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Politica interna

Ma chi ha vinto in Irlanda? – Analisi del fenomeno Sinn Fein

In Irlanda ha vinto le elezioni politiche Sinn Fein. Ha ottenuto quasi 250 mila voti in più di 4 anni fa. Un risultato incredibile che cambia la geografia politica del Paese celtico, mettendo fine a un duopolio politico centenario tra due partiti di centro come Fine Gael e Fianna Fail.

L’elemento più interessante di questo successo, però, è la difficile identificazione di questo movimento negli schemi sempre più omogenei della nuova fase politica europea. Sinn Fein è cresciuta elettoralmente principalmente grazie alle battaglie a tutela dei diritti civili e sociali. In merito ai primi è stata in prima linea a favore del matrimonio egualitario, dell’introduzione dell’aborto e per la semplificazione del divorzio. In quanto ai secondi, Sinn Fein ha proposto una politica a tutela del diritto alla casa, la riduzione dell’età pensionabile e politiche a tutela dell’infanzia e della maternità di livello scandinavo.

Allo stesso tempo, però, votare Sinn Fein nella Repubblica d’Irlanda è qualcosa di rivoluzionario. È votare quello che fu il braccio politico dell’IRA, il movimento terroristico causa di una strisciante e lunga guerra civile nell’Irlanda del Nord. In tal senso, quindi, Sinn Fein è un partito storicamente e indiscutibilmente nazionalista. Il più nazionalista della Repubblica e quello che ha sempre voluto strenuamente l’unità dell’isola.

Come considerare, quindi, il successo di Sinn Fein nell’ottica della linea di frattura tra nazionalismo e federalismo che oggi più che mai è la linea di frattura che divide i sistemi politici europei? La risposta è difficilissima. Sinn Fein è sicuramente un partito nazionalista – dato che vuole l’unità irlandese – e populista, dato che tende a sottovalutare l’impatto economico delle proprie proposte politiche in ambito sociale. In questo assomiglia a diversi movimenti nazionalisti dell’Est e del Sud Europa (in Italia, alla Lega di Borghi e Bagnai). Ma allo stesso tempo è stato il partito alfiere della rivoluzione progressista dell’Irlanda che in pochi anni ha approvato una delle legislazioni più liberali del mondo dopo essere stato il Paese più conservatore dell’Europa occidentale per tutto il novecento. In questo assomiglia moltissimo ai partiti di “centro radicale” come En Marche o alle frange più libertarie dei partiti socialdemocratici, verdi e socialisti nel resto d’Europa.

Questo duplice aspetto di Sinn Fein è fotografato anche dalla distribuzione del voto. Il Partito di Lou MacDonald (unica leader donna tra i principali partiti irlandesi) raccoglie la maggior parte dei suoi voti nelle aree urbane (Dublino e Cork) e nelle contee di confine con l’Irlanda del nord. Nel primo caso si percepisce il suo essere un movimento progressista. Nell’altro si capisce il suo essere un movimento nazionalista.

Ora si dovrà capire se Sinn Fein entrerà nelle stanze di governo oppure se i due principali partiti irlandesi che si detestano su tutto troveranno il modo di governare insieme.

L’entrata o meno di Sinn Fein al governo sarà decisiva per diversi aspetti della politica europea. In primo luogo bisogna capire se questo produrrà un’accelerazione di un percorso comunque sempre più possibile come conseguenza di Brexit, ossia quello dell’unità irlandese. Possibile se non altro per ragioni di comodità dal punto di vista della politica commerciale e del mercato comune. E l’unità irlandese – come l’indipendenza scozzese -, anche se figlie di una volontà di vincere il giogo inglese, possono essere ascritte a una vittoria del percorso di integrazione europea oppure – come accade già ora con i paesi dell’Europa centro-orientale – l’Irlanda del futuro (e la Scozia del futuro, nel caso) diverranno dei grandi freni ad ogni progetto federale nel continente?

In secondo luogo Sinn Fein al governo potrebbe essere una rivoluzione notevole anche per le politiche fiscali irlandesi, notoriamente molto generose nei confronti delle grandi multinazionali che vogliono avere un approdo sicuro per commerciare nel continente pagando poche tasse. Per finanziare le generose politiche sociali che intende portare avanti Sinn Fein dovrà considerare una tassazione diversa per queste grandi società? Se si, questo che conseguenze avrà per l’Irlanda e per la politica fiscale dell’Unione? Sinn Fein porterà/porterebbe l’Irlanda fuori dalla coalizione dei Paesi del Nord guidata dal primo ministro olandese Rutte che ostinamente si batte per un bilancio europeo il più piccolo possibile, per una difesa strenua delle politiche fiscali pro-business dei Paesi settentrionali e per una strenua opposizione a Eurobund o altre misure di bilancio federali? O, invece, prevarrà il suo background nazionalista?

Sono domande sul futuro dell’Europa e dell’Irlanda, figlie del successo del partito che è allo stesso tempo più nazionalista, più socialista e più progressista della Repubblica dell’Arpa.

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