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Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Cultura, Diritto

La Germania e la tentazione nazionalista

La Corte costituzionale tedesca continua a dimostrare ostilità al progetto europeo e simpatie per una possibile riedizione dello Stato nazionale. Le sue sentenze sembrano riflettere nostalgie coltivate da una parte considerevole della classe politica

La politica tedesca continua a cercare riparo all’ombra della sua Corte Costituzionale. Lo aveva fatto nel 2009, quando doveva ratificare il Trattato di Lisbona e assecondare un altro piccolo passo nel processo di integrazione. Quando il testo è arrivato nell’aula parlamentare, alcuni partiti hanno espresso perplessità sulle leggi di approvazione e si sono rivolti per una valutazione alla  Corte, che ha sede a Karlsruhe ai confini con la Francia. Questa non si è fatta pregare e conformandosi all’orientamento già espresso in occasione del Trattato di Maastricht del 1992, ha ribadito che nei principi fondamentali dell’ordinamento tedesco vi è un nocciolo duro di valori che non può essere violato da norme esterne. Con una formulazione molto articolata ed in parte astrusa, ha messo in dubbio la capacità del sistema europeo di rappresentare adeguatamente gli interessi dei cittadini tedeschi arrivando sentenziare che, ove questi fossero messi a rischio, la Germania non potrebbe ulteriormente far parte dell’Unione. Questa elaborazione in punta di diritto è stata interpretata come un “semaforo arancione”, che ha criticato il Trattato senza impedire la ratifica. Il Parlamento tedesco lo ha infatti approvato richiamando tutte le condizionalità espresse e ponendosi anch’esso in una ambigua terra di mezzo tra sovranità statale e sovranità europea.

Lo scorso 5 maggio la Corte ha ripetuto il suo mantra. Investita da un ricorso sul quantitative easing di Mario Draghi, ha criticato la politica di acquisti di titoli di debito statale della Bce e assieme a questa anche la sentenza di due anni prima della Corte di Giustizia Europea, che l’aveva avallata. Ma non si è limitata a questo. Ha anche accusato il Governo e lo stesso Parlamento di non aver difeso gli interessi del popolo tedesco, che è stato danneggiato dai tassi troppo bassi applicati dalla Bce a vantaggio di altri Paesi fortemente indebitati e costretti a ricorrere continuamente al mercato finanziario, come l’Italia. Ha chiuso il suo ragionamento, sostenendo ancora una volta che l’Unione non può essere investita di poteri propri e che la sua legittimazione risiede nel mandato conferito dagli Stati membri. Senza questo non potrebbe operare e pertanto tutte le sue decisioni dovrebbero prevedere il coinvolgimento di Governi e Parlamenti degli Stati nazionali, nei quali unicamente risiederebbero i titoli di rappresentanza popolare e democraticità.

In sintesi, la dottrina della Corte ha sposato senza tentennamenti l’ideologia dello Stato-Nazione, intesa come baluardo dell’identità di un popolo entro un determinato territorio. Questi due termini ricorrono nella cultura giuridica non solo tedesca, ancor oggi portata a considerarli sinonimi  tanto nelle sentenze quanto in letteratura. Li hanno usati con scarsa consapevolezza gli stessi federalisti nella prima metà del secolo scorso, quando avevano raccolto molti consensi in tutta Europa con la loro linea pacifista. Allora erano impegnati a denunciare gli Stati nazionali per le responsabilità che avevano avuto nelle grandi tragedie del ‘900 e non andavano troppo per il sottile. La distinzione è emersa grazie a studi di poco successivi, tra cui quelli di Mario Albertini succeduto ad Altiero Spinelli alla guida del nostro Movimento e autore de Lo Stato Nazionale pubblicato nel ’58. In questo lavoro, ci segnala che l’idea di nazione ha cominciato a profilarsi nel tardo medioevo, quando alcuni gruppi sociali soprattutto mercantili sono usciti dalla cerchia comunale e hanno avvertito la necessità di definirsi in modo confacente alla loro nuova condizione. E’ nato in questo modo un primo embrione di sentimento nazionale corrispondente ad affinità di culture ed interessi in territori sempre più vasti, che si è fatto valere prima in Paesi come l’Inghilterra dove l’esperienza comunale era stata relativamente insignificante e più tardi in Italia dove invece era stata molto forte. Lo Stato è comparso in un secondo momento come organizzazione politico-amministrativa di queste nuove pulsioni, di cui ha cercato di forzare l’omogeneità territoriale, linguistica, religiosa, in modo da arrivare ad un unicum identitario. La massima espressione di questo processo si è avuta con la rivoluzione francese e con la Dichiarazione dei diritti del 1789, per la quale “il principio di sovranità risiede essenzialmente nella nazione”.

Lo Stato-Nazione ha quindi una sua legittimazione storica e per secoli è riuscito ad organizzare le popolazioni, favorendone la convivenza civile e lo sviluppo economico. Ma questa sua funzione è finita da tempo. Negli ultimi decenni la rete di interessi economici, finanziari, culturali, scientifici si è estesa a livello globale e gli Stati nazionali hanno perso gran parte della loro sovranità. Ribadendola, ingannano i loro cittadini e scadono nel nazionalismo. Persistono invece sentimenti nazionali come attaccamento a tradizioni consolidate, che non possono essere umiliati e devono trovare nuove espressioni istituzionali. Il federalismo dà risposta a questa nuova condizione storica, proponendo diversi livelli di sovranità. Partendo dal basso, ogni istituzione (Comune, Regione, ecc..) deve occuparsi di ciò che è in grado di fare e affidare le funzioni eccedenti le sue capacità ad una di livello superiore, ad essa collegata. E’ il principio di sussidiarietà, da cui discende una corrispondente nozione multilivello di cittadinanza. In concreto, l’Unione deve occuparsi di politica estera, difesa, sicurezza, grandi scelte economiche, movimenti migratori, materie queste sfuggite al controllo dei singoli Stati. A questi ultimi compete tutto il resto, senza alcuna confusione tra i due livelli di sovranità e cittadinanza.

La Germania ha accolto in Costituzione il principio di sussidiarietà ed è uno Stato federale dal 1949. Gliel’hanno imposto le forze alleate, che non volevano si ricostituisse come Stato unitario e comprende oggi 16 Lander, che riflettono le sue diversità territoriali: da quelli centro-settentrionali, che sono un lascito dello smembramento del Regno di Prussia e sono stati esposti all’influenza della riforma protestante, fino a quelli meridionali come la Baviera, che ha una storia diversa ed una forte presenza cattolica.

La pervicace ostilità dei giudici costituzionali al progetto europeo è incomprensibile, se non si considera che sono di nomina parlamentare e non si sposta l’attenzione dal piano giuridico a quello politico. Parte considerevole della classe politica tedesca coltiva forse nostalgie che non può confessare e preferisce affidare alle sentenze redatte a Karlsruhe, dove la solidarietà non è di casa. E’ mancata in passato e manca adesso, nel pieno di un’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio intere popolazioni dentro e fuori l’Europa. Nell’immediato non produce effetti concreti. Ma è una bomba ad orologeria e potrebbe esplodere al momento di rendere operativo il sistema di aiuti, che le diplomazie stanno faticosamente cercando di costruire a Bruxelles.

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