eurovicenza

Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Politica interna

La crisi d’agosto

La nostra Repubblica non ha mai assistito ad un agosto così impegnativo come quello di quest’anno. Piena di colpi di scena e rivelazioni, la crisi del governo giallo-verde merita di essere ripercorsa passo per passo.

Sin dalla sua instaurazione, l’esecutivo formato dalla Lega e dal M5S non convince. I due partiti, consapevoli delle loro divergenze, decidono di sedersi attorno a un tavolo e creare un unico programma di governo che li metta d’accordo sui principali temi: nasce così il contratto “del governo del cambiamento” che, come suggerisce il nome, ha come obiettivo quello di discostarsi il più possibile dai precedenti governi guidati dal Partito Democratico. Già dopo poche settimane però, i due partiti cominciano a soffrire questa alleanza: volano insulti da una parte all’altra e si litiga proprio su quel programma che entrambi avevano appena firmato. Passano i mesi, e uno scossone arriva lo scorso 26 maggio, giorno in cui si tengono le elezioni per formare il nuovo Parlamento Europeo. I risultati parlano chiaro: in Italia il partito che trionfa è la Lega, mentre il M5S viene sotterrato dagli elettori. Matteo Salvini però, che al tempo è Ministro degli Interni e leader indiscusso di questo governo, dice di non voler farsi distrarre troppo dai risultati delle elezioni, e dichiara più volte la sua intenzione di proseguire la sua attività fino alla fine della legislatura a patto che il M5S “la smetta di dire sempre di no a tutto e cominci a dire qualche sì”.

Il vaso trabocca lo scorso 7 agosto, quando in Senato si devono votare una serie di mozioni relative alla Tav e per l’ennesima volta il M5S ribadisce di essere contrario al progetto mentre la Lega vota a favore della prosecuzione dei lavori. Così il giorno successivo Salvini dichiara apertamente la volontà di tornare alle urne in quanto, dice, non c’è più una maggioranza in Parlamento, e presenta in Senato una mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte. A questo punto si apre tutta una serie di ipotesi su ciò che potrebbe succedere. Le strade sono essenzialmente due: o si indicono nuove elezioni per capire quale sia la volontà del popolo, o si crea una nuova maggioranza per portare a termine la legislatura. Intanto il Senato boccia la proposta della Lega di votare la mozione di sfiducia per Conte, e viene fissata la data del 20 agosto per le comunicazioni del Presidente del Consiglio a Palazzo Madama. Questa giornata segna la resa dei conti. Con un discorso lungo un’ora, Giuseppe Conte si toglie tutti i sassolini dalla scarpa, e fa una critica durissima a Salvini, sembrano quasi le ramanzine di un padre al figlio. Lo accusa di mancanza di cultura costituzionale e di senso delle istituzioni, di opportunismo politico, nonché di essere pericoloso per il Paese. Al suo prediletto Luigi di Maio invece Conte non fa nessuna critica, se non quella di essersi fatto trasportare troppo dai sondaggi. Infine, il premier dichiara che in serata si recherà al Colle per rassegnare le sue dimissioni. La crisi di governo è ufficialmente aperta.

Il giorno seguente, il Presidente della Repubblica inizia il primo giro delle consultazioni e, alla fine della giornata, comunica che alcuni partiti gli hanno fatto sapere di aver iniziato un confronto per costruire una nuova maggioranza in Parlamento. Questi sono il M5S e il Partito Democratico, che fino a qualche giorno prima avevano negato che avrebbero mai potuto governare insieme. Nei giorni successivi, però, i due partiti si confrontano, e fino all’ultimo nessuno sapeva cosa sarebbe successo. In alcuni momenti sembrava che avessero trovato un punto d’incontro, in altri sembrava che mollassero tutto. Zingaretti, il segretario del Pd, ha più volte espresso la necessità di discontinuità rispetto al governo precedente, bocciando inizialmente l’ipotesi di un Conte-bis, per poi cambiare idea quando ha capito che sul ruolo di Conte il Movimento non avrebbe mai ceduto. E infatti, il 29 agosto il Presidente Mattarella ha incaricato Giuseppe Conte di formare il nuovo governo, il quale è stato presentato lo scorso 4 settembre quando il premier ha sciolto la riserva dichiarando che i due partiti hanno creato un “programma che guarda al futuro”. Dopo aver giurato dinanzi al Capo dello Stato, ieri, lunedì 9 settembre, il governo Conte II dovrà superare la prova della fiducia alla Camera.

Lascia una risposta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tema di Anders Norén