eurovicenza

Il blog del Movimento Federalista Europeo – sezione di Vicenza

Frammenti di mondo, Politica estera

Scacco all’Europa

Il processo di integrazione è bloccato da anni e rischia di finire fuori tempo massimo. Intanto nuove potenze autocratiche ed illiberali stanno aggredendo l’Europa, che sembra non accorgersene e rimane ripiegata su se stessa. Nell’attuale vuoto di leadership, bisogna continuare a confidare nel patto atlantico, che ha garantito 70 anni di pace e prosperità. Nonostante Trump

Gli europei sono 500 milioni di persone, che si guardano l’ombelico. Si sono dati un modello di convivenza fondato sui valori della democrazia, della libertà, dei diritti e hanno raggiunto livelli elevati di prosperità. Hanno passato decenni a badare ai propri problemi e non hanno prestato attenzione a quello che stava accadendo nel resto nel mondo, perfino a ridosso dei loro confini. Le classi dirigenti europee pensano di trovarsi ancora al centro del pianeta e di poter condizionarne le sorti, sulla scia dei secoli passati. Sono pertanto finite fuori della storia e sono inadeguate a preparare il nostro futuro.

Questa l’impietosa analisi di Danilo Taino, editorialista ed inviato speciale del Corriere della Sera,  nel suo recente libro (Scacco all’Europa, Solferino 2019). L’Europa non è più ciò che è stata. I grandi imperi costruiti sull’espansione d’oltremare da Inghilterra, Spagna, Portogallo sono scomparsi da tempo ed il processo di decolonizzazione è ormai compiuto. L’ultima volta che è stata al centro dell’attenzione mondiale è stata la sera del 9 novembre 1989, quando in una stanza di un palazzo di Berlino est gremita di giornalisti Gunter Schabowski, portavoce del Politburo della Sed (il partito di unità socialista, che dominava la Ddr), ha annunciato che ognuno avrebbe potuto liberamente oltrepassare il confine e recarsi all’estero senza restrizioni. Era la fine del Muro. Migliaia di berlinesi si sono precipitati a picconarlo quella stessa notte, le guardie dell’est hanno alzato le sbarre e le automobili hanno affollato i check point. Nemmeno un anno dopo, la Germania si è riunificata e nel 1992 l’impero sovietico è imploso, segnando la fine della guerra fredda e del mondo bipolare. Nello stesso anno Francis Fukuyama ha sostenuto con un celebre libro che la storia era finita, la liberaldemocrazia si era imposta a livello planetario e Washington era la sua capitale.

Non era vero. Mentre moriva il vecchio mondo, un altro stava nascendo ed aveva la sua capitale a Pechino. Sul finire del secolo il commercio internazionale faceva segnare una potente accelerazione e la Cina si affermava come polmone manifatturiero del pianeta. I suoi tassi di crescita registravano livelli di tre/quattro volte superiori a quelli dell’occidente ed il lavoro a basso costo attraeva investimenti in una vasta gamma di settori produttivi. Il suo leader del tempo Deng Xiaoping manteneva un basso profilo. Sussidiava le imprese di Stato e riservava a queste  gli appalti per grandi opere pubbliche, ma ammoniva a non esibire i muscoli per non destare allarmi. Maturavano così le condizioni per l’accesso della Cina nel Wto, favorito dagli Usa e da altri grandi partner che avevano tutto l’interesse che giocasse la partita commerciale a carte scoperte e ponesse fine al dumping vendendo all’estero sottocosto.

L’ammissione al tavolo delle trattative del commercio mondiale nel 2001 è stato un passo importante, ma il vero salto si è avuto nel 2014 con l’insediamento di Xi Jinping alla presidenza del partito. Nella sua prima missione europea è venuto a visitare Duisburg, un grande porto tedesco sul Reno di importanza strategica, dal quale si possono raggiungere facilmente molti altri centri economicamente rilevanti. E’ andata ad accoglierlo Angela Merkel, che a sua volta avrebbe ricambiato la visita parecchie volte, a riprova del fatto che voleva fare da sé e non aveva alcuna intenzione di trasformare l’interesse cinese in un progetto europeo. Xi ne ha approfittato e ha intrecciato relazioni separate con i singoli Paesi, a partire dai più deboli. Nel 2016 ha comperato il porto del Pireo da una Grecia in piena crisi e addirittura minacciata da Wolfgang Schauble, potente Ministro delle Finanze tedesco,  di essere estromessa dall’euro.

Nell’ottobre 2017, all’apertura del 19° Congresso nazionale del partito comunista, davanti a migliaia di delegati ha detto che era arrivato il momento di prendere la scena. Ha ribadito la sovranità di Pechino su Hong Kong e Taiwan e ha parlato dell’importanza della nuova via della seta, rendendo esplicite le sue ambizioni di leadership mondiale. Ne abbiamo avuto la prova nel marzo scorso, quando è venuto in Europa accompagnato da uno stuolo di operatori economici ed accolto come un sovrano dai capi di Stato e di Governo dei Paesi interessati dai terminali di trasporto delle merci cinesi. Con l’Italia ha stipulato un criticatissimo memorandum d’intenti, per sviluppare la collaborazione commerciale anche tramite la Aiib, la banca preposta allo sviluppo delle infrastrutture cui partecipano singolarmente diversi Paesi europei, Italia compresa, a fianco della Cina che ne detiene il controllo azionario .

Il libro punta il focus sulla Cina, ma comprende molto altro. Dedica diverse pagine alla Russia, ai suoi reiterati tentativi di dividere l’Unione e alla pressione che può esercitare dosando le forniture energetiche. Analizza in modo preoccupato anche Turchia, Egitto, Medio oriente, per mettere in luce l’incapacità dell’Europa di alzare lo sguardo su quello che le sta accadendo attorno. La ritrae piegata su se stessa, mentre pensa alla difesa dell’euro, all’unione bancaria e fiscale, al debito, ai molti problemi interni che non riesce a risolvere e la rendono incapace di guardare con la necessaria lucidità alle alleanze internazionali, alle questioni di difesa e sicurezza, al mantenimento dei suoi stessi valori di libertà e democrazia.

Taino non ha ricette da proporre e teme anzi che il progetto di integrazione sia finito fuori tempo massimo. Però un monito agli europei lo vuol dare e riguarda gli Usa. Trump sarà anche  inaffidabile, ma non può portarci a sottovalutare il patto atlantico. Abbiamo goduto di 70 anni di pace grazie a questa speciale relazione e alla Nato, che è invecchiata ma rimane uno strumento indispensabile per proteggerci dall’aggressione delle potenze emergenti. Non solo Cina e Russia, ma molte altre con regimi autoritari, illiberali, antidemocratici, che stanno spuntando un po’ ovunque, anche vicino a noi.

Lascia una risposta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tema di Anders Norén