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Cultura, Politica estera

La trappola di Tucidide

Le tensioni fra gli Usa e la Cina ricordano quelle tra Sparta ed Atene, sfociate nella guerra descritta da Tucidide. Ma non è detto che l’esito sia lo stesso, se raziocinio e responsabilità prevarranno su orgoglio e ambizione

Tucidide è un nome familiare alle generazioni che stanno sui banchi di scuola, o li hanno da poco abbandonati. Non è estraneo nemmeno a quelle che li hanno abbandonati da molto, anche se possono aver bisogno di aprire qualche vecchio libro o di compulsare internet per ricordare che nella Guerra del Peloponneso ha dato un dettagliato resoconto del sanguinoso conflitto scoppiato nel V secolo tra le principali città greche.

Se ne è ricordato Graham Allison,  professore emerito di scienze politiche ad Harvard, quando ultrasettantenne ha pubblicato una corposa analisi delle tensioni in atto nei diversi quadranti internazionali (Destinati alla guerra, Fazi Editore 2018). Nelle prime pagine confessa di essersi iscritto quand’era giovane matricola ad un corso di greco antico e di aver così potuto leggere in lingua originale l’opera di Tucidide, che il suo professore considerava il primo storico capace riportare i fatti com’erano realmente accaduti, un vero e proprio pioniere di quella che oggi chiameremmo realpolitik o realismo delle relazioni internazionali. E’ stato infatti un generale che si è trovato nel bel mezzo dei contrasti fra Atene sua città natale e Sparta e ne ha raccontato la storia dal di dentro, lasciandoci un’opera ancor oggi letta da studiosi e diplomatici.

Siamo nell’età di Pericle, che tenta in tutti i modi di evitare il conflitto. Ma le città stato, dopo aver essersi difese vittoriosamente dall’invasione delle armate persiane ed essere convissute in armonia per alcuni decenni, si aggrediscono in una sanguinosa guerra intestina. Com’è potuto accadere? Tucidide non si accontenta delle risposte più ovvie e non dà molta importanza al fallimento delle trattative diplomatiche, alle molte ripicche, agli incidenti e ad altri segni premonitori. Mette invece al centro della sua attenzione una specie di forza gravitazionale, che le ha portate alla collisione: l’inarrestabile ascesa di Atene ed il timore di Sparta di perdere il suo storico predominio nella regione. Allison chiama questa forza una trappola, nella quale vanno a finire le due maggiori potenze dell’epoca. La trappola di Tucidide.

Vi sono cadute diverse altre civiltà, in epoche successive. Il caso da manuale è quello orchestrato nella seconda metà dell’800 da Bismarck per riunificare i principati di lingua tedesca a danno della Francia, al tempo egemone in Europa. All’inizio di quel secolo, la Prussia era una realtà marginale in termini di popolazione, economia, potenza militare. Ma nel 1864 prevalse sulla Danimarca e un paio di anni dopo sull’Austria. Riorganizzò quindi il proprio esercito e cominciò a coltivare ambizioni espansionistiche. Con una mossa tattica pretese di mettere sul trono di Spagna un Hohenzollern e Parigi, ferita nell’onore e timorosa dell’accerchiamento, dichiarò guerra. La perse a Sedan, Napoleone III fu costretto all’esilio e Guglielmo I si incoronò Imperatore del secondo Reich nella reggia di Versailles. Altro caso emblematico è la guerra per il dominio dei mari scoppiata alla fine del XVII secolo fra i Paesi Bassi e l’emergente Inghilterra. Allison ripercorre una dozzina di rivalità finite male per il medesimo meccanismo più psicologico che politico, che si mette in moto quando il potere costituito considera le pretese del nuovo arrivato come una provocazione da castigare. Volendo usare la lingua dei greci, alla hybris di questo risponde con la paranoia.

Ma non sempre è andata così. Negli ultimi 500 anni, almeno quattro casi di contrasti fra potenze emergenti e dominanti non sono sfociati in guerra. Uno di questi si è verificato tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI, quando la Spagna è riuscita a eguagliare e a superare il Portogallo quanto a potenza marinara e coloniale, grazie alla scoperta di Colombo e al sostegno che gli aveva dato Isabella di Castiglia. Fu decisiva allora la mediazione di Papa Alessandro VI, che propose una spartizione del globo per zone di influenza accettata da entrambe le parti dopo faticosi negoziati.

L’esempio è utile per intendere correttamente la trappola di Tucidide. E’ una dinamica che prospetta il pericolo di una guerra, ma non porta necessariamente a questa. Allison l’ha solo esplorata senza ricavarne una legge e l’ha anzi proposta al pubblico dibattito ancora nel 2015, con un articolo su Atlantic, autorevole rivista americana di geopolitica, che ha anticipato il libro. Ricostruendo 16 casi storici, ha voluto porre il quesito se l’escalation fra Usa e Cina possa risolversi pacificamente, o se posizioni troppo rigide possano farla degenerare in un conflitto armato, come risulta chiaramente dal sottotitolo (Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?).

Difficile trovare due Paesi tanto diversi. Gli Usa hanno una storia rivoluzionaria che ha trasmesso valori di libertà ed inclusione consacrati nella Dichiarazione di indipendenza di fine ‘700, considerandoli inalienabili e universali. La Cina moderna è nata a metà del ‘900, quando il Partito unico è giunto al potere ed ha instaurato un regime autoritario ed esclusivo. Come la popolazione americana è il risultato di immigrazioni progressive, quella cinese è riservata ai cinesi. In caso di conflitto, i cinesi cercano la vittoria attraverso una serie di mosse incrementali di tipo psicologico e politico, mentre gli americani, come tutti gli occidentali, tendono ad esaltare l’importanza degli scontri decisivi e degli atti di eroismo. Insomma, senza far l’elenco delle differenze, le due culture sono molto distanti e se hanno una cosa in comune è uno smisurato senso di superiorità oggi impersonato dai rispettivi leader.

Sia Xi Jinping che Donald Trump sono infatti mossi dalla medesima ambizione di rendere grande il proprio Paese. Ognuno dei due identifica l’altro come un ostacolo ai propri disegni, si vanta delle proprie capacità di comando, si ritiene depositario di una missione storica. Il conflitto è pertanto evidente. Una volta che la Cina sarà riuscita ad integrare i Paesi limitrofi nella più vasta area di prosperità asiatica, per gli Usa sarà impossibile mantenere in quel quadrante il ruolo avuto finora. Se questo avverrà, la dinamica di Tucidide andrà intensificandosi ed il rischio di guerra diverrà concreto. A quel punto non resterà che affidarsi al destino. Però il destino, conclude Allison, distribuisce solo le carte e lascia a noi il compito di giocarle nel modo migliore, consegnandole nelle mani di chi ha le redini del comando e deve rispondere del suo operato all’umanità e alla storia.

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