mai accedere.

Mi si lasci dire, che spero vivamente di non vedere mai una tale eventualità, perché vorrebbe dire che la sostenibilità del nostro debito sarebbe venuta meno, con le conseguenze che noi tutti potremmo immaginare.

Il senso dunque di tale fondo è di generare un meccanismo sicurezza delle finanze pubbliche nei paesi interessati, assicurando al contempo un repentino intervento, volto a placare le eventuali speculazioni che già in passato ci hanno colpito.

La successiva accusa che spesso i sovranisti nostrani muovono dall’alto della loro copertura mediatica, è l’accessibilità al fondo salva stati, subordinata ad una ristrutturazione del debito.

Niente di più falso.

Con la riforma del MES, infatti saranno disponibili due diverse linee di credito, la prima chiamata PCCL, Precautionary Conditioned Credit Line, accessibile a tutti i paesi dell’area euro che lo richiederanno e che presentino al contempo una situazione finanziaria solida.

A tali paesi verrebbe fatta richiesta tuttavia di rispettare i vituperati parametri di Maastricht, ovvero il 3% di rapporto deficit PIL e il 60% di debito PIL.

La seconda linea di credito chiamata invece ECCL, Enhanced Conditions Credit Line, sarà accessibile a tutti, anche a coloro che non rispettino i già citati paramentri, quindi una decina di paesi tra cui noi.

Detto tutto ciò, giungiamo alla tanto dibattuta ristrutturazione del debito, assieme ai mille luoghi comuni fioriti attorno ad essa.

In primo luogo, va smentita la diceria secondo cui, l’ottenimento di un prestito dal fondo salva-stati debba essere condizionato alla ristrutturazione del debito.

Le procedure infatti, prevedono che la Commissione per conto del MES tratti in questo caso con lo stato beneficiante, le misure da attuare per ritornare ad una relativa stabilità macroeconomica e ad una sostenibilità del debito pubblico. Qualora infatti, non venga dato seguito alle misure concordate o il debito riceva un giudizio sulla sostenibilità negativo, allora e solo allora si provvederà alla ristrutturazione del debito.

Mi si conceda quindi, che l’inferenza secondo cui ad un prestito del MES debba seguire una ristrutturazione del debito, è del tutto erronea ed a tratti maliziosa. Ma sono certo che certe conclusioni sono senz’altro frutto di ingenuità e non di calcoli politici fatti sulla pelle del paese.

Anche perché va ricordato che in caso di un giudizio eccessivamente negativo, MES o non MES il nostro debito non lo potremmo certamente ripagare. The same old story.

Pertanto, un tale meccanismo di salvaguardia tra gli stati è stato introdotto per evitare l’azzardo morale, di chiedere prestiti, sapendo che in ogni caso un prestatore di ultima istanza ci salverà dalle nostre miserie.

In secondo luogo, deve essere smentita anche il successivo luogo comune, ovvero che grazie al MES, le procedure di ristrutturazione verranno agevolate, se non incentivate.

Tutto ciò ha infatti a che vedere con un aspetto prettamente tecnico, le CACs, collective action clauses. Esse sono clausole, inserite già nel trattato istitutivo del 2012, grazie alle quali in caso di ristrutturazione, si permetterebbe di cambiare i termini di tutto il debito emesso a condizione che tali termini vengano approvati dalla maggioranza dei detentori dei titoli di stato.

Ora infatti il vero dibattito, di esito ancora incerto, si sta incentrando sul modello di CACs da adottare, ovvero le già in vigore dual limbs, le quali prevedono due distinte votazioni, oppure le single limbs, quest’ultime recentemente proposte che consentirebbero di attuare un accordo con i creditori tramite una singola votazione.

La ratio di tale misura va ricercata nell’esigenza di accelerare le procedure di ristrutturazione a vantaggio di tutti, e in particolar modo di tenere alla larga i fondi avvoltoi, che come nel caso dell’Argentina si opposero al processo di ristrutturazione del debito aggravandone una pacifica ed indolore via di uscita.

Per non arrischiare la pazienza dei miei quattro lettori, a cui va tutta la mia stima, sarà meglio non addentrarci troppo nelle implicazioni che la riforma del MES avrà sul sistema bancario.

Mi permetterò dunque solo una breve allusione. Infatti, come è ben risaputo al nostro fantomatico fondo salva-stati, viene spesso imputato di essere uno strumento per salvare le banche tedesche con soldi italiani.

Ecco si badi bene che al di là delle Alpi, l’accusa mossa è uguale e contraria, ossia le banche italiane salvate con i soldi tedeschi. Già a questo punto dovrebbe essere chiaro come una certa retorica dei leader sovranisti nostrani, operi senza logica ma non senza grande malafede. Si ricordi infine che in Italia, il nostro sistema bancario detiene la bellezza di 400 miliardi circa di debito pubblico, un’elevatissima quantità che in caso di ristrutturazione metterebbe in difficoltà un sistema bancario che forse ha troppo flirtato con una certa politica colpevole di aver trascinato il paese verso la situazione attuale. Questo potrebbe già bastare, forse, per suscitare qualche perplessità sui motivi che stanno dietro le resistenze che il nostro sistema paese ha evocato in merito ad una riforma che da ben più di un anno e mezzo viene discussa nelle sedi europee.

È altresì chiaro come mai un paese che nel prossimo triennio raggiungerà il livello del 140% sul rapporto debito/PIL, non sia possibile continuare ad addossare le fragilità nazionali all’Unione Europea, prassi ormai pacifica presso la nostra classe dirigente.

Un debito pubblico pari a 2400 miliardi quindi, ancor prima che questione politica ed economica è una questione morale. Troppo a lungo la filosofia che ha guidato il nostro paese ha avuto come obbiettivo il “pasto gratis”, il conto ci potrebbe essere presto presentato e l’opzione alla romana questa volta non ci sarà concessa.

I nostri partner europei hanno realizzato un sofisticato meccanismo con cui al nostro paese non sarà possibile trascinare nel fallimento collettivo tutto il continente. La ristrutturazione del debito così pensata infatti, permetterà ad ogni paese di avere un’assicurazione capace di evitare il disastro pubblico, senza dover soggiacere di volta in volta ai singoli ricatti a seconda del momento e della congiuntura politico-economica.

Così facendo l’Unione Europea chiede ad ogni stato di assumersi le sue responsabilità.

A questo punto va precisato, che da ciò è esente ogni logica punitiva o moralista ma tutt’altro.

Un paese con un debito così elevato, come il nostro, si trova in una situazione di generale immobilismo politico.

Senza margini di manovra, dettati dalla presenza di un macigno di 2400 miliardi di debito pubblico, nessuna politica volta ad ammodernare il paese e rilanciarlo può sperare di vedere la luce.

Pertanto, mi permetto di suggerire che le polemiche senza costrutto fiorite in questi giorni attorno al MES, con tale veemenza dovrebbero essere invece dirette verso l’incuria e l’irresponsabilità con cui le classi dirigenti di questo paese hanno condotto la cosa pubblica. La Res Pubblica.

Concludendo nella speranza that it won’t be just a MES, ma un’occasione per il nostro paese di riabbracciare una finanza pubblica virtuosa, vi lascio con questo augurio o speranza, dir si voglia.

Lascia una risposta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.