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Politica interna

L’isolamento italiano in Europa

Giunge l’ora del rinnovo anche per la cara Unione alla fine, cambiano i volti, la forma ma non la sostanza, le nostre istituzioni si tingono di rosa.

Ebbene sì, la Commissione e la BCE saranno nelle mani di due donne, dall’aspetto deciso e determinato, che sia solo apparenza ora non è dato di saper.

Alla Commissione europea infatti si piazza Ursula von der Leyer, precedentemente ministro della difesa nel governo Merkel e insieme alla cancellirera dal lontano 2005.  Von der Leyer, quindi spezza il tabù, della leadership tedesca nella politica europea.

Per quanto riguarda invece la successione dell’italiano Mario Draghi alla BCE di Francoforte, archiviando le speranze della Bundesbank e del falco Jens Weidmann, viene eletta Christine Lagarde, già direttore del Fondo Monetario Internazionale.

Christine Lagarde, scelta dopo un abile lavorio diplomatico del presidente Emmanuel Macron, segna un successo di compromesso tra Berlino e Parigi, mantenendo l’istituto bancario di Francoforte sotto una tutela francese.

Per ciò che riguarda il Parlamento europeo, la sua presidenza spetta infine ad un italiano, il democratico David Sassoli. Eletto quest’ultimo più per una necessità di pesi e contrappesi tra socialisti e popolari nell’aula del parlamento, Sassoli rappresenta la quota italiana, di un paese troppo grande per non contare, ma troppo isolato per trattare le sue nomine.

Lo dimostra, il voto contrario della Lega alla candidatura italiana proposta dai socialisti, e la libertà di coscienza del Movimento 5 Stelle, lasciata ai deputati europei sulla sua elezione.

 Segno che nelle istituzioni europee, il cordone sanitario, volto ad escludere i sovranisti tiene ed isola al contempo le forze di governo italiane, abile successo, si fa per dire, autoindotto, questo sì della politica nostrana.

Alla Spagna invece, viene assegnato l’Alto rappresentante per la politica estera, nella persona di Joseph Borrell, successo portato a casa dal premier socialista Pedro Sànchez, cifra della nuova importanza della penisola iberica nella politica europea.

Diranno i malevoli, sostituto capace di rimpiazzare l’Italia nei futuri assetti comunitari.

Insomma l’Italia mantiene solo lo scranno più alto del Parlamento europeo, vedendo andar via il un fuori classe come Mario Draghi e l’Alto rappresentante alla politica estera, Federica Mogherini.

D’altra parte era impensabile che al nostro paese venissero riconfermate un numero di cariche così elevate in seno all’Unione, a riprova del fatto che l’Italia non può che contare, se non si isola come dimostrarono i precedenti esecutivi.

Per ciò che riguarda l’attuale governo Conte, il giudizio resterà ambiguo visto i risultati. La nomina della tedesca von der Leyen alla Commissione, infatti potrebbe segnarne una svolta rigorista, linea poco gradita si potrebbe pensare, per un paese, come il nostro che ha da poco scampato una procedura d’infrazione.

E tuttavia pare proprio che la nostra diplomazia, abbia contribuito a silurare candidati più solidali con le difficoltà italiane, quali il socialista, Frans Timmermans, inviso al blocco orientale dell’Unione e la liberale Margrethe Vestager.

Insomma l’Italia questa volta ha deciso di proporsi per negazione, rifiutando un approccio collaborativo con i suoi partner strategici, cercando magre consolazioni in futuri portafogli economici in seno alla ventura Commissione, ormai nelle mani di un falco del rigore, al cui confronto Wolfgang Schauble pare più simile ad una colombino, in materia fiscale.

L’Italia pertanto si conferma, incapace di giocare un ruolo di peso negli assetti venturi, stante inoltre l’isolamento delle sue forze di governo nelle stanze di Bruxelles, con i sovranisti della Lega salviniana marcati a vista ed incapaci di far nascere un gruppo parlamentare da più di 150 deputati, capace di spostare assetti ed equilibri rilevanti o rilevabili.

A ciò si aggiungano i deputati pentastellati che autodefinitesi ago della bilancia della prossima politica europea, ora devono cercare il medesimo ago nel pagliaio di ininfluenza in cui si sono auto-confinati, incapaci pure di entrare in qualsiasi gruppo al Parlamento europeo.

Insomma il nostro paese questa volta ha giocato male le sue carte, senza una leadership chiara e capace ci è toccato subire l’iniziativa dei nostri partner franco-tedeschi e al netto di tutte le divisioni l’Italia non ha ancora dimostrato di capire che il suo futuro è in Europa e non altrove, e che nessun rublo comprerà mai la sicurezza della nostra Unione europea.

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