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Diritto, Politica interna

Perchè la Polonia determinerà il futuro dei principi dell’Etat de Droit in Europa

Nell’ultimo periodo si sono succeduti eventi molto rilevanti nella prospettiva europea, rimasti però incredibilmente in secondo piano, nonostante le ripercussioni che gli stessi potranno avere nel prossimo futuro. 

Fatto numero uno: Donald Tusk, presidente uscente del Consiglio Europeo (o Consilium, l’organismo che riunisce tutti i leader degli stati membri dell’Unione Europea) è stato eletto presidente del Partito Popolare Europeo. 

Ex presidente del consiglio polacco, ed uno dei maggiori esponenti del partito liberale Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska; abbreviato in PO), attualmente all’opposizione, ha sempre dimostrato una forte avversione per i partiti populisti e tendenzialmente liberticidi, tra cui va fatto rientrare anche il partito Diritto e Giustizia (in polacco: Prawo i Sprawiedliwość – PiS), attualmente partito di governo.

Oltre a PiS, altro partito che si sta dimostrando antieuropeista, sovranista ed estremista, è l’ungherese Fidesz – Unione Civica Ungherese (in ungherese: Fidesz – Fiatal Demokratàk Szovetsége), partito che è riuscito a determinare forti cambiamenti nell’assetto democratico e costituzionale ungherese, limitando od eliminando i checks and balances legati al potere legislativo ed esecutivo, a scapito di quello giudiziario.

Bene. Sia Fidesz che PO attualmente appartengono al più medesimo partito europeo, il PPE (Partito Popolare Europeo), il maggior agglomerato politico presente all’interno del Parlamento Europeo. Ai meno esperti verrà in mente di chiedersi per quale assurda ragione forze politiche cosí differenti condividano lo stesso spazio nel PE. La risposta non è scontata, anzi. Fino a quest’ultimo periodo, all’interno del PPE si è cercato di lasciare spazio a tutti, tentando di aumentare il più possibile l’inclusività di questo partito, a scapito di una certa coerenza valoriale.

L’elezione di Tusk, però, potrebbe segnare un cambio di passo. Come già avvenuto, quest’ultimo ha infatti dichiarato che il partito Fidesz, assolutamente antieuropeo, sia incompatibile con i principi fondanti del PPE e, pertanto, si dovrà pianificare un’espulsione dello stesso. 

Una scrematura delle forze che compongono il PPE potrà senza dubbio giovare all’incisività che questa forza potrà dimostrare. Su questa linea, il neo presidente si è peraltro espresso anche nel merito di una possibile adesione del partito Lega (Nord?) con Salvini allo stesso PPE, tant’è che lo stesso Tusk ha dichiarato di avere “tanta immaginazione però ci sono dei limiti”. 

Altro grande player determinante (in questo caso negativamente) per la diffusione dei populismi in Europa e il leader di PiS Jarosław Aleksander Kaczyński, grande leader ed esperto conoscitore della politica nazionale polacca. Grazie alla sua guida, Kaczyński, facendo leva sui voti “rurali” della popolazione, è riuscito ad ottenere una quota maggioritaria dei consensi negli ultimi mandati elettorali, perfezionando un controllo sulla maggior parte degli organi dello stato polacco a dir poco impressionante. 

Nel segno di tali successi, PiS ha ottenuto ben il 43 per cento dei voti per l’elezione dei deputati per la camera bassa del parlamento polacco, garantendo a questo partito il controllo di questa istituzione. 

Anche tenendo conto delle recenti pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha condannato le riforme polacche lesive del potere giudiziario, sarà molto importante monitorare il destino delle politiche accentratrici propugnate da PiS ed il loro impatto sia a livello nazionale che a livello Europeo, e le conseguenti reazioni del PE, di cui il PPE è ancora un attore di rilevanza indiscussa. 

Viva l’Europa!

    “Per un’Europa Libera e Unita”,

Federico Cazzaro

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